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“Proteggere giornalisti e attivisti dalle querele bavaglio delle compagnie di combustibili fossili”

La richiesta è in una lettera di venti organizzazioni alla Commissione Ue. Ultimo caso di Slapp: Eni contro il Fatto quotidiano

Oltre venti organizzazioni europee  hanno inviato una lettera alla vicepresidente della Commissione Ue Vera Jourová: chiedono di includere, nell’imminente iniziativa che la Commissione sta approntando sulle una proposta legislativa per una direttiva che protegga giornalisti, organizzazioni e attivisti dalle tattiche di intimidazione legale delle compagnie di combustibili fossili.

Querele “bavaglio” o Slapp

E’ infatti imminente l’iniziativa che la Commissione europea sta approntando sulle Strategic lawsuit against public participation (Slapp), le cause strategiche contro la pubblica partecipazione. Si tratta di cause civili – anche identificate come “querele bavaglio” – che hanno come obiettivo quello di disincentivare la protesta pubblica, colpendo le tasche delle parti chiamate in causa. Come sottolineato in un recente studio della Commissione europea, “Ad-Hoc Request on SLAPPs in the EU”, “le Slapp sono sempre più utilizzate in tutti gli Stati Membri, in un ambiente che sta diventando sempre più ostile verso i giornalisti, i difensori dei diritti umani, e varie ong”. Le Slapp operano principalmente attraverso i contenziosi, studiati per infliggere più danni possibili contro gli obiettivi. La sola prospettiva di una lunga causa legale può essere sufficiente per mettere a tacere l’informazione e i critici. Le minacce legali sono quindi spesso usate per intimidire chi denuncia.

Il numero di queste cause, insieme a quello di altre pratiche di intimidazione legale, è in aumento in Europa, come dimostrato da un recente rapporto pubblicato da Greenpeace EU e Index on Censorship. Il numero crescente di SLAPP da parte delle aziende di combustibili fossili in Europa è solo parte di una tendenza globale più ampia: l’uso di questa leva legale è stato ben illustrato da un documento strategico redatto dal team legale della società mineraria Adani, e riportato dall’emittente statunitense ABC nel febbraio 2019. Il documento raccomandava di usare il sistema legale per mandare in bancarotta gli avversari con scarse risorse, mettere a tacere i commentatori politici e fare pressione sui governi.

Caso Eni contro il Fatto quotidiano

Nella lettera inviata alla Commissione Ue, le organizzazioni, tra cui Greenpeace e Legambiente, rivolgono la propria attenzione a uno degli ultimi esempi di Slapp registrati di recente, ovvero la causa intentata da ENI – società partecipata dallo Stato italiano – nei confronti del Fatto Quotidiano. ENI, infatti, lo scorso dicembre ha avanzato una richiesta di 350 mila euro di danni al quotidiano italiano in relazione a 29 articoli scritti sull’azienda. Il Cane a sei zampe chiede inoltre che il Fatto Quotidiano rimuova dal proprio sito gli articoli in questione.

Le compagnie di combustibili fossili hanno dimostrato di ricorrere spesso e volentieri a queste tattiche. La società tedesca di energia RWE negli ultimi anni ha intentato una causa per diffamazione di 50 mila euro contro un giovane attivista per il clima che aveva semplicemente chiesto atti di disobbedienza civile su Twitter. Così come ha fatto causa per 2 milioni di euro ad alcuni attivisti per il clima – e a un giornalista che li accompagnava – per aver bloccato una centrale a carbone.

Con questa lettera, le organizzazioni firmatarie vogliono dare risalto all’appello di oltre 100 ong che hanno già richiesto tali misure politiche alla Commissione e di sostenere il modello di direttiva anti-Slapp, pubblicato da una coalizione di Ong e associazioni di giornalist. Se tale direttiva fosse già in vigore, l’attuale Slapp condotta da Eni non minaccerebbe il lavoro del Fatto Quotidiano.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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