venerdì 14 Maggio 2021

Acquista

Login

Registrati

La sfida di Porta Palazzo

Repopp

di Marco Carlone e Daniela Sestito

A Torino, Porta Palazzo è una vera istituzione. Attivo dal 1835, è il mercato cittadino per eccellenza, una piazza di 51.000 m2 dove più di mille ambulanti – la maggior parte operanti nel settore alimentare – lavorano sei giorni su sette. Un luogo d’incontro nel cuore della città, il fulcro chiassoso e colorato del commercio quotidiano, che genera però da sempre grandi quantità di rifiuti: ogni anno, Porta Palazzo produce circa 4.000 tonnellate di spazzatura, per uno smaltimento che costa circa 1,8 milioni di euro alla collettività. Per porre un freno allo spreco alimentare e ai suoi costi, dal 2016 è attivo “Repopp – Progetto valorizzazione organico Porta Palazzo”, un’iniziativa per il recupero e la redistribuzione gratuita dei prodotti invenduti.
«Recuperiamo in media 200 kg di cibo al giorno, anche se d’estate i numeri crescono esponenzialmente», racconta Gaetano, torinese appassionato di recupero e restauro, mentre pesa una cassetta di carote. «Oggi c’è poca roba, ma ogni giorno è diverso dal precedente. Ieri, ad esempio, è arrivata una partita di banane da 50 kg. L’estate scorsa ci è addirittura capitato di raccogliere 600 kg in un solo giorno». Secondo Waste watcher, l’osservatorio nazionale sugli sprechi alimentari, ogni anno nel mondo si buttano circa 1,6 milioni di tonnellate di cibo, per una spesa totale di 1.000 miliardi di dollari. Ma non si tratta soltanto di una questione economica. Per produrre alimenti che poi finiscono in pattumiera, come denuncia il rapporto Fao del 2013 “Food wastage footprint: impact on natural resource”, c’è uno spreco annuale d’acqua pari alla portata del fiume Volga e uno sfruttamento di terreno di 1,4 miliardi di ettari, un terzo della superficie agricola mondiale. Lo studio evidenzia che il 46% delle perdite avviene proprio in fase di consumo e distribuzione.
«Siamo partiti con le “Sentinelle dei rifiuti”, un gruppo di volontari che andava di banco in banco a consegnare sacchetti per l’umido allo scopo di limitare il problema della scorretta differenziazione. Un modo per evitare che l’organico finisse tutto in un unico cassonetto», spiega Paolo Hutter, ideatore di Repopp e presidente di Eco delle Città, l’associazione che gestisce l’iniziativa. Da quella prima esperienza, l’idea di fare uno step ulteriore nella catena del recupero, scegliendo di coinvolgere gli “ecomori”, i richiedenti asilo che vivono intorno alla città: un progetto di economia circolare che vuole essere anche spazio di inclusione per le differenti anime della comunità. «Il mio sogno è che questo possa diventare un lavoro vero per qualcuno in un futuro non troppo lontano», confida Hutter. Oggi la maggior parte degli addetti alla raccolta opera infatti su base volontaria e solo un piccolissimo nucleo di collaboratori è assunto dall’associazione. Fra questi c’è Omar, un ragazzo gambiano che coordina le operazioni. Per ogni cassetta che arriva, è lui a pesare i prodotti su una bilancia e a metterli ordinatamente sotto il banco, separando la merce andata a male da quella riutilizzabile.
Alessandro invece è uno scout marchigiano e uno studente del Politecnico di Torino, al suo primo giorno di servizio: «Sono qui anche perché studiando ingegneria energetica mi interessa particolarmente il tema del recupero. E poi è una buona occasione per socializzare un po’ con nuove persone». Sbuccia un mandarino insieme a Mamadou, ragazzo maliano classe ’99 arrivato in Italia via mare solo qualche mese fa. Di fianco al banchetto oggi c’è anche Federica, una studentessa che mette da parte cinque cassette miste da portare sulle montagne dell’alta Val Susa, in quei luoghi di confine dove i migranti sfidano l’inverno alpino per valicare a piedi le montagne e tentare la sorte in Francia.
Pochi minuti dopo le 14 – prima non si può distribuire niente, per non fare concorrenza agli ambulanti –  sul banchetto dell’associazione il variegato team in pettorina rossa ripone frutta e verdura raccolta, suddividendola nelle cassette. Di fronte, una platea altrettanto eterogenea si mette in attesa: una suora, due senzatetto, quattro signore anziane, una professoressa di italiano in pensione, tre studenti universitari, un impiegato, due collaboratrici domestiche. Non solo persone in difficoltà economica, ma anche i cosiddetti freegans, consumatori che basano il proprio stile di vita su un consumo minimo e attento delle risorse. Una tendenza in crescita, che va ben oltre i banchi di Porta Palazzo. Secondo il report 2018 di Waste watcher, gli italiani si mostrano sempre più attenti alla problematica, dichiarando di sentirsi in colpa ogni volta che buttano via del cibo ancora buono nel 92% dei casi. Quattro intervistati su dieci sostengono invece di aver migliorato le proprie abitudini quotidiane e di essere più scrupolosi con gli alimenti in scadenza. Tuttavia, nelle famiglie italiane si sprecano mensilmente ancora circa 3 kg di cibo commestibile, per un valore economico di 8,5 miliardi di euro l’anno, lo 0,6% del nostro Pil.
Esperienza di donazione alimentare, ma anche pratica di consumo alternativo e di integrazione, RePopp è un’azione combinata che si mette a servizio della collettività sotto più profili, generando risultati concreti. Sono i numeri a parlare: grazie all’azione quotidiana degli ecomori sono stati oltre 50.000 i kg di cibo recuperato nel solo 2018. Sulla scia di RePopp sono nate due iniziative simili a Roma e a Milano. Insomma, è un modello in via di progressiva diffusione, che va a inserirsi in uno scenario nazionale dove i margini di miglioramento sono ancora tanto, troppo consistenti. l

