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La scomparsa delle spiagge libere

Oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione secondo il nuovo report di Legambiente. L’associazione: “Serve al più presto una Legge per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione. E un piano nazionale di adattamento al clima per affrontare l’erosione”

Si possono percorrere chilometri in Italia a bordo della costa e non intravvedere nessuna spiaggia libera. Questo dato sconfortante è stato confermato anche quest’anno in questa seconda estate di pandemia: oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione. Sono aumentate in tutte le Regioni le concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 contro le 10.812 del 2018 con un incremento del +12,5%. Tra le regioni in alto alla classifica ci sono Liguria, Emilia-Romagna e Campania con quasi il 70% dei lidi occupati da stabilimenti.

Sono aumentate in tutte le Regioni le concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 contro le 10.812 del 2018 con un incremento del +12,5%

Altri decisi incrementi si registrano in Abruzzo e nelle regioni del sud a partire dalla Sicilia dove le concessioni per stabilimenti balneari hanno avuto un aumento del +41,5%; seguita da Campania che registra un aumento del +22,8% e dalla Basilicata (+17,6%). Il paradosso è che i canoni che si pagano per le concessioni sono ovunque bassi e che in alcune località di turismo di lusso sono irrisori a fronte di guadagni milionari. Ad esempio per le 59 concessioni del Comune di Arzachena, in Sardegna, lo Stato nel 2020 ha incassato di 19mila euro l’anno. Una media di circa 322 euro ciascuna l’anno. “La situazione delle spiagge in concessione in Italia non ha paragoni con nessun Paese europeo. Un patrimonio ambientale e pubblico così straordinario – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – deve essere gestite nella massima trasparenza, tutelando il diritto a fruire delle spiagge. Oggi non è così, non esista una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, per cui assistiamo a una corsa alle nuove concessioni e a situazioni dove non esistono più spiagge libere. Chiediamo alla politica e ai balneari di smetterla di parlare della Direttiva Bolkestein, lasciando la questione delle aste alla magistratura, e di affrontare assieme finalmente le questioni delicate che interessano le coste italiane, come l’erosione, il diritto alle spiagge libere e la qualità dei servizi, la tutela della costa. Inoltre, al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, spetta il compito di rendere finalmente trasparenti e accessibili i dati che riguardano il modo con cui vengono gestite queste delicate aree in cui troppo spesso assistiamo a vere e proprie privatizzazioni di fatto.

Il paradosso è che i canoni che si pagano per le concessioni sono ovunque bassi e che in alcune località di turismo di lusso sono irrisori a fronte di guadagni milionari

A pesare sulle poche spiagge italiane è anche il problema dell’erosione costiera: un fenomeno che sta aumentando a causa della crisi climatica e riguarda circa il 46% delle coste sabbiose. La spesa per combatterla – con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni – è di circa 100 milioni di euro l’anno ed è maggiore rispetto a quanto lo Stato incassa effettivamente dalle concessioni balneari (83milioni gli incassi effettivi su 115 milioni nel 2019, unici dati disponibili). Uno dei problemi è che si continua ad intervenire con opere rigide come pennelli e barriere frangiflutti, che interessano almeno 1.300 km di costa, e su cui bisognerebbe aprire una riflessione sulla reale efficacia. E poi c’è la questione legata alle coste non balneabili: complessivamente lungo la Penisola il 7,7% dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. Sicilia e Campania contano in totale circa 55 km su 87 km interdetti a livello nazionale. È quanto racconta e denuncia Legambiente con il suo nuovo Rapporto Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane” attraverso il quale scatta una fotografia aggiornata e dettagliata dei lidi italiani con dati e numeri alla mano, facendo il punto anche su nodi irrisolti, questioni ambientali da affrontare ed esperienze green . Il report verrà presentato questo pomeriggio a Lecce nel corso nella prima Conferenza nazionale dei Paesaggi Costieri dal titolo “Coste in movimento”, in programma il 15 e 16 luglio, e organizzata da Legambiente e dall’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani con il contributo del Comune di Lecce, della Regione Puglia e del Parco naturale regionale Bosco e Paludi di Rauccio. Nella due giorni si confronteranno realtà del settore, amministrazioni, associazioni e rappresentanti istituzionali. Inoltre, per l’occasione sarà inaugurata la mostra fotografica “Erosioni” sulle trasformazioni dei territori costieri”, frutto del concorso fotografico nazionale.

Tutela delle spiagge: l’ambizione di Lecce 

La scelta di Lecce ha un valore anche di messaggio rispetto alle sfide che riguardano il futuro delle aree costiere, ci troviamo infatti in un Comune che ha preso decisioni ambiziose e innovative a tutela della spiaggia e in una Regione che ha fissato un obiettivo di spiagge libere che è il più alto in Italia. Proprio dalla città pugliese l’associazione ambientalista lancerà le sue proposte chiedendo di approvare quanto prima una legge per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e per premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione. In particolare, i primi tre obiettivi della Legge dovranno essere quelli di stabilire un limite massimo del 50% per le spiagge in concessione in ogni comune, con regole per garantire passaggi e spazi per i cittadini. Premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione e adeguare i canoni delle spiagge in concessione. L’altra proposta che lancia Legambiente è quella di approvare al più presto un piano nazionale di adattamento al clima, con specifica attenzione per le aree costiere come hanno fatto gli altri grandi Paesi europei. Solo in questo modo sarà possibile affrontare i crescenti impatti di eventi estremi sulla costa, l’erosione e la questione dell’innalzamento del livello del mare che porterà a sommergere molti tratti del territorio italiano secondo gli scenari disegnati da Enea e Cmcc.  “Da un governo europeista e impegnato nella transizione ecologica come quello guidato da Mario Draghi – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – ci aspettiamo che finalmente si affrontino questi temi e si punti ad un grande progetto di riqualificazione delle aree costiere, della loro accessibilità e fruizione turistica. Per Legambiente sono chiare le priorità che vanno affrontate con una nuova Legge di riordino delle coste e con politiche che puntino a valorizzare questo straordinario patrimonio”. “Risulta fondamentale – commenta Ruggero Ronzulli, presidente Legambiente Puglia – confrontarsi e discutere unitamente sui temi della riqualificazione delle aree costiere, accessibilità e fruizione turistica. Partire proprio dalla Puglia ci sembra un messaggio importantissimo perché la nostra regione se da un lato ha avuto una crescita importante in termini di turismo, dall’altro sta subendo in modo pesante l’erosione costiera a causa di interventi dell’uomo progettati e pensati male. E’ fondamentale istituire una cabina di regia che guardi il tema a 360° rispettando il paesaggio, il territorio, le spiagge e lo sviluppo turistico.

