Con Life4MarPiccolo la bonifica diventa “chirurgica”

Parte dalla Puglia la sperimentazione di una tecnologia di microfiltrazione che potrebbe fornire una soluzione rispettosa dell’ecosistema, a basso costo e di facile utilizzo per il problema dei sedimenti inquinati che interessa migliaia di aree costiere del nostro Paese

Life4marpiccolo

Per la prima volta si tenta la bonifica delle acque contaminate del Mar Piccolo di Taranto, una tra le prime 15 aree nazionali classificate “ad alto rischio ambientale” e conosciuta anche per la coltivazione dei mitili, le famose cozze tarantine. L’operazione è promossa da Enea, come capofila di un progetto che vede la partnership dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del CNR di Taranto e altre realtà dell’alleanza vincitrice del progetto Life che permetterà di lavorare sul Mar Piccolo. L’iniziativa, denominata “Life4MarPiccolo”, ha come obiettivo la riqualificazione ambientale di una porzione di questo specchio di mare, gravemente inquinato nel corso degli anni prima dalle attività dell’Arsenale Militare e dei Cantieri Navali e poi dagli impianti produttivi attraverso la realizzazione di un sistema innovativo di depurazione e un articolato programma di ricerca che potrà portare a importanti applicazioni su scala nazionale e oltre. L’impianto, situato in località Tamburi nell’area di Taranto, entrerà in funzione a ottobre e sfrutta per la prima volta al mondo la tecnologia della microfiltrazione a membrana per bonificare i sedimenti marini inquinati e conseguentemente le acque sovrastanti. Il processo durerà circa 18 mesi al termine dei quali questa porzione di mare sarà restituita all’economia locale e alla comunità, con ricadute percepibili già nella prossima estate. Il sistema si caratterizza per essere selettivo, agile e a basso costo, oltre che in grado di risolvere il problema dell’inquinamento dei sedimenti in via definitiva. In primo luogo, la soluzione consente di agire in modo “chirurgico” rimuovendo nella loro totalità e in modo permanente le componenti inquinate quali PCB, idrocarburi e metalli pesanti senza alterare o danneggiare l’ecosistema circostante che, nel caso del Mar Piccolo, presenta componenti biotiche particolarmente fragili e diverse specie protette. Rispetto ai sistemi tradizionali come dragaggio o capping che asportano o coprono il fondo del mare in modo indiscriminato, con conseguente movimentazione di materiale potenzialmente contaminato oppure utilizzano disinquinanti chimici, il  sistema che verrà sperimentato a Taranto presenterebbe vantaggi ambientali, economici e di facilità di utilizzo addirittura esponenziali. L’impianto, progettato da Genelab, è costituito da un’unità mobile di risospensione e captazione del sedimento che opera su una superficie marina di circa 3.000 mq nei pressi della riva convogliandolo all’interno di un sistema di trattamento tramite microfiltrazione a membrana che occupa un’area di circa 150 mq. Una volta rimossa in via selettiva la frazione organica più fine, l’impianto restituisce acqua “decontaminata”, mentre la frazione di scarto dove si accumulano residui inquinati di maggiori dimensioni viene avviata a trattamento di risanamento biologico attraverso microorganismi fungini. Il progetto permetterà cosi di monitorare il comportamento di questi micro organismi nella loro capacità di “biodegradare” alcuni inquinanti, trasformandoli in composti non dannosi o addirittura utili, contribuendo a far avanzare la conoscenza scientifica per ottimizzare il processo in laboratorio per ulteriori applicazioni. Il progetto propone un significativo cambio di paradigma: l’eliminazione quanto più possibile “on site” e definitiva del problema piuttosto che il suo spostamento altrove senza l’effettiva chiusura del ciclo.