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Legge sulla cittadinanza: il tempo è ora

Legge sulla cittadinanza, in piazza

Il 20 novembre è la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Quest’anno è molto più che una giornata rituale, occasione di dichiarazioni ufficiali e buoni auspici. Oggi si apre l’ultima finestra possibile perché l’Italia faccia un passo di civiltà: l’approvazione della legge sulla cittadinanza. Ed oggi in varie città italiane si terranno presidi e girotondi, a cominciare da quello in piazza Montecitorio a Roma alle 16, accompagnati da un mail bombing indirizzato ai capigruppo del Senato (qui le indicazioni: https://www.amnesty.it/riformacittadinanzasubito-basta-rinvii-cosa-puoi), il tutto promosso da molte organizzazioni: Italianisenzacittadinanza, movimento fondato nell’ottobre 2016 da giovani cresciuti in Italia nel primo anniversario del voto della legge sulla cittadinanza alla Camera, L’Italia sono anch’io, la coalizione, di cui fa parte anche Legambiente, a cui nel suo primo periodo di vita diede un grande appoggio l’allora sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, Insegnanti per la cittadinanza, che partendo dall’appello di Lorenzoni e Affinati ha coinvolto sempre più scuole, con l’aiuto delle associazioni professionali degli insegnanti, ed ha lanciato la staffetta dello sciopero della fame ripresa poi da numerosi parlamentari. In queste settimane è cresciuto il movimento di pressione dell’opinione pubblica, culminato nell’ultima settimana nella campagna “a scuola nessuno è straniero”, che ben racconta la realtà dei fatti: 800.000 bambini e ragazzi intrappolati da una legge vecchia ed insensata ad essere italiani senza poterlo dire ad alta voce, senza essere uguali ai loro compagni di scuola, senza diritti e certezze.

Mentre lo Stato italiano riconosce la cittadinanza a circa 5 milioni di figli di emigranti del secolo passato, senza limiti di generazioni, che non parlano più la nostra lingua, non sono mai venuti in Italia, e vivono da sempre in Argentina, Brasile o Stati Uniti, Canada o Australia.

Ed oggi, la legge, che introduce accanto allo ius sanguinis, lo ius soli e lo ius culturae, rischia di essere immolata sull’altare della competizione elettorale, dove in molti hanno alzato un gran polverone mischiando la cittadinanza con il controllo dei flussi di migranti. Cosa talmente falsa che perfino il ministro degli interni si è sentito in dovere di sconfessarla. E con forza sulla pagina FB di Italianisenzacittadinanza si legge: “Cose che solo noi #italianisenzacittadinaza possiamo capire! Quando ci dicono “migranti” e noi nella nostra testa ci chiediamo “Ma quando avremmo migrato noi?”, quando ci dicono “stranieri” e noi pensiamo “Nel paese dei nostri genitori casomai!”. Ma è così difficile capire che l’Italia è sempre stata (e sempre sarà) casa nostra e che noi siamo italiani pur con origini diverse e pur non avendo la cittadinanza?! Non ci vogliamo più giustificare! Vogliamo essere riconosciuti come italiani anche dalla Legge! #SenatoDatteNaMossa!”

Non è solo una questione di diritti, sacrosanti, ma anche di qualità della coesione sociale dei territori, dove oggi ci sono troppi abitanti fantasma, senza diritti e senza doveri rispetto al territorio che abitano. Essere cittadini italiani non è un privilegio ma il diritto ed il dovere di voler bene all’Italia.

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