“Lavialibera è (anche) nostra”

Sono le parole di Don Ciotti durante la presentazione per il nuovo progetto editoriale di Libera e Gruppo Abele. Una rivista bimestrale, un sito online, una strategia social su 4 temi caldi: mafia, corruzione, ambiente e migrazioni

Don Ciotti a Lavialibera

Quasi a richiamare una comunità che lotta e che legge, Don Ciotti si rivolge al pubblico e dice: “Questo progetto non è di Libera ma di tutti noi, di tutti voi”. Lo sottolinea con forza nella presentazione de Lavialibera, nuovo progetto editoriale targato Libera e Gruppo Abele in continuità con l’esperienza trentennale di “Narcomafie. Oggi “Lavialibera” è una rivista bimestrale e un sito aggiornato costantemente con inchieste, interviste e rubriche e predilige il giornalismo slow, l’approfondimento e la riflessione che indaga su quattro aspetti: mafia, corruzione, ambiente e migrazioni.

“Si deve ripartire dal “noi”, da una società civile responsabile” continua Don Ciotti “C’è bisogno di un nuovo umanesimo, la conversione ecologica, l’ecologia integrale. La crisi sociale e ambientale non sono due crisi diverse ma sono intrecciate, sono la stessa cosa”.

E invita a riprendere il primo numero di Narcomafie quando già allora la questione ambientale era così presente: la rivista allora era stata fondata nel 1993 dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio. “Una scommessa mentre altri giornali chiudono” dice sommessamente la direttrice Elena Ciccarello e intanto rilancia: “Il nostro è un vero progetto crossmediale, abbiamo infatti dato spazio anche alla strategia social gestita da due professionisti. E poi è intergenerazionale e intersaperi”. Nella redazione un gruppo di ragazzi con meno di 35 anni supportato da un comitato di esperti, dalla forza del sapere anche accademico e dalle grandi firme. Come i rubrichisti: Rosy Bindi già presidente della Commissione Anti-Mafia XVII, l’antropologo Francesco Remotti, lo scrittore Carlo Lucarelli, Giuseppe De Marzo coordinatore Rete Numeri Pari.

A dare il proprio augurio alla neonata rivista il cui primo numero è dedicato alla mafia siciliana (“Mafia siciliana- Cosa cova” recita il titolo) anche il Procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho che sottolinea l’urgenza di “un progetto editoriale enorme che vive la nostra storia giorno per giorno”. Contro le mafie per il procuratore si fa ancora troppo poco, si fa solo repressione, serve la prevenzione che è fino ad oggi ad opera dei prefetti. Al termine della conferenza stampa anche Beppe Giulietti presidente della Fnsi ricorda il ruolo dei giornalisti minacciati e l’uso delle querele per ridurre al silenzio i giornalisti. “Quello che in questa nuova esperienza è ciò che si eredita dal Gruppo Abele, dall’agenzia Aspe, il nesso tra le parole e le cose, ovvero i fatti, i dati, i numeri. Basta quindi con il giornalismo delle ‘percezioni’” conclude Giulietti.