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La sindrome “Donald T” colpisce anche l’Europa

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Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha ieri dichiarato che l’unico modo per impedire i morti nel Mediterraneo è bloccare l’arrivo dei barconi dalla Libia, “lo dobbiamo prima di tutto a chi soffre e rischia la vita”, ha chiosato con non poca ipocrisia. Ed oggi a Malta il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo della UE si riunisce per definire le politiche per i migranti, o meglio gli interventi per contenere il flusso dalla Libia verso l’Europa.

Dopo un anno circa dal precedente incontro a La valletta (novembre 2015), che aveva visto il varo del Trust Fund (un fondo fiduciario da 1,8 miliardi di euro “per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare ed il fenomeno degli sfollati in Africa”) ed aveva aperto nuove prospettive, si cambia rotta! Unica opzione in campo è quella militare per rinforzare il controllo delle frontiere esterne della UE. Il vertice, inoltre legittimerà i respingimenti, che già qualche anno fa avevano provocato un picco di disastri e sofferenze. Ed il fondo per l’Africa italiano, il così detto Africa Act, che stanzia 200 milioni di euro per avviare la collaborazione con Libia, Tunisia e Niger, si muove nello stesso solco: addestramento, equipaggiamento e supporto alla Guardia costiera libica e alle polizie di controllo alle frontiere interne dei paesi africani, per contrastare il traffico di migranti, e poi il sostegno allo sviluppo delle comunità locali con qualche progetto di cooperazione, come fiore all’occhiello.  

Il ruolo di gendarme che l’Unione Europea aveva delegato, e profumatamente pagato, alla Turchia, non è immediatamente replicabile sul fronte sud, per l’instabilità politica della Libia, ma la filosofia è la stessa. Si pagano le elite locali per rinforzare le loro polizie nella speranza che queste siano in grado di sviluppare un qualche contrasto ai trafficanti d’esseri umani.

Non una parola sui corridoi umanitari, nonostante l’esperienza messa in campo dalla Comunità di S.Egidio e delle Chiese Evangeliche stia dimostrando che è una strada percorribile ed efficace. Non un cenno alle conseguenze nefaste sulle persone che cercano rifugio da noi. Per loro aumenteranno i costi ed i rischi, se respinti si troveranno in balia della violenza dei campi di detenzione, mentre “i commercianti di carne umana” troveranno altri canali, più pericolosi e più disumani, come ha giustamente fatto notare Giusi Nicolini, perché fermare le migrazioni è impossibile.

Ancora una volta la determinazione dei partiti al governo in Europa a inseguire le destre più estreme sul loro terreno da un lato, paradossalmente, accredita sempre di più le loro posizioni presso la gente comune che si convince del pericolo migrante e del fatto che siamo in piena invasione, dall’altro impedisce all’Unione Europea di avere una politica lungimirante, capace di regolamentare davvero le migrazioni nel rispetto dei diritti umani e di una nuova giustizia sociale e climatica.

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