martedì 1 Dicembre 2020

Le api sempre più importanti come bioindicatori ambientali

Api e orti urbani ricercaI dati presentati dal Consorzio nazionale apicoltori a FICO (Bologna) nell’ambito dell’interessante e strategico progetto “Api e orti urbani” mettono in risalto in modo evidente il contributo che possono dare le api come bioindicatori, sia per quanto riguarda la presenza di metalli pesanti che in riferimento alla presenza di pesticidi. Giunto al terzo anno di monitoraggio, il progetto negli anni scorsi ha visto anche la collaborazione di Legambiente ed ha come obiettivo quello di fornire grazie ad un monitoraggio triennale uno spaccato sulle condizioni di salute delle nostre città ed evidenzia con forza come anche nelle nostre aree urbane risulta essere sempre più fondamentale il ruolo degli impollinatori come bioindicatori ambientali.

Lo studio presentato è stato effettuato mediante l’utilizzo di 4 postazioni collocate nelle città di Torino, Milano, Bologna e Bari, ognuna in un range spaziale di 1,5 km in modo da poter valutare in periodi diversi lo stato di salute dell’ambiente circostante, e attraverso due prelievi annuali di api bottinatrici e di campioni di nettare-miele per la ricerca e conta di pesticidi e metalli pesanti. Scopo del progetto è monitorare la presenza di 10 metalli pesanti e 400 pesticidi, tra cui il glifosato, grazie al controllo degli alveari. Il fulcro nonché luogo di sviluppo dei dati è l’orto urbano, inteso come punto di collegamento tra l’ambiente urbano e quello delle aree rurali ed è proprio grazie agli orti urbani che hanno un’importanza enorme sia dal punto di vista sociale come momenti di aggregazione che di produzione di ortaggi sani ed a km 0 per il consumo familiare, che si vuole ottenere oltre che una fotografia della salubrità periurbana anche una forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti degli impollinatori, della loro importanza e della loro grandissima utilità.

I dati ottenuti, seppur indicativi, evidenziano come nell’ultimo anno la situazione sia peggiorata (soprattutto nelle città di Torino e Bari) ed evidenziano purtroppo la presenza sia di metalli pesanti (i più riscontrati sono stati cromo, vanadio, nichel) sia di residui di glifosato anche nelle api e nel miele degli alveari collocati in centro città e non solo in quelli periferici come ci si poteva aspettare. I dati evidenziano con chiarezza quanto ancora oggi si continui anche nelle aree cittadine oltre che nelle campagne ad utilizzare il glifosato che invece, vista la sua pericolosità, andrebbe cautelativamente dal nostro punto di vista proibito. Lo studio funge di fatto da amplificatore di un metodo che può e deve essere applicato su larga scala, come studio pilota di un auspicabile maggior monitoraggio degli impollinatori al fine di limitare e difenderci dalle sostanze nocive. Il progetto che coinvolge oltre 1.000.000 di api, decine di volontari e apicoltori, favorisce la formazione di comunità attive consapevoli in grado di fare scelte quotidiane al fine di salvaguardare la salute umana partendo dalle comunità degli orti urbani.

A tal proposito, Legambiente chiede con determinazione di utilizzare sempre più le api, che svolgono un ruolo fondamentale per l’impollinazione sia delle specie selvatiche che coltivate, anche come bioindicatori naturali. Da questo punto di vista, sarebbe di fondamentale importanza da parte delle strutture pubbliche affiancare alle analisi effettuate in modo tradizionale proprio le api come bioindicatori della qualità ambientale delle nostre aree urbane. Allo stesso tempo, diventa sempre più strategico che anche in ambito rurale le aziende agricole adottino le api come importanti alleati sia per la funzione essenziale che svolgono di insetti impollinatori che appunto come bioindicatori rispetto ai processi di inquinamento e all’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura nei confronti dei quali le api sono molto sensibili.

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Angelo Gentilihttps://www.lanuovaecologia.it
Angelo Gentili è presidente di Festambiente e responsabile Agricoltura di Legambiente

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