L’autodromo dei decibel

Dentro e intorno all’impianto di Imola vivono una settantina di famiglie, in lotta contro il rumore. Tra deroghe del Comune, analisi strappate a forza di manifestazioni e tavoli tecnici che non danno risposte

foto aerea autodromo di ImolaNon basta sopportare da più di trent’anni, tre volte a settimana, il rumore delle auto da corsa che rimbomba in casa. E neppure essere costretti, quando arriva la bella stagione, a tenere le finestre di casa chiuse, per la stessa ragione. A far saltare i nervi a una settantina di famiglie che vivono dentro e fuori l’Autodromo di Imola è un mix, defatigante, di continue deroghe per l’inquinamento acustico concesse dal sindaco, senza incontrare opposizioni in Consiglio; controlli dell’Asl fatti con il contagocce; un’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente distratta da altri impegni; fonometri che si spostano; esposti e ricorsi al Tar; raccolte di firme e petizioni per ottenere la convocazione di tavoli tecnici che quando arrivano restano avvolti nel mistero. Eddi Dolcetti vive a pochissimi metri dalla pista. Nel suo cortile l’inquinamento acustico, fra marzo e novembre, supera spesso gli 80 decibel. Durante i mesi di apertura dell’autodromo, infatti, quasi tutti i giorni si sente il rombo delle auto da corsa. Privati cittadini, spesso facoltosi turisti nordeuropei, lo affittano per 350 euro al giorno e danno libero sfogo alla voglia di velocità. «Dal dopoguerra fino al 1972 questi cinque chilometri di strade comunali intorno al Parco delle acque minerali venivano chiusi al traffico per 13 giorni l’anno – racconta Eddi, che è anche la portavoce del Comitato autodromo – Le gare attraevano tantissime persone, perché rappresentavano una novità. I problemi sono nati quando l’amministrazione ha voluto farne un impianto permanente, nonostante tutto attorno si fosse ormai sviluppata la città. Ci fu opposizione pubblica, ma il Comune tirò dritto e stabilì che per trenta giorni l’anno avrebbe derogato rispetto all’impatto acustico».

Una struttura in deficit
Dopo una ristrutturazione lunga e travagliata, nei primi anni ‘80 arriva la Formula Uno. Tra il 1981 e il 2006, l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” è il teatro del Gran premio di San Marino. Nel 2007 il carrozzone multimilionario fa le valigie, una scelta che sa di beffa dopo che si è appena conclusa una ristrutturazione da 10 milioni di euro pagata con denaro della Protezione civile, che ne aggiunge altri 3 per la messa in sicurezza. Il Comune a questo punto deve darsi da fare per continuare a ricavare reddito dalla struttura. Orfano della Formula Uno, l’autodromo perde milioni di euro ogni anno, ma grazie un sistema societario studiato ad hoc, si riesce a trovare anche un soggetto con le spalle abbastanza larghe da poter sopportare i debiti accumulati. Come proprietario dell’impianto, infatti, il Comune di Imola lo ha affidato in gestione a una società privata, Formula Imola, che però gode di una piccola partecipazione del Con.Ami, un consorzio pubblico a cui aderiscono anche 23 Comuni. Tra questi c’è proprio quello di Imola, che detiene il 66% delle quote. Il Con.Ami è, di fatto, il paracadute societario grazie a cui il peso economico del fallimento di Formula Imola, avvenuto nel 2010, può ricadere completamente sul settore pubblico. Il consorzio quest’anno ha rilevato l’ultimo 10% della partecipazione privata, affidando a Formula Imola la gestione delle attività di pista e accollandosi tutti costi di manutenzione e ammortamento. L’impatto negativo di un’attività in perdita viene compensato dai dividendi incassati dalle attività della multiutility Hera, di cui il Con.Ami è terzo azionista. Di tutt’altro avviso, ovviamente, l’amministrazione comunale. «Rendere pubblica Formula Imola è stata una scelta politica – rivendica l’assessore Davide Tronconi, che ha le deleghe all’Urbanistica e all’Ambiente – E oggi la società è in attivo, come si può riscontrare dal bilancio». Se questo sistema di partecipazioni incrociate consente di risolvere, almeno dal punto di vista formale, il serio problema delle perdite economiche della struttura, per chi vive dentro e fuori l’area dell’autodromo la vita rimane un inferno. Le attività sono sporadiche, ma sparse lungo tutta la stagione che va da marzo a novembre. E basta una sola auto in pista per superare il limite di 55 decibel, valore medio suggerito dall’Organizzazione mondiale della sanità. Per questo, nel 2013, il sindaco Daniele Manca decide di raddoppiare le giornate in deroga. La legge n. 304 del 2001 tutela le persone che vivono intorno ai circuiti automobilistici e stabilisce massimo 30 giornate di deroga per “Formula Uno, Formula 3000 o assimilabili”, cioè le vetture “a scarico libero”. Per gli autodromi che non ospitano queste categorie, le giornate in deroga sono massimo 60. Dichiarando che nell’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” non si utilizzano questo genere di veicoli, il sindaco ha ottenuto il raddoppio delle deroghe. Ma dalle misurazioni effettuate dall’Arpa, ottenute solo dopo vibranti proteste, secondo i residenti è palese che si tratta di una misura illegittima: in pista si corre per circa 160 giorni durante gli otto mesi di apertura del circuito, secondo le associazioni anche con vetture a scarico libero, che violano i limiti fissati per le giornate in deroga. Circostanza che l’assessore Tronconi nega recisamente, «perché il gestore dell’impianto è tenuto a verificare che i mezzi siano a norma, e se riscontra violazioni può farli uscire dal circuito. Detto questo, il tema del rumore esiste e lo stiamo affrontando con il progetto di una zonizzazione che ci porterà ad allestire una serie di barriere fonoassorbenti».

