‘Si fa presto a dire decarbonizziamo’. Intervista a Gianni Silvestrini e GB Zorzoli

Nel libro “Le trappole del clima” due fra i massimi esperti italiani di energia elencano tutti gli ostacoli in cui possiamo cadere in materia climatica. Li abbiamo incontrati per farci spiegare di cosa si tratta / Ascolta il podcast su La Nuova Ecologia Radio

L'immagine di una centrale a carbone

Dal mensile di giugno – Il termine “cambiamenti climatici” è una trappola che a sua volta ne contiene altre. A svelare la matrioska ci si sono messi Gianni Silvestrini e GB Zorzoli, due fra i massimi esperti italiani di clima ed energia, che nel loro volume Le trappole del clima (Edizioni Ambiente) hanno messo in fila una serie di trappole nelle quali possiamo incorrere tutti quando tentiamo di decifrare il complicato puzzle climatico. Li abbiamo intervistati per farci raccontare il senso del loro lavoro a quattro mani. Avete scritto il volume nei mesi precedenti alla crisi innescata dal Covid-19.

Cambiereste qualcosa?
GBZ Certo che sì. Nelle nostre pagine abbiamo citato un libro nel quale si analizza l’effetto delle epidemie e del cambiamento climatico nella crisi dell’Impero romano. Ma ne abbiamo sottovalutato le conclusioni, dove si afferma che oggi siamo inconsapevoli del fatto che sulla nostre teste pendono minacce pandemiche come quelle che hanno messo in crisi l’antica Roma. Questo concetto non l’abbiamo citato, oggi entrerebbe a pieno titolo nel testo.
GS Di sicuro oggi scriveremmo un’altra prefazione tenendo conto del Covid-19, ma devo dire che i contenuti che elenchiamo per affrontare la gravità della questione climatica ne escono ancora più validi. Bisogna sottolineare che la ripartenza green potrà avere un’accelerazione, che però può essere ostacolata da chi ha interessi nei settori che la lotta ai cambiamenti climatici toccherà. È necessario mettere a punto una serie di strumenti che ci consentano di uscire dalla crisi Covid-19 sfruttando strumenti green, come sta facendo ora l’Italia.

Nella prefazione scrivete che “l’iniziale ottimismo dell’intelligenza porta al pessimismo della volontà”. Di solito si afferma l’inverso. Perché questa logica parlando di clima?
GBZ Se indoriamo la pillola climatica dicendo che siamo avanti nella soluzione dei problemi, e che saranno tutti risolti, l’impatto con le difficoltà reali, le trappole che ostacolano la decarbonizzazione della società, rischia di generare un disincanto generalizzato. Questa è la logica che ci ha guidati nello scrivere: analizzare con pessimismo. Faccio un esempio. Per garantire l’efficacia del Green deal europeo dobbiamo analizzare e rendere pubblico quanto sia difficile abbandonare stili di vita consolidati ma incompatibili con gli obiettivi del nuovo programma comunitario. E nel contempo fornire indicazioni sul linguaggio più appropriato per convincere governi e opinione pubblica che occorre agire con tempestività. Solo così può subentrare l’ottimismo della ragione.
GS Tutti diciamo che è necessario andare verso l’obiettivo del 100% rinnovabile ma sono pochi a rendersi conto delle difficoltà che ci aspettano nel percorso per arrivare a questo obiettivo e per introdurre le modifiche necessarie per approdare alla neutralità climatica. Il tutto in soli trent’anni. Ciò ci deve portare a una serie di riflessioni, come per esempio la resistenza all’installazione di molte rinnovabili, un paradosso: da un lato vogliamo risolvere la crisi climatica, dall’altro ci si oppone a una delle soluzioni principali. Ecco, non dobbiamo illuderci che il percorso sia semplice. 

Ascolta “Le trappole del clima” su Spreaker.

Nel libro dedicate un capitolo alla riduzione della domanda globale. Ma ridurla in un momento in cui vanno in crisi sia domanda che offerta è plausibile?
GBZ
Dipende da ciò che s’intende per domanda, facciamo l’esempio dei trasporti. L’obiettivo non è ridurre la domanda di mobilità ma realizzare un significativo spostamento dal trasporto privato a quello pubblico, privilegiare l’uso condiviso dei veicoli diminuendo l’occupazione di spazio nelle metropoli, oltre a contrarre la domanda di combustibili fossili e di materie prime per soddisfare una certa domanda di mobilità. Un’autovettura privata sta ferma per il 95% del tempo, una in condivisione per il 50%. Ecco che con un numero molto inferiore di auto si soddisfa lo stesso bisogno di mobilità. E si migliora anche in termini di efficienza, perché chi gestisce il servizio ha tutto l’interesse a farlo funzionare, incrementandone l’utilizzo. 
GS Questa è una domanda che si pongono in parecchi, specialmente per la ripartenza. Ripartire come? Ebbene, questa fase delicata della ripartenza è quella che ci potrebbe consentire di fare uno scatto rispetto al passato. E non parliamo solo degli stili di vita, ma di alcuni modelli come lo sharing, la mobilità ciclistica e lo smart working. È tutto il modello che deve spingere a un ripensamento verso una maggior circolarità e quindi un miglior uso delle risorse. Economia circolare e decarbonizzazione sono le stelle polari che devono guidare il cambiamento del modello economico nei prossimi anni. La fase che viviamo oggi è delicata perché possiamo accelerare verso il nuovo modello legato alla decarbonizzazione, oppure frenare per tornaconti immediati.

Chi rema contro questi cambiamenti?
GBZ In parecchi difendono alcuni settori che necessariamente saranno messi in crisi dal cambiamento del modello economico dovuto alla decarbonizzazione. Pensiamo ai produttori di petrolio e carbone e a tutta la catena a valle. Ma attenzione, nel libro non facciamo di tutta un’erba un fascio. Anche nel settore petrolifero ci sono soggetti che hanno iniziato a diversificare andando, in misura ridotta, verso investimenti diversi. Total e Shell, per esempio, sul lungo termine puntano a un cambiamento, Exxon no. Poi ci sono cambiamenti radicali come quello dell’italiana Erg, che ha abbandonato il settore fossile nel giro di dieci anni e con lo stesso personale. Ciò smentisce il fatto che il cambio di paradigma equivalga a rendere obsoleta la forza lavoro.
GS Fra i nemici che remano contro ci sono anche i messaggi che passano nei media. Le trasmissioni dove c’è il contradditorio fra i climatologi e altri “esperti”, inseriti per una questione di audience, seminano dubbi fra gli spettatori, inducendoli a pensare che il mondo scientifico sia diviso, mentre sappiamo che la stragrande maggioranza degli scienziati è convinta che la situazione è grave e che sta accelerando. Alcuni grandi giornali come il Guardian hanno deciso di non utilizzare più questo metodo e oggi parlano di “emergenza climatica”. È necessario fugare i dubbi e stimolare l’azione.

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