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Lifegate, la rivoluzione è green

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Gli italiani sono sempre più interessati alla qualità dell’ambiente. E fin qui, viene da dire, nulla di sorprendente: le ricerche che confermano questa tendenza durante gli ultimi anni non si contano. Ma che la preoccupazione per l’inquinamento atmosferico o il global warming (rispettivamente all’86 e all’81%) superi quella per l’escalation del terrorismo internazionale (al 79%) in effetti è una novità. Il dato emerge dal rapporto presentato ieri a Milano da Lifegate insieme all’istituto “Eumetra Monterosa” sullo stile di vita sostenibile degli italiani. La rilevazione, specifica il sociologo Renato Mannheimer che ha commentato l’indagine, è stata effettuata (su un campione di mille persone, con metodo Cati) prima dei fatti di Bruxelles. Ma il testa a testa fra queste due grandi angosce della contemporaneità, il rapporto con l’altro e gli squilibri della biosfera, rappresenta comunque un elemento su cui riflettere: sul futuro pesano forti incognite, entrambe di orizzonte planetario.

I profili degli intervistati

lifegate-sondaggio

Allo stesso tempo però l’osservatorio, che giunge alla seconda edizione, fornisce più di un indicatore sul consolidamento di un’area virtuosa nella società italiana che guarda all’ecologia con speranza e unisce alle convinzioni scelte coerenti. Basti pensare, altro risultato di rilievo, che rispetto a dodici mesi fa la percentuale di connazionali convinti che non si possa rinunciare alla sostenibilità nemmeno in tempo di crisi è salita dal 27 al 37%. Un  effetto dell’Expo? Probabile, commentava il Ceo di Lifegate, Enea Roveda, vista la profusione di messaggi che la manifestazione ha emesso sul tema. Sta di fatto che anche le competenze lessicali, indice di una crescente alfabetizzazione in materia, migliorano: la familiarità con l’intero spettro semantico della sostenibilità  passa dal 23 al 28%. E il concetto più popolare è quello di energia rinnovabile con il 40% del campione che saprebbe descriverne il significato (l’8% in più rispetto alla passata edizione). Poi le pratiche: la propensione all’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza o fonti luminose a Led, notoriamente più costosi, cresce di oltre 20 punti e più in generale sale dal 12 al 22% la quota di coloro che adottano sempre pratiche “green” come la differenziata, l’utilizzo prioritario di mezzi pubblici e l’acquisto di abiti in eco-fibre.

I dati sono molti, si possono facilmente reperire sul sito di Lifegate (che si è avvalsa della collaborazione di Coop Lombardia, Ricola e Unipol) a conferma che una vera e propria metamorfosi verso la società low carbon nel nostro paese è in atto: l’85% del campione sostiene l’agricoltura biologica, l’83% gli investimenti nelle fonti rinnovabili a scapito dei combustibili fossili. Possibile che nessuna forza politica (tantomeno in area riformista dove si dibatte se astenersi o no al referendum del 17 aprile contro le trivelle) se ne accorga? E i media stanno interpretando adeguatamente il bisogno di conoscenza su questi argomenti? Eravamo nella sala della Fondazione Corriere della Sera, speriamo che al piano di sopra l’eco di questi cambiamenti prima o poi giunga.

Marco Fratoddi
Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it. 3357417705

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