giovedì 21 Gennaio 2021

L’Italia perde un arbitrato internazionale

stop ttip e Ceta

L’Italia perde ancora in un arbitrato internazionale. La recente sentenza emessa da tre avvocati commerciali è l’amaro epilogo di una causa intentata dalla società olandese CEF Energia BV al nostro paese presso la Camera di commercio di Stoccolma. La multa è di 10,6 milioni di euro per aver ridotto gli incentivi alle rinnovabili cinque anni fa. L’impresa si è appellata alla clausola ISDS contenuta nel Trattato sulla Carta dell’Energia. L’ISDS (Investor-State Dispute Settlement) è il meccanismo di composizione delle controversie fra investitori e stati presente in molti accordi sul commercio e gli investimenti, tra cui i ben noti TTIP e CETA. Permette alle imprese di un paese contraente di chiedere danni virtualmente illimitati a un altro Stato firmatario se questo – con le sue politiche – ha violato le loro “legittime aspettative” di profitto.

Le cause vengono affidate a tribunali commerciali, retti da pochi professionisti su cui grava l’ombra del conflitto di interessi, che operano fuori dal controllo pubblico. I tribunali di arbitrato si distinguono per un evidente sbilanciamento in favore dei privati: solo le imprese infatti possono avviare una causa, aggirando le corti nazionali del paese ospitante, mentre gli Stati possono soltanto comparire in veste di imputato. Gli “arbitri” vengono remunerati in base alle cause che dirimono, perciò sono invogliati a emettere sentenze che invoglino le imprese a consultarli ancora.

In quest’ultimo caso che ha coinvolto l’Italia, la condanna è arrivata per il taglio retroattivo agli incentivi sul fotovoltaico che l’allora governo Renzi effettuò con il decreto Spalma Incentivi. CEF Energia BV aveva investito in tre distinti progetti fotovoltaici (“Megasol”, “Enersol” e “Phoenix”) nel nostro paese, che hanno beneficiato delle agevolazioni. 

Un altro pericoloso caso ISDS che pende sul nostro paese ai sensi del Trattato sulla Carta dell’Energia è quello che vede la società petrolifera britannica Rockhopper chiedere fino a 350 milioni di euro all’Italia per averle vietato di trivellare entro le 12 miglia marine.

Dopo la Spagna, il nostro è lo Stato più colpito da una scarica di arbitrati internazionali nell’ambito del Trattato sulla Carta dell’Energia e sul finire del 2018 ha perso la sua prima causa: 7,4 milioni di euro da sborsare alla danese Greentech Energy Systems (ex Athena Investments) per aver cambiato la normativa sugli incentivi alle rinnovabili nel 2014. La Carta dell’Energia è in vigore dal 1998 ed oggi conta 48 paesi firmatari in tutto il mondo, più l’Unione europea e la Comunità europea dell’energia atomica. Secondo i dati ufficiali, per 11 volte l’Italia è stata bersaglio di investitori scontenti delle politiche pubbliche, nel tentativo di recuperare denaro grazie alla clausola ISDS contenuta nel trattato.

Secondo l’ultimo dossier della Conferenza ONU sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), nel 2018 sono stati aperti almeno 71 procedimenti, raggiungendo complessivamente quota 942. Si tratta di un record, che potrebbe portare entro la fine dell’anno a sfondare la soglia del migliaio. Sono 117 i paesi finiti alla sbarra almeno una volta nei tribunali arbitrali. Sempre nel 2018, l’UNCTAD ha censito 50 cause arrivate a sentenza: circa il 70% delle decisioni (fra quelle di giurisdizione e quelle di merito) hanno visto trionfare i privati.

La Campagna Stop TTIP Italia ha sempre criticato radicalmente l’ISDS, un meccanismo lesivo della sovranità democratica. Il rischio di compensazioni monetarie troppo alte spaventa infatti molti governi, al punto che la minaccia di un arbitrato può spingerli a rinunciare a legislazioni avanzate e basate sul principio di precauzione. 

Francesco Panié
Giornalista ambientale. per La Nuova Ecologia cura inchieste e approfondimenti su globalizzazione. inquinamento. clima. agricoltura e beni comuni. twitter @francesco.panie

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