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

Articoli correlati

Il 13 maggio l’overshoot day per l’Italia

Lo segnala il Global footprint network, che calcola l'impronta ecologica di ciascun Paese e quello globale. Dal 14 e fino alla fine dell'anno in corso il nostro Paese andrà in debito con la Terra  

International Day of Light, 7 scienziati che hanno rivoluzionato il mondo dell’energia

Il 16 maggio si celebra la Giornata internazionale della luce. Da Benjamin Franklin a Nikola Tesla, le persone che hanno illuminato il mondo  

Una mascherina chirurgica può rilasciare fino a 173mila microfibre al giorno in mare

Lo rileva uno studio dell'Università di Milano-Bicocca. Per le specie marine possibili danni da ostruzione in seguito a ingestione ed effetti tossicologici dovuti a contaminanti chimici e biologici

Seguici sui nostri Social

16,978FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Il 13 maggio l’overshoot day per l’Italia

Lo segnala il Global footprint network, che calcola l'impronta ecologica di ciascun Paese e quello globale. Dal 14 e fino alla fine dell'anno in corso il nostro Paese andrà in debito con la Terra  

International Day of Light, 7 scienziati che hanno rivoluzionato il mondo dell’energia

Il 16 maggio si celebra la Giornata internazionale della luce. Da Benjamin Franklin a Nikola Tesla, le persone che hanno illuminato il mondo  

Una mascherina chirurgica può rilasciare fino a 173mila microfibre al giorno in mare

Lo rileva uno studio dell'Università di Milano-Bicocca. Per le specie marine possibili danni da ostruzione in seguito a ingestione ed effetti tossicologici dovuti a contaminanti chimici e biologici

Moda e sostenibilità: al via la partnership tra Apparel Impact Institute e Legambiente

L’obiettivo è sviluppare un piano di progetti e azioni per far sì che le attività della filiera di settore abbiano un impatto sempre più positivo sull’ambiente anche nel nostro Paese

I Fridays for future (e non solo) manifestano contro Eni

I presìdi sono organizzati lo stesso giorno dell'assemblea degli azionisti. Denunciano le responsabilità del cane a sei zampe nella crisi climatica e nella devastazione ambientale
Ridimensiona font
Contrasto