Spiagge libere

Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Veneto si confermano le cinque regioni in cui non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate. Altre regioni sono invece intervenute fissando percentuali massime, ma poche sono quelle intervenute con provvedimenti davvero incisivi e con controlli a tutela della libera fruizione. Tra i casi virtuosi la Puglia e la Sardegna che hanno stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti fissando una percentuale di spiagge libere pari al 60%, superiore rispetto a quelle da poter dare in concessione (40%). Segue il Lazio che fissa al 50% la quota minima di spiaggia libera o libera attrezzata. Lungo il litorale romano, si registra allo stesso tempo il record negativo per continuità di litorale senza spiaggia libera, con un muro a Ostia che impedisce per circa 3,5 chilometri di vedere il mare e di fruirne gratuitamente. Nel marzo 2020, sono stati abbattuti i manufatti abusivi nell’area dell’ex stabilimento “L’Arca”, un passo in avanti ma comunque di piccole dimensioni rispetto al problema.

Resta il nervo scoperto della poca trasparenza dei canoni pagati per le concessioni e della non completezza dei dati per delle aree che appartengono al demanio dello Stato. Gli ultimi dati disponibili sulle entrate dello Stato sono del 2019, poiché lo scorso anno nella relazione tecnica del cosiddetto “Decreto Agosto” di risposta alla crisi pandemica, si trova che l’ammontare è pari a 115 milioni, di cui solo 83 però effettivamente riscossi. Non solo appare rilevante questa differenza tra quando dovuto e effettivamente pagato, ma risultano ancora da versare 235 milioni di euro di canoni non pagati dal 2007. Sembra quasi che allo Stato non interessino i canoni delle spiagge. Eppure il giro di affari degli stabilimenti balneari è stato stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui. Intanto continua il valzer della proroga senza gara delle concessioni balneari: ultima, in ordine di tempo, quella approvata nella Legge di Bilancio 2019 e nel recente Decreto Rilancio che le estende fino al 2033, nonostante già nel 2009 l’Ue abbia avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia chiedendo la loro messa a gara, visto che la Direttiva Bolkestein del 2006 prevede procedure di evidenza pubblica.

Buone notizie green

L’ondata degli stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità è in crescita: ci sono quelli plastic free, quelli che investono sul solare, che salvaguardano le dune, valorizzano prodotti a km zero, prevedono spazi ad hoc per chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica. Anche quest’anno nel report si segnalano gli stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità: ci sono quelli plastic free, quelli che investono sul solare, che salvaguardano le dune, valorizzano prodotti a km zero, prevedono spazi ad hoc per chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica. Tra le new entry di quest’anno: Bagno Giulia 85 – Riccione è il primo stabilimento entrato a far parte del progetto provinciale sul turismo sostenibile “Agenda 21e la Spiaggia Tamerici – Cesenatico un arenile rinaturalizzato libero, dove a differenza delle altre spiagge libere qui l’ombrellone non lo devi portare, perché l’ombra è disponibile, naturale, gratuita grazie agli ombrelloni di tamerice. La spiaggia è accessibile anche a persone con ridotta capacità motoria e anche i servizi essenziali come le cabine spogliatoio e le docce sono state realizzate con pali di castagno privi di corteccia e l’acqua tiepida è garantita da un sistema di tubi interrati, per sfruttare il surriscaldamento del suolo.

Infine spazio anche alle best practises per contrastare l’erosione costiera. Tra gli esempi virtuosi a Bergeggi (SV) la spiaggia delle Sirene è rinata dopo l’intervento di ripascimento del 1992, mentre a Vallecrosia (IM), grazie a finanziamenti ottenuti nel 2004, sono stati utilizzati 300 mila metri cubi di materiale preso dall’alveo del torrente Verbone con l’ottimo risultato di rendere inutili i pennelli e creare una spiaggia di 60-70 metri già nel 2006. In Sardegna il comune di Posada (NU) ha, nel corso degli ultimi anni facendo anche tesoro delle conseguenze traumatiche delle alluvioni, intrapreso una scelta di pianificazione e gestione delle trasformazioni del territorio, in particolare a Monte Orvile, che si è dimostrata all’avanguardia per la messa in sicurezza del territorio dalla speculazione edilizia e da fenomeni di dissesto idrogeologico. Altra buona pratica di gestione arriva da Gallipoli (LE), dove sono state utilizzate palizzate in castagno come struttura di difesa dall’erosione marina e accumulo del trasposto eolico per il ripascimento spontaneo del piede dunare, e graticciate sui versanti per la stabilizzazione del sedimento, previsto anche un imponente ripristino vegetazionale sul nuovo profilo e all’interno dei campi dunari.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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