Plastica e usa e getta: cosa rischiano spiagge e mari

Dagli ultimi dati raccolti dall’associazione emerge che la maggioranza dei rifiuti galleggianti in mare e spiaggiati sono in plastica. Enormi i rischi per la biodiversità e per la salvaguardia della catena alimentare

Rifiuti di plastica nei fondali marini

Nel corso del convegno Plastica monouso e rifiuti marini nel Mar mediterraneo: problemi e soluzioni, tenutosi oggi 9 novembre a Ecomondo di Rimini, è stato fatto un punto sulle tante iniziative avviate da Legambiente per incentivare la raccolta di rifiuti in mare.

Dai dati raccolti dall’associazione ambientalista emerge che la maggioranza dei rifiuti  sono in plastica. Rifiuti che non solo danneggiano la biodiversità ma che se, non raccolti, sono una pericolosa fonte di microplastiche, fenomeno ancora più insidioso, invisibile e incalcolabile anche per la contaminazione della catena alimentare. Di questi rifiuti in plastica la gran parte è rappresentata dal cosiddetto “usa e getta”: oggetti che utilizziamo per pochi minuti, ma se non smaltiti correttamente inquinano l’ambiente per decine o centinaia di anni.

A Manfredonia, ad esempio, dove le attività di raccolta dei rifiuti in mare sono state svolte nell’ambito del progetto Clean Sea Life, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE, quasi 34 chili di rifiuti erano riconducibili ad oggetti usa e getta: imballaggi alimentari, retine per confezionamento di frutti di mare, bottiglie di plastica, buste, contenitori cibo di plastica e latta e piatti, bicchieri, forchette. In pratica l’usa e getta in plastica costituisce il 64% rispetto alle altre tipologie di oggetto rinvenute, escludendo le reti da mitilicoltura che rappresentano la maggior parte dei rifiuti pescati. Stessa situazione a Porto Garibaldi dove la percentuale dell’usa e getta, utilizzando la stessa metodologia, è pari al 53% dei rifiuti pescati.

Cosa dicono i monitoraggi di Beach litter e Goletta Verde

Il notevole impatto della plastica e dell’usa e getta è testimoniato anche dai dati elaborati da Legambiente nell’ambito delle attività di monitoraggio dei rifiuti galleggianti in mare e di quelli spiaggiati.

L’indagine Beach litter 2018 di Legambiente, ad esempio, ha consentito di monitorare di censire e recuperare 48.388 rifiuti rinvenuti in 78 spiagge italiane per un’area complessiva di 416.850 mq e una media di 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia (lineari) campionata: praticamente 6,2 rifiuti per ogni metro di spiaggia. E di questi rifiuti l’80 per cento è rappresentato da rifiuti in plastica. I rifiuti usa e getta in plastica (o con vita breve), in questo caso, rappresentano il 42% dei rifiuti trovati complessivamente. Parliamo di imballaggi di alimenti, bottiglie, carte dei dolciumi, bastoncini per la pulizia delle orecchie, ma anche oggetti come gli imballaggi degli assorbenti igienici e pannolini o anche cartucce dei fucili.

Dai monitoraggi effettuati durante la campagna 2018 di Goletta Verde e nell’ambito della fase di testing prevista dal progetto Med Sea Litter (finanziato dal programma Interreg Med) e di cui Legambiente è partner è stato possibile censire 670 rifiuti (con dimensione maggiore di 2,5 cm) e una densità media di 96,6 oggetti ogni kmq. Gli oggetti in plastica rappresentano mediamente il 92% degli oggetti osservati, con una percentuale che varia dall’85 al 97% a seconda dell’area di osservazione. In questo caso l’usa e getta ha un’incidenza sul totale del 37%.

Su quali interventi è necessario puntare?

Dall’esempio dei Comuni Plastic free, sempre più numerosi, e con l’auspicata nuova legge nazionale sul tema del monouso, è inoltre fondamentale secondo Legambiente avviare un tavolo con tutti i portatori d’interesse (produttori, amministrazioni, utilizzatori, associazioni ambientaliste) per accompagnare la transizione e rendere efficace il percorso di deplastificazione e incisive le misure che si prenderanno.

Quello che molti non sanno, poi è che anche la plastica spiaggiata, proveniente dal marine litter o portata dai fiumi, però, può essere avviata a riciclo. Ne sono una concreta dimostrazione due pesci in plastica, uno verde acqua e uno blu, uno in Pet e uno in Pe, prodotti con plastica raccolta sulle spiagge nell’ambito della campagna #AllungaLaVita, realizzata da Ippr, Federazione Gomma Plastica in collaborazione con Legambiente e presentato sempre oggi a Ecomondo. I rifiuti in plastica raccolti sulla spiaggia romana di Coccia di Morto sono stati prima suddivisi per tipologia di polimero e infine avviati a riciclo. Le frazioni in poliestere e polietilene provenienti dal litorale, uniti ad altri polimeri provenienti dalla raccolta differenziata, sono state utilizzate per realizzare i ciondoli. Una concreta testimonianza dell’importanza di una corretta gestione dei rifiuti e dell’impegno dell’industria italiana per incrementare quantità e qualità del riciclo, in linea con le indicazioni della Plastic Strategy europea, anche attraverso le attività del Tavolo permanente per il Riciclo di Qualità, di cui fanno parte Federazione Gomma plastica, Ippr, Legambiente, Conai, Corepla, Enea e Ispra.