Weekend da incubo
«Tutti hanno speso soldi per cambiare le finestre, mettendo i doppi vetri e le guarnizioni – ribatte la portavoce del Comitato autodromo – Nei fine settimana siamo chiusi in casa perché fuori non possiamo vivere. C’è un problema di convivenza con i familiari e di fruibilità del parco». Sì, perché il circuito racchiude il Parco delle acque minerali, la più grande area verde cittadina. «È un parco storico – dettaglia Giulia Olivieri, presidente del circolo Legambiente Imola Medicina – Qui nel 1830 furono scoperte le sorgenti sulfuree che lo hanno reso popolare. Nel parco si trovano anche le famose sabbie gialle, da cui affiorano le conchiglie, testimonianza che a Imola c’era il mare». Nel parco sono sorti in questi anni anche impianti sportivi. Al suo interno vivono una trentina di famiglie, in case che risalgono in qualche caso alla fine dell’800. Subito fuori dall’anello, invece, sorge la scuola primaria Pelloni-Tabanelli. Ospita 250 bambini e a dividerla dalla pista c’è solo una recinzione. Non è facile per i ragazzi seguire le lezioni con il frastuono delle auto supersportive che sfrecciano a pochi metri. «Eppure l’Asl non ritiene necessari interventi cautelativi – si infiamma Alfredo Sambinello, ex presidente e fondatore del circolo imolese di Legambiente – Ma come può dirlo se non fa studi di alcun tipo? Non esiste monitoraggio nelle aree più colpite dall’inquinamento acustico, in barba all’interesse pubblico». Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente sull’inquinamento acustico in Europa, sono almeno 8 milioni le persone che soffrono di disturbi del sonno dovuti a rumore ambientale. Ogni anno si registrano 43mila ricoveri in ospedale e 10mila morti premature, su quasi 20 milioni di cittadini esposti a un rumore oltre i 55 decibel. Gli italiani sono i più colpiti dal baccano del traffico, con alcune grandi città che sfiorano la soglia critica per i danni all’udito fissata a 90 dB  dall’Organizzazione mondiale della sanità. Uno scherzo per luoghi come il Parco delle acque minerali, dove i residenti hanno registrato picchi di 120-130 dB durante le manifestazioni più rumorose. Il tour dei fonometri Di fronte alle reiterate lettere, manifestazioni, raccolte di firme ed esposti, sindaco e giunta hanno deciso di rispondere spostando i fonometri. Da bordo pista, le apparecchiature per il monitoraggio del rumore ambientale sono state allontanate di 200 metri. Nonostante l’autodromo sia aperto per otto mesi, i valori acustici vengono calcolati con una media su base annua. Magicamente, sono rientrati tutti nella norma. Dopo quasi un anno dalla richiesta urgente di convocazione del tavolo tecnico, la riunione è avvenuta soltanto lo scorso 25 novembre, a stagione motoristica ormai finita. «Al momento non se ne conosce l’esito – spiega Sambinello – Infatti gli unici esclusi dal tavolo sono proprio i rappresentanti dei residenti interessati, mentre trovano posto i gestori dell’autodromo, il Comune, Arpae e Ausl». Ma perché tanti sforzi per tutelare una struttura che perde milioni e non attira pubblico? Le nove tribune sono tutte chiuse, eccetto quella centrale. E anche con l’ingresso gratuito, gli spalti restano sempre deserti. Non bastassero le deroghe per l’inquinamento concesse all’autodromo, il sindaco Manca ha perfino ottenuto nel 2015, con l’approvazione del Psc (Piano strutturale comunale), entrato in vigore il 13 gennaio del 2016, il cambiamento della classificazione acustica dell’area, passata dalla I alla IV, riservata alle aree industriali. In questo modo non solo viene a mancare la necessità di una bonifica acustica, ma si apre alla realizzazione di un’area produttiva che cancellerebbe un campo da calcio per sostituirlo con 8.500 metri quadri destinati a un polo artigianale e commerciale. Contro questo piano, il Comitato autodromo, Legambiente Imola Medicina e altre associazioni hanno vinto un ricorso al Tar nel dicembre 2016. Ma il Comune ha chiamato in causa il Consiglio di Stato. La battaglia continua mentre si avvicinano le elezioni. Il sindaco uscente non può più candidarsi (punterebbe al grande salto in Parlamento), ma a raccoglierne l’eredità sarà l’attuale assessore Tronconi. Con tutta probabilità potrebbe toccare a lui, se non cambierà qualcosa, fronteggiare una causa per danni da parte dei residenti giunti al limite della sopportazione.