Lo Sblocca Cantieri bocciato da Legambiente, Kyoto Club e Wwf

Per le associazioni ambientaliste il provvedimento, così come è stato formulato, rende meno trasparente il settore dei lavori pubblici. Senza le dovute contromisure aumenterà il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata e di pesanti ricadute sui costi economici e ambientali a carico della comunità

Un'immagine di un cantiere aperto

Kyoto Club, Legambiente e Wwf critiche sul decreto Sblocca Cantieri. Le tre associazioni ambientaliste hanno mandato oggi le loro osservazioni e proposte di emendamento ai membri delle Commissioni Ambiente e Lavori Pubblici del Senato che entro martedì 7 maggio, con fretta singolare, dovranno votare il provvedimento.

Dunque, secondo le organizzazioni il decreto legge n. 39/2019 manca il suo obiettivo e rischia di produrre come unico risultato il rendere meno trasparente il settore dei lavori pubblici nell’assegnazione dei lavori e dei subappalti, nella definizione e autorizzazione dei progetti, nella vigilanza sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, con il rischio di pesanti ricadute sui costi economici e ambientali a carico della comunità.

Una delle noti più dolenti riguarda le modifiche introdotte dall’articolo 1 del decreto legge a numerose disposizioni del Codice degli Appalti e quanto stabilito nell’art. 4 e all’art. 5 dello stesso decreto in merito alla re-introduzione dei commissari straordinari per la realizzazione delle infrastrutture prioritarie e alla rigenerazione urbana.

Kyoto Club, Legambiente e WWF denunciano, più in generale, un allentamento delle regole di trasparenza e vigilanza che devono improntare l’azione della pubblica amministrazione e degli operatori economici nel delicato settore dei lavori pubblici del nostro Paese; una sottovalutazione del rigore necessario nell’espletare le procedure autorizzative che garantiscano la piena informazione e partecipazione dei cittadini e la tutela di quei beni culturali, paesaggistici e ambientali, che costituiscono un patrimonio comune irrinunciabile; un ridimensionamento sistematico e ingiustificato del ruolo e delle funzioni di proposta ed elaborazione svolte dall’Autorità Nazionale Anticorruzione-ANAC.

Ciò a cui si andrà incontro con l’approvazione di questo provvedimento è, di fatto, una restaurazione del vecchio ordine. Lo dimostrano la reintroduzione pro tempore (sino al 2021) dell’appalto integrato che affida pericolsamente a un solo soggetto la progettazione ed esecuzione dei lavori, aspramente contestato dagli stessi operatori del settore e dall’ANAC (Autorità nazionale Anticorruzione); la riesumazione, come detto, dei commissari straordinari per le opera prioritarie, che possono operare anche in assenza di un parere espresso dalle amministrazioni di tutela dei beni culturali e paesaggistici e compiere valutazioni ambientali in tempi contingentati, le proroghe sulla quota di lavori da mettere a gara per le concessioni autostradali, l’aumento del subappalto, gli allentamenti dei controlli e della soglia dei lavori a trattativa privata, la destrutturazione delle procedure autorizzative in materia di “infrastrutture strategiche”, con l’eliminazione del doppio controllo in capo al Cipe.

Soluzioni in gran parte già sperimentate in passato, osservano gli ambientalisti, che non sono state un volano per incrementare i lavori ma solo la scarsa qualità delle opere pubbliche, che non hanno prodotto innovazioni di prodotto e di processo e che, anzi, hanno fatto registrare un aumento ingiustificato dei costi e gravi episodi di corruzione e concussione.