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La strada verso Glasgow è in salita

In vista della COP26, la conferenza intermedia ha registrato solo piccoli passi in avanti su alcuni aspetti tecnico-normativi. Ma aumenta la divisione tra Paesi ricchi e quelli poveri ai quali non sono ancora arrivati tutti i 100 miliardi di aiuti, impegno assunto a Copenaghen nel 2009, e sostegno per affrontare la pandemia

La strada verso Glasgow si fa sempre più in salita. La crisi pandemica sta amplificando la divisione tra Paesi poveri e ricchi, con forti ripercussioni negative sui negoziati preparatori in vista della COP26.

La Conferenza intermedia, che si è tenuta virtualmente dal 31 maggio al 17 giugno, ha infatti registrato solo piccoli passi in avanti su alcuni aspetti tecnico-normativi riguardanti il completamento del Paris Rulebook, ossia del regolamento attuativo indispensabile per consentire la piena operatività dell’Accordo di Parigi.

Cruciale fattore divisivo continua a essere il mancato rispetto da parte dei Paesi industrializzati dell’impegno, assunto a Copenaghen nel 2009, di garantire ai Paesi più poveri entro il 2020 un aiuto economico di 100 miliardi di dollari l’anno per ridurre le loro emissioni ed adattarsi ai cambiamenti climatici. Mancano ancora almeno 20 miliardi, secondo le stime più ottimistiche dell’OCSE, per raggiungere i 100 miliardi promessi. Risorse vitali per il futuro delle comunità più povere e vulnerabili del pianeta. Basti pensare che i soli costi annui di adattamento per queste comunità già ammontano a 70 miliardi di dollari e l’Unep stima che nel 2030 raggiungeranno i 300 miliardi.

Per di più la situazione economica e sociale in queste comunità si è drammaticamente aggravata con la pandemia. E così si è innescata una pericolosa spirale di sfiducia tra Paesi poveri e ricchi. Spirale che rischia di avvitarsi compromettendo il successo della Conferenza di Glasgow. Al mancato rispetto dell’impegno economico di 100 miliardi l’anno per l’azione climatica si è aggiunta la promessa tradita di aiuti adeguati a fronteggiare la crisi pandemica, facendo così venir meno quel clima di fiducia che consentì nel dicembre 2015 il raggiungimento dell’Accordo di Parigi.

Per iniziare a ristabilire il necessario clima di fiducia servono risposte immediate e concrete, a partire dai vaccini, che i Paesi poveri si aspettavano già dal G7, tenutosi il 12-13 giugno in Cornovaglia, e che purtroppo non sono arrivate. I Paesi industrializzati, insieme alla rinuncia ai brevetti sui vaccini, devono immediatamente mettere in campo un programma di sostegno alla vaccinazione nei Paesi più poveri del pianeta. Sino ad ora in questi paesi solo il 2% della popolazione è stata vaccinata e con modesti investimenti è possibile colmare il gap (vedi grafico) con gli altri paesi. Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), servono solo 50 miliardi di dollari per vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro la fine dell’anno ed il 60% entro il primo semestre del 2022.

Nello stesso tempo la Presidenza britannica della COP26, in vista della riunione ministeriale che si terrà in presenza a Londra il 25-26 luglio, deve subito mettere a punto una Roadmap verso Glasgow, che consenta nei prossimi quattro mesi di trovare in modo trasparente soluzioni ambiziose e condivise ai principali nodi negoziali: finanza climatica; aumento degli impegni di riduzione in linea con l’obiettivo di 1.5°C; e completamento del Paris Rulebook per consentire la piena operatività dell’Accordo di Parigi. Un ruolo importante è chiamato a giocare il governo italiano. Non solo con la Pre-COP che si tiene a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre. Ma anche come Presidente di turno del G20. Un contributo importante dovrà darlo il G20 dei Ministri delle finanze che si terrà a Venezia l’11 luglio e che ha il clima al centro della sua agenda. E soprattutto il Summit G20 con i Capi di stato e di governo che si tiene a Roma il 30 e 31 di ottobre, proprio alla vigilia dell’apertura della COP26 a Glasgow.

grafico somministrazioni dosi vaccino covid

 

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Mauro Albrizio
Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles

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