«L’Italia non è preparata al rischio sismico»

L’intervista ad Antonio Piersanti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) per fare chiarezza sull’ultima ondata sismica che ha coinvolto il Centro Italia
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«Il rischio sismico è uno dei rischi più grandi per il nostro Paese ma il terremoto non colpisce tutti i giorni e ogni anno e ci si dimentica di lavorare sulla preparazione. Dovremmo essere preparati perché è un problema che riguarda l’Italia in maniera endemica».  A spiegarcelo è Antonio Piersanti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulacanologia (Ingv).

C’è molta polemica oggi sull’effetto combinato sisma e neve. Si poteva fare di più?
La polemica di oggi, quella di breve respiro, è inutile e controproducente: soprattutto per l’effetto combinato di due grosse calamità naturali, il terremoto e l’ondata di gelo. L’Italia vive un enorme problema storico, sostanziale ed è quello della mancanza di preparazione al rischio sismico.

Si parla dell’attivazione della faglia di Campotosto per questo terremoto. Che dati si hanno ad oggi?
Dalle tre scosse più forti del 18 gennaio si sono susseguite oltre 500 scosse. Bisogna fare attenzione: non sappiamo con certezza dati sui volumi sismogenetici interessati dai terremoti di ieri. Con volume sismogenetico si intende la porzione di crosta terrestre direttamente interessata dagli eventi sismici. Si tratta di un’area di più di 50 chilometri e la parte interessata è un’estremità meridionale che non è nuova ad eventi sismici, solo che erano più tenui. Inoltre non bisogna parlare di faglia di Campotosto ma di un sistema di faglie. Ed è il sistema di faglie dei monti della Laga e che comprende anche una parte delle zone di Campotosto. L’individuazione della faglia può essere frutto di ricerche successive per cui servono settimane o addirittura mesi.

Può spiegarci perché è così complicato?
Quando si parla di una faglia, si intende una frattura all’interno della crosta terrestre: più la sequenza è complessa, più è difficile delineare le faglie. E un terremoto può essere generato da una faglia, da un sistema di faglie o da diversi sistemi di faglia.

L’Ingv raccoglie tantissimi dati sul sisma e nell’area delle ultime scosse forti del 18 gennaio che tipo di storico c’è?
Si tratta di un’area ad altissima pericolosità sismica. Abbiamo dati che ci riportano al terremoto del 2 febbraio 1703, magnitudo stimata 6,7. I danni poi a cose e persone spesso sono legati all’antropizzazione delle stesse zone.

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Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi scrive per la rivista, segue l'online e non solo. Interessata ai social media, da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni giornalistiche quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti" e come autrice testi in Rai. È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it