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La scrittrice Antje Damm: “I bambini sanno che non sempre gli adulti possono spiegargli il mondo”

Antje Damm

Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura” di Antje Damm, uscito lo scorso ottobre per l’editore Orecchio Acerbo, è un libro necessario. Uno di quei testi che traccia una differenza, specialmente nel considerare il tema che affronta e come lo affronta. Come ogni libro che genera riflessioni e pensieri, e non risposte banali, è per tutti, anche per bambini. Ma non solo per bambini. Specialmente nei libri che parlano di natura e di ambiente, e nel più vasto campo della scienza, ci si concentra quasi esclusivamente sulla divulgazione, con esiti stilistici, educativi, espressivi anche molto diversi fra loro. Questo, in genere, presuppone che il bisogno di conoscere di chi leggerà questi volumi sia già maturato da un’altra parte – magari in famiglia, a scuola o grazie all’informazione – ma non sempre è così. Il bisogno di conoscere matura dalla competenza, dall’importanza del sapersi porre le domande giuste, come processo di ricerca. Un processo non così dissimile dalla ricerca scientifica, che rincorre domande continue e concatenate fra loro, sviluppando poi le più belle narrazioni dell’umanità, proprio perché dotate di ampia immaginazione. Questo libro suscita pensieri, domande legittime, propone un atteggiamento di ricerca e di attenzione senza scorciatoie cognitive e stereotipi, propone domande alle quali ogni sapiens ha la responsabilità di rispondere consapevole che è la propria risposta e il proprio pensiero, differente da quello di un altro sapiens.
Il libro si compone di una serie di domande legittime, accompagnate da illustrazioni prevalentemente fotografiche che le “interpretano”, presentate come punto di vista problematico: Quale domanda ti piacerebbe fare a un animale? Il lupo sogna una lupa? Perché vogliamo sapere come era la vita sulla Terra tanto tempo fa? Domande legittime, non retoriche, che affrontano i “perché”, quelli veri, quelli che formulano i bambini e ai quali spesso rispondiamo sbrigativamente con un bel discorsetto di spiegazione. Ai bambini proponiamo di capire, invece loro ci chiedono la ragione delle cose, di sviluppare pensieri. Le domande di questo libro non hanno nessuna spiegazione, e per questo meritano grande attenzione: sono attivatori di pensiero scientifico. Ogni essere vivente ha capacità speciali?, In natura ogni cosa poi finisce? Sono domande esistenziali, esattamente quelle che i bambini fanno con i loro “perché?” e che noi adulti abbiamo dimenticato di esserci fatti, preferendo le facili risposte social disponibili nell’ampio mercato degli stereotipi. Per questo è un libro necessario, un libro generatore di pensiero, molto lontano dall’idea che la natura e la scienza siano una lista di risposte pronte all’uso.

Antje Damm
Abbiamo intervistato Antje Damm su alcuni nodi espressivi ed educativi del suo volume, per capire meglio il suo punto di vista.

Alla luce del bel risultato artistico e narrativo ottenuto, ci racconta qual è stata l’idea dalla quale è partita per immaginare e impostare il suo libro?
La mia esperienza è che ai bambini piace essere interpellati e mi piace pensare che ci sia un filosofo in ogni bambino. Molti dei miei libri riguardano il libero pensiero indipendente perché i bambini si rendono conto che non sempre gli adulti possono spiegare loro il mondo, ma sanno che insieme possono cercare risposte e ulteriori domande. E imparano che a volte non c’è “giusto” o “sbagliato” e che i loro pensieri sono unici e preziosi.

Il testo è costruito con domande che invitano a riflettere sul modo di rapportarci alla natura e più in generale alla scienza. Perché?
È importante che l’etica sia sempre parte integrante di tutta la ricerca scientifica: non possiamo fare tutto ciò che è scientificamente, tecnicamente o medicalmente possibile senza pensare a che cosa significhi per noi esseri umani, per la nostra cultura e per la nostra convivenza. Per questo credo che i bambini dovrebbero poter imparare a pensare tanto quanto imparano a leggere, scrivere, fare matematica. A imparare il rispetto per le opinioni dissidenti e l’orientamento nelle questioni etiche.

Secondo lei il falconcello è crudele quando infilza una preda? È una delle domande nel suo libro…
Non ho una risposta chiara e definita. Ma una domanda del genere ne solleva altre a cui pensare. Non si tratta di rispondere in modo inequivocabile, è invece un problema di ricerca che può essere pieno e ricco di conoscenze e farci andare avanti. Possiamo continuare a formulare domande su domande. Del resto anche noi umani mangiamo animali, non siamo anche noi crudeli? Il falconcello che alternative ha? Sta pensando alle sofferenze della sua vittima? Che cosa mangia la rana che a sua volta è una vittima? Non ci si dovrebbe chiedere se la rana è crudele quando mangia una mosca?

Nel suo libro anche le illustrazioni sono particolarmente evocative e stimolanti, inoltre ha utilizzato molto anche l’immagine fotografica.
Le illustrazioni sono volutamente molto diverse nello stile perché vogliono sostenere visivamente la complessità delle domande. Se questo libro fosse stato illustrato con un unico stile sarebbe risultato noioso. Non ho mai studiato illustrazione, sono un architetto, e forse questo è uno svantaggio a volte, ma è allo stesso tempo un vantaggio perché sono molto sperimentale, lavoro molto liberamente. Fotografare è divertente per me e le foto sono un buon strumento di illustrazione per molte domande, perché i bambini si rendono conto che si tratta di immagini vere, reali.

Ci dice una ragione per la quale questo libro dovrebbe essere letto tanto dagli adulti quanto dai bambini?
Tutte le persone, giovani e meno giovani, dovrebbero avere l’opportunità e il coraggio di affrontare questioni difficili. Non farei alcuna differenza fra adulti e bambini. In definitiva, non possiamo rispondere a tutte queste domande filosofiche, ma può emergere un intero cosmo di altre domande: è di questo che si tratta. Noi adulti ci domandiamo quanto siano grandi i pensieri dei bambini e quanto essi siano aperti e liberi di affrontarli. Ho sperimentato in prima persona che questo mi ha portato ad arricchire me stessa.l

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