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L’odore della Resina

Resina, film

Una comunità di montagna, le valli del Trentino, un coro di uomini, la lingua cimbra, i cambiamenti climatici, una musicista alla ricerca di se stessa. Ecco gli ingredienti del film Resina del giovane regista Renzo Carbonera, a cui ha dato il proprio patrocinio Legambiente. Una delicata opera prima che esce in sala dopo aver raccolto i favori della critica nei festival di Trento e Montreal e aver vinto il Green movie award. A Resina durante le fasi della lavorazione è stato applicato, per la prima volta, il disciplinare T-Green, il film fund regionale che certifica e premia le produzioni green realizzate in Trentino.

Come mai ha pensato a una protagonista per il suo primo lungometraggio?
Mi hanno sempre affascinato le figure femminili forti, fin dai miei primi cortometraggi La Penna di Hemingway e La Corsa. Resina è ispirato a una storia vera, quella del coro polifonico di Ruda, un coro maschile che da quando è diretto da una donna, Fabiana Noro, è salito ai vertici delle classifiche mondiali.

Ha scelto “Resina” come titolo, perché?
La resina è come una colla, qualcosa che tiene unito. Al tempo stesso è un elemento che richiama il bosco, la montagna. Della resina si ricorda l’odore. Chiaramente è impossibile trasmettere l’odore con un film, ma ho provato ad avvicinarmi il più possibile a questa sensazione. E poi la resina si strofina sull’archetto del violoncello per farlo suonare e la protagonista, Maria, è una violoncellista. Un insieme di suggestioni su più strati insomma.

Sono passati dieci anni dal film di Giorgio Diritti “Il vento fa il suo giro”, una delle opere che segna la nascita nel nostro Paese di un cinema attento alle tematiche ambientali, e che con “Resina” condivide lo sguardo attento alla realtà delle comunità di montagna. A quale cinema si ispira?
Il film di Diritti fa parte sicuramente di un cinema a cui mi ispiro, soprattutto per le atmosfere e i tempi. Poi ci sono alcuni autori scandinavi, o anche il coreano Kim-Ki-Duk, a cui sento di dover molto.

“Resina” è stato il primo film che per la Regione Trentino Alto Adige ha seguito le pratiche del protocollo T-Green. Di che si tratta?
Il cinema viene spesso definito come un grande carrozzone che muove tantissime persone e mezzi, con un grande impatto ambientale. Il Trentino ha dato vita a T-Green, un insieme di pratiche il cui scopo è rendere i film più ecosostenibili. Per esempio allacciandosi alla rete elettrica piuttosto che usando i generatori, utilizzando stoviglie riciclabili, le bici elettriche per muoversi sul set.

L’applicazione di questo protocollo ti ha condizionato nello sviluppo della storia e del film?
Il cambiamento climatico è un tema già presente sullo sfondo della storia di Resina. Usare pratiche ecosostenibili per realizzarlo, più che influenzarne lo sviluppo è stato un vero e proprio fatto di coerenza, e anche di rispetto verso i luoghi e le persone, che ci hanno accolto con ancora maggiore entusiasmo.

E dal punto di vista dei costi che cosa ha comportato?
Applicare il T-Green è uno sforzo puramente mentale perché c’è stata addirittura una riduzione dei costi. Abbiamo calcolato di aver risparmiato il 12/15% sul budget complessivo.

Nuovi progetti ecosostenibili?
Mi sentirei un ipocrita a non proseguire per una strada che abbiamo contribuito a tracciare. E poi anche nel mio prossimo film i paesaggi, il cambiamento climatico, la natura giocheranno un ruolo, che sarà però sempre subordinato a una storia.l

Marino Midena
Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali. come giornalista collabora con diverse testate. lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.

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