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La Tunisia non è in guerra

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Il turismo in Tunisia deve e può continuare, e occorre rilanciarlo anche con nuove prospettive più diffuse ed ecologiche. Può sembrare controcorrente questa affermazione dopo la strage sulla spiaggia di Sousse ma a ben guardare non lo è. Nonostante il calo del turismo – parlo di quello di origine europea, essenzialmente – anche nei primi sei mesi di quest’anno ci sono stati ingressi massicci in Tunisia.

Cifre ufficiali parlano di circa 2 milioni, per lo più sono algerini e libici ma ci sono anche più di mezzo milione di ingressi europei o comunque bianco-occidentali. In due diversi episodi gli attentatori kamizake (due al Bardo e uno sulla spiaggia di Sousse) hanno ucciso complessivamente circa 65 turisti. Una cosa gravissima, inaccettabile. Ma sono 65 su circa 600 mila entrati in Tunisia, uno su 10 mila. La Tunisia non è un paese in guerra nè ha una guerra civile, non è Libia nè irak nè Afganistan. Il territorio è sotto controllo dello Stato.Ovviamente un po’ più di attenzione da parte della polizia servirebbe, e infatti è già prevista.

Ci si trova di fronte a attentatori individuali o di piccolissimi gruppi, che non sono in grado di prevalere in combattimenti. In altri paesi dopo gravi attentati come in Egitto e in Marocco , il turismo si è ripreso agevolmente. Senza nulla togliere al problema geo-politico ideale militare posto dall’Isis nel mondo arabo e musulmano, siamo di fronte a rischi statisticamente molto bassi. E infatti, a dispetto della superficialità “gufesca” di molti media, i turisti continuano ad arrivare, sono arrivati anche il 26, 27, e il  28 giugno. Il turismo più interessante è però anche quello più sicuro, quello che evade dai grandi ghetti dei resort per portarci a vivere coi tunisini, in piccole strutture, al mare, nell’interno, nelle città antiche, negli incantevoli e decadenti villaggi berberi, nei luoghi che caldamente consigliamo.

Paolo Hutterhttps://www.lanuovaecologia.it
Paolo Hutter è direttore di Ecodallecitta.it. Giornalista e ambientalista. è stato anche impegnato nel Comune di Milano (consigliere dal 1985 al 1997) e di Torino (assessore all’Ambiente dal 1999 al 2001). A Milano è stato fra i fondatori di Radio Popolare. Segue la Tunisia dal 2011.

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