La verità si cerca da soli

Pièce teatrale elettrizzante, affidato alla melodia del blues, è un atto d’amore verso il teatro stesso. Basato su uno dei testi più politici di Ibsen

Nemico Del Popolo
Foto Giuseppe Di stefano

Il cortocircuito con il tempo presente è evidente, ma bisogna ricordare che Massimo Popolizio si era affezionato all’idea di mettere in scena Un nemico del popolo prima delle ultime elezioni politiche. Il rimando implicito ai populismi italiani e europei non si aggancia quindi direttamente alla cronaca. Assieme a I pilastri della società, Un nemico del popolo (1882) è il testo di Ibsen che ha un tessuto più apertamente politico. Ma bisogna arrivare all’ultima battuta per far cadere il velo di Maja: “Ho scoperto che l’uomo più forte è quello più solo”. A un primo livello, il conflitto tra il dottor Stockmann (lo stesso Popolizio, in stato di grazia, per l’esattezza sentimentale con cui conduce il suo ruolo e la direzione dell’ensemble), suo fratello Peter, il sindaco del paese (Maria Paiato, grande attrice), il direttore del giornale locale e vari notabili ipocritamente agganciati per interesse alla “volontà del popolo”, mette in campo la dissonanza tra diritto alla conoscenza e democrazia da una parte (il medico ha scoperto che le acque termali del suo paese sono inquinate e vorrebbe farlo sapere ai suoi concittadini) e l’oscura macchina insabbiatrice che sta dietro la voce della maggioranza. Il secondo, e più sottile livello, è quello che si staglia attorno al discorso della solitudine, non solo dell’artista, di tutti coloro che non cercano il consenso ma la verità e che per essa sono disposti a perdere tutto.
Spettacolo armonioso, elettrizzante, affidato alla melodia del blues, Un nemico del popolo è un atto d’amore verso il teatro stesso: la parete che cade alla fine sembra una citazione di Quer Pasticciaccio brutto de via Merlulana, il romanzo di Gadda messo in scena nel 1997 da Luca Ronconi, di cui Popolizio è il lucido e disarmato erede. Mentre gli uomini di potere si muovono nel registro del grottesco, Francesca Ciocchetti e Maria Laila Fernandez portano in scena note di tenerezza e umanità. l
(Visto al Teatro Argentina di Roma in prima nazionale)