L’inquinamento dell’aria uccide

È il “fattore di rischio maggiore” delle malattie non trasmissibili. L’Oms evidenzia che il 7% delle morti avviene in bambini e ragazzi sotto i 15 anni e la polmonite è la principale causa di mortalità tra i minori con età inferiore ai 5 anni
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foto di traffico veicolare

L’inquinamento dell’aria uccide, nel mondo intero, 7 milioni di persone. Più decessi prematuri degli incidenti automobilistici 1,3 milioni di persone. Ieri, 2 maggio, l’Organizzazione mondiale della sanità (http://www.who.int) ha pubblicato il più completo database sulla qualità dell’aria mai elaborato, raccogliendo dati sull’inquinamento che si respira in 4.300 città in 108 paesi: qui potete vedere la mappa interattiva (http://maps.who.int/airpollution/). Mille città in più di quelle censite lo scorso anno.

Il dossier è stato reso noto insieme all’annuncio della “Prima conferenza mondiale sull’inquinamento dell’aria e la salute” dell’Oms a Ginevra, il 30 ottobre e il 1 novembre 2018 (http://www.who.int/airpollution/events/conference/en/). Sarà l’occasione per cercare di convincere le autorità nazionali e cittadine di tutto il mondo a fare di più nella lotta all’inquinamento.

Elaborando i dati e confrontandoli con la popolazione esposta, l’Organizzazione mondiale della sanità ha, nel dossier pubblico (http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato4677279.pdf), riconosciuto l’inquinamento dell’aria come il “fattore di rischio maggiore” delle malattie non trasmissibili (NDC) considerate all’origine del 70% dei decessi in tutto il mondo. L’inquinamento dell’aria  è causa del 24% di tutte le morti per attacco cardiaco, del 25% degli ictus letali, del 29% di cancro ai polmoni, e del 43% delle morti per malattie polmonari ostruttive (asma, bronchiti). La stima globale delle vittime è inoltre in progressiva crescita, tra il 2016 e il 2017, dell’8%: da 6,5 milioni a 7. E mentre la mortalità causata dall’inquinamento “indoor”, degli ambienti di vita, sta decrescendo (da 4,3 a 3,8), quello determinato dall’inquinamento dell’aria esterna è in vistosa crescita (da 3 milioni a 4,3).

Segno evidente di una minor esposizione ai rischi nelle povere abitazioni delle regioni agricole, derivante soprattutto dalla cottura con biomasse o combustibili poveri ed un aumento molto rapido dell’esposizione all’aria inquinata delle città o delle nuove zone industriali soprattutto nelle regioni asiatiche.

Le regioni più colpite sono quelle del Sudest asiatico, come l’India, e quelle del Pacifico occidentale (inclusa la Cina) con più di 2 milioni di decessi ciascuna delle due zone. In città come Nuova Delhi, Pechino, Shangai, Lima o il Messico, e molte megalopoli del mondo intero superano quotidianamente più di cinque volte la soglia raccomandata di 10 µg/m³ di polveri sottili PM2,5 (vedi link (http://www.who.int/phe/health_topics/outdoorair/databases/cities/en/). In Europa occidentale, dove l’inquinamento è soggetto a politiche di intervento da anni, questo livello è normalmente superato “solo” di 2 o 3 volte.

Anche noi, come noto, non siamo indenni dall’inquinamento, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Oms, nove persone su dieci (91% della popolazione mondiale) sono esposte quotidianamente ad un’aria che contiene “alti livelli di inquinanti”. Tra gli inquinanti sotto accusa, oltre alle polveri sottili, gli ossidi d’azoto, prodotti soprattutto dalla combustione di carbone e petrolio per l’industria, il riscaldamento e dai motori degli autoveicoli, come documentato dalle linee guida dell’Oms (http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato7079867.pdf).

E se le regioni più colpite sono l’India e la Cina, mentre l’Africa totalizza 1 milione di vittime. Nei paesi dell’arco mediterraneo orientale sono concentrati tanti decessi quanto in tutto il continente europeo: circa 500 mila. Per la sola Italia la stima, basata sui dati aggregati dall’Agenzia europea per l’ambiente, è di almeno 60 mila decessi prematuri all’anno. Ma in tutti i paesi del mondo, non tutta la popolazione è esposta allo stesso rischio: l’Oms evidenzia che le prime vittime sono i bambini. Il 7% delle morti avviene in bambini e ragazzi sotto i 15 anni e la polmonite è la principale causa di mortalità tra i bambini con età inferiore ai 5 anni. Il rapporto insiste anche sulla vulnerabilità delle donne che, nei paesi in via di sviluppo, cucinano ancora con bracieri aperti, stufe o i forni a carbone.

L’Oms incoraggia infine esplicitamente gli sforzi degli stati nella lotta all’inquinamento, citando la decisione del governo cinese di ridurre drasticamente l’uso del carbone, gli sforzi del Messico per un minor uso di oli pesanti e delle città (C40) come Parigi che hanno annunciato il divieto progressivo di circolazione dei veicoli diesel.