La Siberia continua a bruciare

Nella regione russa le fiamme hanno distrutto oltre 3 milioni di ettari di foresta. Putin invia l'esercito nell'area. Ma sui social network crescono le proteste per la lentezza dei soccorsi

immagine di un incendio in Siberia

Non si arresta in Russia l’ondata di incendi che ha travolto vaste aree del Paese da giorni. Su tutto il territorio nazionale sono oltre 150 gli incendi boschivi che si stanno estinguendo. Ma almeno altri 300 sono in corso, in zone difficili da raggiungere. Ad oggi il bilancio dei danni causati dalle fiamme è pesantissimo: sono stati infatti bruciati circa tre milioni di ettari di territorio, con il fumo che ha raggiunto anche alcune zone della Mongolia.

La situazione in Siberia

Resta difficile da gestire anche la situazione in Siberia dove il surriscaldamento di diverse aree ha seccato gli acquitrini pieni di torba la quale, essiccandosi, è andata in fiamme facilmente distruggendo finora almeno 3,2 milioni di ettari di foresta. Nonostante si tratti di dinamiche piuttosto note, quest’anno la situazione appare nettamente peggiore rispetto al passato. Il ministero delle Risorse naturali russo ha riferito che l’area delle foreste colpita da incendi ha un’estensione superiore del 12% rispetto al 2018. I roghi sono in corso dall’inizio di luglio con lo stato d’emergenza introdotto nella regione di Irkutsk, nel territorio di Krasnoyarsk, in due distretti della Buriazia e in una regione della Yakuzia. Il paradosso è che di fronte agli incendi per giorni le amministrazioni locali sono rimaste ferme. Un regolamento in vigore in Russia, infatti, prevede che si può non intervenire finché i roghi non minacciano i centri abitati, se i costi delle operazioni di estinzione superano i possibili danni causati dai roghi.

Putin invia l’esercito in Siberia

La gravità della situazione ha spinto il governo centrale di Mosca a intervenire. Il 30 luglio il premier, Dmitri Medvedev, ha presieduto una riunione d’emergenza con i responsabili dei ministeri coinvolti e ha incaricato il ministero dell’Ambiente, Dmitry Kobylkin, di recarsi in Siberia per valutare personalmente la situazione. Mentre il 31 luglio il presidente Vladimir Putin ha inviato alcune unità anti-incendio dell’esercito per tamponare l’emergenza. Il Ministero della Difesa ha dispiegato dieci aerei e dieci elicotteri anti-incendio nella regione di Kransojarsk, una delle più colpite, dove operano al momento circa 800 vigili del fuoco.

Le proteste sui social

Sui social network non sono tardate a diffondersi le proteste per la lentezza degli interventi delle autorità russe. Gli hashtag #SalvateLaSiberia e #LaSiberiaBrucia sono diventati gli slogan della protesta, mentre designer e artisti e personaggi dello showbiz russo hanno lanciato appelli al governo perché acceleri gli interventi. Nel mirino delle critiche sono finiti diversi governatori locali, primo tra tutti quello di Krasnoyarsk, Aleksandr Uss, il quale aveva dichiarato che “gli incendi sono fenomeni naturali comuni e combatterli è senza senso; a nessuno viene in mente di affondare un iceberg per rendere più tiepida la temperatura in inverno”.

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