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L’allarme degli scienziati: alcuni Paesi del G20 sono una minaccia per il clima globale

Secondo il gruppo Paris Equity Check “Cina, Russia, Brasile e Australia hanno politiche disastrose”. Preoccupazione per la Cop26 a Glasgow I difficili negoziati sulla transizione ecologica

Il G20 di Napoli si chiude e non arriva all’accordo sui punti chiave. Nessuna data per l’uscita dal carbone. Ma neanche un impegno concreto a rimanere sotto la soglia di 1,5°C di riscaldamento globale. Uno zoccolo duro di cinque Paesi del G20 (tra cui Cina, India e Russia) non va oltre gli Accordi di Parigi e, dunque, quell’impegno a mantenere nella prossima decade la temperatura del pianeta entro i 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. E quei Paesi non avrebbero mai firmato un accordo che includesse l’impegno a rimanere, invece, sotto 1,5°  e a eliminare il carbone dalla produzione energetica al 2025.

Gli ultimi responsabili del riscaldamento globale

Alcuni dei Paesi leader del G20 hanno fissato degli obiettivi sul clima che porterebbero a un “disastroso riscaldamento globale” e quindi rappresentano una minaccia per l’ambiente. E’ l’allarme lanciato dal gruppo di scienziati e attivisti Paris Equity Check che puntano il dito in particolare contro Cina, Russia, Brasile e Australia.

L’analisi, condotta dal gruppo  Paris Equity Check, solleva serie preoccupazioni sulle prospettive di raggiungimento di accordi chiave sul clima al vertice Cop26 di Glasgow in tre mesi. La conferenza tenterà di elaborare politiche per mantenere il riscaldamento globale a 1,5°C concordando una politica globale per porre fine alle emissioni nette di gas serra entro il 2050.

L’UE e il Regno Unito hanno delineato impegni sulle emissioni che potrebbero avvicinare il mondo a queste aspirazioni. Tuttavia, quelli di Cina, Russia, Brasile e Australia – che continuano a dipendere dalla continua combustione di combustibili fossili – provocherebbero aumenti di temperatura di 5°C se seguiti dal resto del mondo. Questa drammatica discrepanza rivela una profonda divisione sulle politiche energetiche e ambientali delle nazioni più ricche del mondo. “Senza ulteriori ambizioni da parte di Cina, Brasile, Russia e Australia, Cop26 non riuscirà a fornire il futuro di cui il nostro pianeta ha bisogno”, ha avvertito Tanya Steele, amministratore delegato del WWF.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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