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La soluzione alla crisi è nella natura

Le aree protette possono garantire un approccio One Health: integrato per mitigare la perdita di biodiversità, della crisi climatica e dei rischi legati alle pandemie

 

Il 2020 doveva essere un anno importante per la tutela della biodiversità, con appuntamenti istituzionali e scelte decisive a livello globale rimandati a causa della pandemia. Ma proprio la crisi dovuta al Covid-19 ha fatto comprendere l’urgenza di tutelare la biodiversità ed ha chiarito che ecosistemi fragili sono meno efficaci a contenere il salto di specie (effetto spillover) all’origine dello sviluppo di virus letali e l’espansione di pandemie. La crisi in atto, dunque, richiede maggiori sforzi per affrontare le sfide e le minacce che incombono sulla biodiversità a rischio: perdita di habitat, inquinamento diffuso, eccessivo sfruttamento delle risorse, impatti delle specie aliene invasive ed i cambiamenti climatici. Anche le aree protette devono contribuire alle sorti del Pianeta, prevenendo i problemi di salute pubblica legati alla perdita di biodiversità e promuovendo stili di vita sempre più sostenibili. Perché persone sane vivono in ecosistemi sani, e le aree protette possono garantire un approccio One Health: l’approccio integrato per mitigare la perdita di biodiversità, della crisi climatica e dei rischi legati alle pandemie attraverso la prevenzione delle zoonosi.

 

foto di Antonio Nicoletti“L’Europa, ha lanciato la Strategia per la biodiversità per il 2030 con l’obiettivo di creare nuove aree protette incrementando fino al 30% la superficie terrestre e dei mari in Europa e portare al 10% le aree sottoposte a protezione assoluta”

 

Per superare la crisi in atto, l’Europa, ha lanciato la Strategia per la biodiversità per il 2030 con l’obiettivo di creare nuove aree protette incrementando fino al 30% la superficie terrestre e dei mari in Europa e portare al 10% le aree sottoposte a protezione assoluta. Migliorare gli ecosistemi, aumentando dal 20% al 50% lo stato di conservazione efficace degli habitat e la biodiversità sui terreni agricoli, riducendo l’uso e la nocività dei pesticidi del 50% e arrestando e invertendo il declino degli impollinatori entro il 2030.

Spetta dunque ai singoli Stati membri agire. E tocca al nostro Paese inserire questi obiettivi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, in coerenza con la transizione ecologica e sociale delle economie europee richiesta dal Next Generation EU. Una transizione ecologica, ed un modello di sviluppo economico basato sulla conservazione della biodiversità e su soluzioni naturali (le NBS), poiché la natura è il regolatore climatico più efficace ed anche il più potente elemento di immagazzinamento della CO2, e la sua perdita influenza direttamente la capacità di raggiungere gli obiettivi di arrestare il surriscaldamento del pianeta.

>> Leggi lo speciale 2020, un anno di ambiente

 

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Antonio Nicolettihttps://www.lanuovaecologia.it
Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente

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