martedì 25 Gennaio 2022

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“La Terra mi tiene”, un documentario su biodiversità, emigrazione e futuro

C’è il grano come metafora di vita: dal cuore del Cilento fino alla Germania degli anni ‘50; poi il ritorno alle origini. Un viaggio alla scoperta del nostro fragile equilibrio con la terra e la storia

La Terra mi tiene è un documentario di Sara Manisera, nato nel 2020, nell’anno della pandemia. Non racconta l’emergenza sanitaria, ma la storia di un chicco di grano, dalla semina alla mietitura, seguendo il ciclo naturale delle stagioni. Racconta la storia di una donna anziana, una delle migliaia di migranti che negli anni Cinquanta hanno scelto di abbandonare le campagne per andare in Germania a migliorare la vita dei discendenti. È la storia di chi sta provando a dare vita a nuove forme di economia civile e di agricoltura che rispettino i diritti delle persone e, al tempo stesso, l’ambiente in cui viviamo. Racconta di chi si prende cura del territorio, dei suoli e della salute di tutti noi, attraverso il cibo che mangiamo. Secondo i protagonisti del documentario, seminatori e seminatrici, “Dobbiamo tornare a mangiare il nostro pane” ed è forse questo l’insegnamento più grande. Significa seminare e coltivare il cibo che mangiamo, proteggere il territorio, dai prodotti chimici come dalle mafie, viverlo e presidiarlo, riconoscendo che gli esseri umani sono solo di passaggio. “La Terra mi tiene” è un omaggio alla Terra, al sacrificio di chi l’ha lasciata e di chi ha scelto di tornare a curarla.

La storia

Ivan Di Palma è un contadino, laureato in filosofia, che ha scelto di ritornare nella sua terra natale ad Atena Lucana, nel Parco Nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano, per dedicarsi alla semina dei “grani del futuro”, insieme a un gruppo di compari. Teresa Vallone è una donna anziana, una contadina che da giovane ha scelto di emigrare in Germania.

Le loro storie si intrecciano seguendo il ciclo delle stagioni e la vita di un chicco di grano, dalla semina alla mietitura nell’anno della pandemia, interrogandosi sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro della terra da lasciare ai figli.

Il progetto

Da diversi anni il lavoro della regista Sara Manisera è focalizzato sul caporalato, sull’agricoltura e sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente. Nel 2012 si è laureata con una tesi sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori nell’agricoltura. Nel 2019 ha pubblicato un libro (Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne, Aut Aut Edizioni) raccogliendo le numerose storie di sfruttamento nei campi ma anche di chi prova a cambiare in meglio l’agricoltura, tutelando le persone e l’ambiente.

L’idea del documentario nasce ad aprile 2020 in piena pandemia quando la regista, insieme alla filmmaker e fotogiornalista Arianna Pagani, stava lavorando a un progetto reportagistico sull’agricoltura, sulla grande distribuzione organizzata e lo sfruttamento dei braccianti. È stata colpita dalla testimonianza di uno dei contadini intervistati: “Io non produco in serie perché in natura non c’è niente di uguale ma ciò che vediamo ogni giorno nel supermercato è un prodotto omologato, a costi sempre più bassi. Questi prezzi, però, hanno delle ripercussioni su tutti. Le piante si ammalano e diventano sempre più deboli, i parassiti più resistenti, la biodiversità viene uccisa. L’assurdità è che non ci rendiamo conto che, senza insetti, la frutta non cresce più. Ma chi paga il costo di questo sistema? I lavoratori e l’ambiente”.

Per Manisera, è stata la conferma che l’attuale sistema agro-alimentare è una delle principali cause di sfruttamento umano e ambientale. Ha pensato quindi al precedente incontro con Ivan di Palma, laureato in filosofia, che ha deciso di dedicare la sua vita al lavoro nei campi. Lui e un gruppo di sociologi, imprenditori e contadini hanno messo in piedi una cooperativa sociale focalizzata sulla valorizzazione dei grani nelle aree interne del Parco Nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano. Un modello di economia civile e di agricoltura sociale che ha riattivato pratiche comunitarie, connesse alla civiltà contadina – il Monte Frumentario, la CumpaRete, la Biblioteca del Grano – e ne ha attivate di nuove, come il Forno di Vincenzo: un forno sociale di comunità, una sperimentazione collettiva che ripensa al welfare e ai modelli assistenziali per persone con disabilità.

“La Terra mi tiene” è un documentario che intreccia due dimensioni: una intima e personale, l’altra più sperimentale e visionaria. I territori raccontati, infatti, sono i luoghi da dove, cinquant’anni fa, i nonni della regista, contadini e migranti, sono partiti abbandonando la campagna per migliorare la loro vita, quella dei loro figli e, in qualche modo, anche la sua.

Il documentario è una restituzione, un omaggio a chi ha scelto di andare via. Tornare per raccontare questa storia di riscatto e di “contadini visionari” è una forma di restituzione dei sacrifici fatti dai nonni e da tutte le persone che sono emigrate.

Ma è anche un ritorno, un viaggio nella memoria contadina che sta scomparendo ma che contiene i semi per immaginarsi un altro futuro. Seguendo il naturale ciclo delle stagioni e lo scorrere dei tempi della natura, come facevano i contadini del passato, Ivan, Antonio, Tazio, Mimmo e gli altri protagonisti ci raccontano la memoria e la fatica dei contadini, l’abbandono delle campagne, l’emigrazione, lo sfruttamento intensivo dell’agricoltura degli ultimi cinquant’anni ma anche di un meridione che non si lascia andare alla nostalgia e al vittimismo e che prova, partendo dalla memoria della civiltà contadina, a innovare, a restare nelle aree interne dell’Appennino, coltivando la biodiversità ed offrendo un modello di rinascimento ecologico della società.

Per saperne di più:

DOCUMENTARIO

CROWDFUNDING

maniserasara@gmail.com

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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