Le trivelle di Eni minacciano l’ultimo dinosauro marino

Le trivelle italiane potrebbero infatti mettere a rischio una colonia di celacanti, pesci rari che nuotano nell’oceano da oltre 400 milioni di anni, prima dei dinosauri

trivelle

In Africa le critiche all’Eni tornano ad accendersi, con gli ambientalisti sudafricani preoccupati per le attività offshore del colosso fossile italiano. Le trivelle italiane potrebbero infatti mettere a rischio una colonia di celacanti, pesci rari che nuotano nell’oceano da oltre 400 milioni di anni, prima dei dinosauri.

Eni ha ottenuto dal governo sudafricano la concessione per ricerche petrolifere in un tratto di mare lungo 400 km al largo della costa orientale del paese, il Block ER236. L’area si trova a 40 km dalla baia di Sodwana, nell’area protetta di Simangaliso Wetland, patrimonio Unesco. Nella baia nel 2000 è stata scoperta una colonia di circa trenta celacanti, che vivono in profondità nei canyon sottomarini.

Qualsiasi cosa che interferisse con la loro capacità di assorbire ossigeno, come l’inquinamento da petrolio, minaccerebbe la loro sopravvivenza, spiegano gli esperti.  In risposta alle preoccupazioni degli ambientalisti, Eni ha risposto che “prima di ogni operazione facciamo un’accurata mappatura dell’habitat marino sensibile, che guida la nostra pianificazione. Sono stati condotti studi specialistici sia sull’ecologia marina che sugli scenari di perdite di petrolio, e non sono emerse specifiche minacce in relazione a questo”.