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Vignaroli: “L’illegalità prospera nelle criticità del sistema di gestione”

Conferenza Stampa M5s Su "sblocca Italia"

Blocco cinese alle importazioni di rifiuti, crescita della raccolta e mercato del recupero di materia che stenta decollare. Per il presidente della commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli, l’illegalità cresce in una fase delicata per il sistema di gestione dei rifiuti. Che può ripartire da nuove filiere virtuose e attuando i criteri ambientali minimi negli appalti pubblici.

Presidente Vignaroli, la cronaca riporta numerosi casi di roghi negli impianti di gestione dei rifiuti. Dal suo osservatorio, che cosa crede ci sia dietro gli incendi e quali conseguenze hanno sull’economia circolare?
Ancora non si ha una lettura chiara del fenomeno. Penso che molti roghi rappresentino il sintomo di una crisi strutturale del sistema di gestione. Mentre le quantità dei rifiuti speciali e urbani, compresi quelli da raccolta differenziata, hanno continuato a crescere, gli sbocchi commerciali si sono ridotti. Il mercato del recupero di materia stenta a decollare visti anche i grandi incentivi di cui gode l’incenerimento. In quest’ottica sarebbe necessario creare nuove filiere virtuose e attuare in maniera più efficace i Cam, i criteri ambientali minimi per gli appalti pubblici. Se l’utilizzo di materie prime seconde venisse incentivato e gli enti pubblici iniziassero ad acquistare beni prodotti con materie rigenerate, il mercato del riciclo si metterebbe in moto.

Le rotte illegali dei rifiuti cambiano, da quelle internazionali a quelle italiane, con spostamenti da Sud a Nord, dove si trovano anche tanti impianti andati in fiamme. Che significa?
Nel passato i rifiuti industriali e indifferenziati andavano da Nord a Sud, dove venivano smaltiti illecitamente. Adesso invece le rotte sono più complesse e articolate, con una prevalenza di flussi verso le regioni settentrionali per via della maggior presenza di impianti e siti di stoccaggio, ma anche di semplici capannoni abbandonati che vengono riempiti di rifiuti in violazione della legge. Così accanto alla gestione lecita trova spazio anche quella illegale. Sulla ridefinizione dei flussi ha influito pesantemente anche il blocco cinese: i rifiuti che prima andavano nella Repubblica popolare in molti casi vengono dirottati verso altri Paesi, dalla Turchia al Sudest asiatico.

Il blocco cinese influisce sull’illegalità in Italia?
Ha senza dubbio fatto aumentare gli stoccaggi di rifiuti italiani. Una situazione di fronte alla quale il fuoco rappresenta una soluzione liberatoria e continuerà ad esserlo se non si riescono a creare filiere virtuose di riciclo per quei materiali oggi considerati scarti da smaltire.

Il decreto “Sblocca cantieri” rischia di incidere sulla qualità negli appalti e di rendere più difficili i controlli sulle infiltrazioni della criminalità organizzata?
La criminalità organizzata e il malaffare fanno grossi affari con i rifiuti, anche tramite affidamenti pubblici: auspico che i reati ambientali vengano inclusi fra quelli che i prefetti devono valutare nell’iter delle informative antimafia. Parlando di qualità degli appalti, bisogna ricordare che un aspetto imprescindibile per avere maggiori garanzie di legalità sta nella qualificazione delle stazioni appaltanti e degli esecutori dei lavori pubblici che partecipano alle procedure di gara. In queste ultime, peraltro, è auspicabile che assuma sempre più un ruolo primario il costo del ciclo di vita di prodotti e servizi richiesti dalle pubbliche amministrazioni, integrando gli aspetti qualitativi, ambientali e sociali nel bando di gara.

Francesco Loiacono
Direttore La Nuova Ecologia. Giornalista ambientale autore di inchieste su dissesto idrogeologico, inquinamento industriale, bonifiche e amianto. Email: direttore@lanuovaecologia.it Twitter: @francloia

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