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L’ambiente difeso dai cittadini, sentinelle del territorio

 Manuale Di Autodifesa Del Cittadino 145330

Luca Ramacci, lei è un giudice di Cassazione, si è sempre occupato di ambiente, fa da molti anni divulgazione legislativa attraverso la sua rivista giuridica online (lexambiente.it)  rivolgendosi prevalentemente agli addetti ai lavori, perché un “manuale per il cittadino”?
È un’idea nata alcuni anni fa, anche in relazione alla mia attività in Legambiente come copresidente nazionale dei Ceag, che mi ha consentito di considerare le tematiche ambientali sotto un’ottica diversa, non necessariamente tecnica. Ho avvertito la necessità di fornire anche ai non addetti ai lavori indicazioni chiare su un settore abbastanza complesso come quello del diritto ambientale.
Una spinta ulteriore mi è venuta vedendo la quantità di informazioni parziali o errate che circolano su questo argomento. Situazione resa ancor più evidente  dalla diffusione sui social media.  
La prima edizione risale al 2002.  Questa è la terza, completamente riveduta e aggiornata sulla base delle ultime novità legislative.

Che tipo di ausilio possono trovare in questo testo le associazioni, i comitati, le singole persone che si occupano di vertenze ambientali sul proprio territorio?
Innanzi tutto, un aiuto per capire cosa dicono, in generale, le leggi che regolano la materia, come funziona il sistema processuale, come attivarsi.
In secondo luogo, mette i  lettori in grado di agire a difesa dei propri diritti in modo legale e consapevole, magari anche stimolando chi per dovere istituzionale deve intervenire, ma senza sconfinare in quei comportamenti scomposti a cui spesso si assiste nel campo del diritto ambientale.

Quindi non si tratta di un libro di diritto?
Assolutamente no! Ho voluto che fosse scritto chiaramente anche nella quarta di copertina. La materia è complicata, ma al cittadino comune non serve conoscere a menadito leggi e sentenze, basta capire come funziona in generale il sistema e come muoversi per ottenere tutela quando serve. In altre parole, se utilizzo l’automobile non devo necessariamente essere un ingegnere o un meccanico, devo sapere come avviarla e come guidarla senza creare pericolo per me e per gli altri.

Per sua esperienza, quanto pesa l’azione dei cittadini nel portare alla luce casi di illegalità ai danni dell’ambiente? Quanto queste azioni portano a conseguire un risultato positivo o una sentenza?
Ho sempre ritenuto il cittadino la vera “sentinella” del territorio. Perché ci vive, lo conosce e, più banalmente, è il primo ad avvertire il cattivo odore dello stabilimento che inquina o a notare la discarica abusiva nel prato vicino casa dove va a passeggiare con il cane. Spesso non ha altro interesse che quello di tutelare la sua salute e quella dei suoi cari.
Una segnalazione scritta bene, con termini chiari e toni misurati, senza commenti inutili o lunghe disquisizioni consente a chi la riceve di capire immediatamente il problema e muoversi di conseguenza. Quanto più quello che si scrive è chiaro e puntuale, tanto più è difficile, qualora ci si dovesse imbattere in un destinatario, diciamo così, poco attento o sensibile, che questi possa accampare scuse per non intervenire.

Sulla base del suo lavoro, oggi quali sono i settori più interessati dagli illeciti?
Credo che l’abusivismo edilizio sia attualmente il fenomeno più grave. Paradossalmente, è la forma di aggressione del territorio maggiormente visibile (non è facile nascondere un fabbricato) e che potrebbe essere più facilmente combattuta perché la legge urbanistica, a differenza di altre leggi che disciplinano la tutela ambientale, offre tutti gli strumenti per arginare e reprimere questo fenomeno che prospera, salvo qualche eccezione, grazie all’inerzia delle amministrazioni comunali e delle regioni. A seguire, il settore dei rifiuti. Qui però il discorso si complica perché il rifiuto è facilmente occultabile, si sposta dal luogo in cui viene prodotto, coinvolge interessi notevoli, specie nel settore imprenditoriale.
Gli altri fenomeni di inquinamento, mi riferisco all’acqua e all’aria,  non sono meno importanti, ma, credo anche a causa delle maggiori difficoltà e costi per gli accertamenti,  sono ingiustamente sottovalutati e, in alcune aree del Paese, praticamente ignorati.

La legge che ha inserito i delitti contro l’ambiente nel codice penale ha già dato riscontri interessanti sul fronte degli strumenti di indagine e su quello giurisprudenziale?
Certamente sì. La tipologia dei nuovi delitti consente il ricorso a tecniche di indagine che prima non potevano essere utilizzate grazie alle pene massime previste per alcuni reati, come ad esempio il disastro ambientale. Quanto alla giurisprudenza, è ancora presto per fare un bilancio attendibile, ma per quello che ho potuto vedere, questi delitti cominciano a essere contestati con riferimento a casi diversi. In Cassazione ci siamo già occupati del delitto di inquinamento correlato ad attività di bonifica, di pesca e di gestione di un impianto di depurazione.

Spesso le autorità denunciano la difficoltà nel garantire un controllo capillare del territorio. In questi casi quanto è utile il senso civico del cittadino? Quali sono gli errori da non fare?
Facendo questo lavoro ormai da trent’anni, devo dire che il controllo del territorio, nel settore della tutela ambientale, non c’e’ quasi mai stato e non sempre per mancanza di uomini e mezzi. Quindi l’attenzione dei cittadini a certi fenomeni direi che è essenziale.
Rispetto agli errori, occorre evitare isterismi, manifestazioni eclatanti e comportamenti provocatori o bizzarri se si vuole ottenere qualcosa. E’ molto utile provare a mettersi  nei panni di chi riceve la segnalazione e deve valutarla.

Quanto è importante la sinergia tra cittadini, forze dell’ordine e istituzioni nel contrastare in modo efficace i crimini ambientali?
È importantissima, ma ognuno deve fare la sua parte. Il cittadino segnala, le forze dell’ordine e la magistratura indagano, le altre istituzioni prendono i provvedimenti che la legge prevede. Il rispetto della legge dovrebbe, inoltre, essere la normalità. Le forze dell’ordine e la magistratura dovrebbero intervenire solo quando questa normalità viene meno. Quindi le denunce e le azioni legali in genere dovrebbero essere l’ultima risorsa.

Ha scelto di devolvere i proventi delle vendite a Legambiente.
I ricavi della vendita, come per le precedenti edizioni, andranno a Legambiente, avendo dato disposizioni in tal senso all’editore. Io ci guadagnerò soltanto, in caso di apprezzamento da parte dei lettori, la soddisfazione di aver in piccolissima parte contribuito, secondo le mie possibilità, all’attività dell’associazione.

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