Spandimento di liquami zootecnici, la denuncia di Legambiente all’Ue

I reflui drenati da stalle e porcilaie stanno inquinando suolo, acqua e aria. L’appello dell’associazione ambientalista: “Serve un piano nazionale per fermare gli eccessi degli allevamenti intensivi” / Clima, allevamenti intensivi sotto accusa per le emissioni

Liquami zootecnici da allevamenti intensivi

Da Legambiente arriva la denuncia alla Commissione Ue dello spandimento di liquami zootecnici nella pianura padana. Con la stagione fredda le cisterne di stoccaggio traboccano di liquidi drenati da stalle e porcilaie: milioni di tonnellate di materie fecali e liquidi maleodoranti prodotti dagli allevamenti intensivi, soprattutto di bovini e suini, che stanno inquinando in modo sempre più preoccupante suolo, acqua e aria.   

Nel corso di questo inverno rispetto agli altri anni la situazione sta ulteriormente peggiorare. Tramite una circolare alle Regioni, il ministero delle Politiche Agricole ha autorizzato a fine 2019 l’impiego di liquami anche nei mesi di dicembre e gennaio per venire incontro agli allevatori, andando però contro quanto previsto dalla direttiva europea che stabilisce il divieto di spandimento. Il risultato della decisione del ministero ha portato alla produzione di immensi sciacquoni che hanno formato estese paludi maleodoranti e colature schiumose nei corsi d’acqua della ‘bassa’ padana e in particolare nelle province della Lombardia, la regione più solerte nell’attuazione della circolare ministeriale. Uno degli effetti immediati è stato il repentino aumento dei valori atmosferici del Pm10 nei giorni centrali di gennaio, uno dei periodi di aria più inquinata del decennio.

Dopo aver chiesto invano al ministero di ritirare la circolare, Legambiente ha denunciato oggi la situazione agli uffici della Commissione europea, contestando la violazione di ben quattro direttive, in materia di acque, aria, rifiuti e inquinamento da nitrati. “Gli spandimenti selvaggi che abbiamo descritto nella denuncia alla Ue – dichiara Damiano Di Simine, coordinatore della presidenza del comitato scientifico nazionale di Legambiente – non possono in nessun caso essere spacciati per pratiche agricole: si è trattato di attività di smaltimento di rifiuti pericolosi su vasta scala, avvenuta con il benevolo assenso del Mipaaf, ma con effetti deleteri per la salute e per gli ambienti acquatici. Non siamo più disposti a tollerare pratiche nocive da parte di una zootecnia che, in Pianura Padana, ha passato il limite. Invece di autorizzare sversamenti di liquami, il Mipaaf – continua Di Simine – dovrebbe predisporre con le regioni un programma nazionale di riduzione dell’intensità di allevamento in Pianura Padana, trasferendo le risorse comunitarie a beneficio della zootecnia sostenibile e delle aree interne. Nella prossima programmazione dei fondi europei per l’agricoltura, se davvero si vorranno perseguire le sfide climatiche ambientali della riforma Pac, occorrerà un deciso taglio ai sussidi dannosi destinati agli allevamenti intensivi”.

La situazione nella pianura padano-veneta 

Nel denunciare l’irregolarità della circolare emanata dal ministero delle Politiche Agricole, l’associazione ambientalista ricorda che nelle quattro regioni della pianura padano-veneta si concentra oltre l’85% di tutti i suini allevati in Italia, e oltre i 2/3 di tutti i bovini nazionali. Questa densità di animali allevati, con pochi eguali in Europa, rappresenta in termini di massa biologica l’equivalente in peso di 50 milioni di esseri umani.

Il problema è che, a differenza delle deiezioni umane che vengono intercettate dalle fognature e trattate dai depuratori, per gli animali allevati non c’è alternativa allo spandimento sui campi. La pratica funziona quando le quantità sono appropriate e le colture richiedono fertilizzanti. D’inverno, invece, i liquami diventano un problema tanto per gli allevatori, che vedono riempirsi le cisterne, quanto sopratutto per le popolazioni residenti, che devono sopportare miasmi e inquinamenti, gravi e dannosi per la salute. Basti pensare, infatti, che le deiezioni zootecniche sono all’origine delle emissioni di ammoniaca, gas che si combina con i micidiali NOx per formare sali d’ammonio. Quest’ultimi, a loro volta, compongono fino al 50% del particolato sottile per cui l’Italia è sotto procedura d’infrazione europea “per avere omesso di prendere misure appropriate per ridurre i periodi di superamento”. A essere danneggiata è anche l’acqua in quanto i composti azotati in eccesso sono all’origine dell’inquinamento da nitrati di fiumi, canali e falde acquifere da cui attingono pozzi e acquedotti.

Alla luce di questa situazione complessa, Legambiente torna a lanciare anche un appello sull’impatto degli allevamenti intensivi. Per l’associazione ambientalista è necessario favorire con decisione la riconversione degli allevamenti intensivi verso progetti che riducano significativamente le densità degli animali per superficie e rispettino il benessere animale, comprese le esigenze etologico/ambientali delle diverse specie allevate.

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