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La scomparsa del maschio di tartaruga marina

Dal mensile – Quando una tartaruga marina depone le sue uova il sesso dei “piccoli” non è ancora definito. È la temperatura della sabbia a determinarlo. Ma superati i 29,2 °C nasceranno solo femmine

Tanto tempo e tanta fatica. Lunghe distanze percorse per tornare sul luogo esatto della propria nascita, dopo più di quindici o vent’anni, a scavare un nido e depositare le uova amorevolmente custodite. Subito dopo, l’addio e il ritorno in mare aperto. Le madri di tartaruga marina riprendono a nuotare, senza aspettare di vedere le uova schiudersi e i piccoli nascere. Le lasciano lì, ben coperte sotto la sabbia, dove rimarranno per un periodo compreso fra i 45 e i 70 giorni, secondo la specie, l’andamento termico stagionale e le caratteristiche della sabbia (colore, granulometria e umidità). In ogni nido ci sono circa cento uova dal guscio molle, di dimensione simile a quella di una palla da ping-pong. All’interno le piccole tartarughe si formano in ogni loro parte, pronte a nascere minute e perfette nel buio della notte e a correre zigzagando verso il mare, seguendo istintivamente il riflesso della luna sull’acqua.

Alla deposizione, però, i futuri nascituri non hanno ancora un sesso definito. È la temperatura della sabbia a determinarlo nel corso del loro sviluppo embrionale, come succede a molti altri rettili in natura, per esempio coccodrilli, caimani e lucertole. Per le tartarughe, la temperatura massima per mantenere un rapporto paritario fra i sessi alla nascita è di circa 29,2 °C, superata la quale i nuovi nati saranno solo femmine. In condizioni ideali questa temperatura si raggiunge a metà della camera delle uova: da quelle posizionate sopra nasceranno le femmine e al di sotto, al fresco, i maschi. Oltre alla determinazione del sesso, la temperatura di incubazione influenza il tasso di crescita, la morfologia e la fisiologia dei “piccoli”, nonché alcuni tratti comportamentali. Alte temperature possono causare anche una riduzione dei livelli di ossigeno nel nido, che influisce negativamente sulla coordinazione muscolare, inibendo la capacità dei neonati di uscire, sfuggire ai predatori e prendere il largo indenni. Temperature superiori ai 33 °C possono invece causare deformità e in casi estremi anche mortalità di massa della covata.

Nidi bollenti

In questo scenario così complesso e articolato, il riscaldamento globale rappresenta una grave minaccia per le sette specie di tartarughe marine esistenti, inermi di fronte alla rapidità del cambiamento climatico in atto. Le temperature medie aumentano in tutto il pianeta, provocando la nascita di un numero sempre crescente di femmine, come già documentato in Brasile, Turchia e nella Grande barriera corallina australiana. Per indagare questo fenomeno, una collaborazione internazionale fra i ricercatori della King Abdullah university for science and technology di Thuwal (Arabia Saudita) e il ministero dell’Ambiente egiziano ha monitorato per cinque mesi (da maggio a settembre 2018), a intervalli regolari di 15 minuti, i siti di nidificazione più frequentati del Mar Rosso (Small Global Island e Wadi el Gemal in Egitto, Ras Baridi, Thuwal e Al Lith in Arabia Saudita), rilevando temperature medie pericolosamente vicine o superiori ai 30 °C. Su queste spiagge sabbiose, lambite da uno dei mari più apprezzati al mondo da turisti e subacquei, nidificano ogni anno migliaia di esemplari di diverse specie. Secondo rilevazioni recenti, quelle più comuni sono le tartarughe verdi (Chelonia mydas) con 1.500 nidi all’anno e le tartarughe embricate (Eretmochelys imbricata) con 550, entrambe minacciate di estinzione secondo l’autorevole classificazione dell’International union for conservation of nature (Iucn). È su queste specie che si è concentrata l’attenzione dei ricercatori.

Modelli da studiare

Tutti i siti, eccetto Small Global Island (il più a nord), avevano temperature della sabbia ben al di sopra della temperatura critica (29,2 °C), mentre Ras Baridi (poco più a sud) si è rivelato il più caldo, con una temperatura della sabbia di 36 °C a 30 cm di profondità e 35,3 a 50 cm. Questi risultati, pubblicati su Conservation Science and Practice, suggeriscono che la femminilizzazione dei piccoli potrebbe essere già in atto. Secondo le stime, Small Global Island avrebbe avuto il più basso tasso di nascita di femmine (17,5%) alla fine di maggio, destinato però ad aumentare fino all’80% ad agosto. Ras Baridi, Wadi el Gemal e Al Lith avrebbero avuto percentuali di nascite femminili estremamente elevate, superiori al 97% per tutta la durata dello studio. Nell’interpretare i risultati, i ricercatori hanno tenuto conto anche della conformazione del Mar Rosso, stretto e lungo, che determina una notevole differenza di latitudine fra i siti analizzati. Quelli più vicini all’equatore, quindi, avrebbero dovuto mostrare temperature medie superiori. Tuttavia, la percentuale di giorni in cui è stato superato il limite massimo di temperatura è stata specifica per ogni sito, variando dallo 0 al 100%, e non poteva essere spiegata soltanto con la differenza di latitudine.

«Le tartarughe marine sono comparse nel tardo Triassico, circa 220 milioni di anni fa – spiega Lyndsey Tanabe, prima autrice dell’articolo – e si sono sempre adattate ai cambiamenti climatici del passato. L’attuale tasso di riscaldamento però, dovuto all’attività antropogenica, non ha precedenti». È importante notare che i siti studiati hanno una vegetazione scarsa o nulla, che rende difficile l’ombreggiamento dei nidi. Inoltre, la stagione di nidificazione delle tartarughe coincide con l’estate, un periodo torrido e arido in quell’area geografica del pianeta, con una media di precipitazioni di circa 2,5 mm di pioggia al mese. Il Mar Rosso ha poi una scarsa escursione di marea (dislivello ridotto fra alta e bassa, nda), un importante fattore di raffreddamento in altre parti del mondo. Così le tartarughe del Mar Rosso sono più vulnerabili all’aumento dei regimi di temperatura. «È anche vero però – riprende la ricercatrice – che il Mar Rosso è generalmente più caldo di altri siti di nidificazione. Anche se queste tartarughe potrebbero essersi già adattate al calore, è preoccupante che siano state misurate temperature così alte». I siti con temperature della sabbia più basse, come Small Gobal Island, possono rappresentare aree prioritarie per gli sforzi di conservazione ed essere modelli utili per capire la reale tolleranza dei “piccoli” o per seguire il progressivo adattamento delle specie al cambiamento climatico.

Un mare di difficoltà

Per risolvere a livello evolutivo il problema della femminilizzazione, che potrebbe impedire la riproduzione e la sopravvivenza delle specie, le tartarughe dovrebbero modificare alcuni comportamenti per abbassare la temperatura di incubazione dei loro nidi. Una soluzione efficace sarebbe quella di scavare nidi più profondi o anche quella di spostare la nidificazione prima della stagione estiva, sfruttando i mesi più freschi. Non è ancora noto, però, quanto il comportamento di nidificazione sia flessibile e neanche quali siano le reali possibilità fisiche degli animali. A peggiorare la situazione c’è anche il fatto che l’incontro fra maschi e femmine di tartaruga marina è già piuttosto difficoltoso. Sono individui solitari, che maturano sessualmente solo a un’età avanzata, alla quale non tutti arrivano. Un calo di nascite dei maschi non faciliterebbe certo la salvaguardia delle specie, già minacciate dalla presenza di luci artificiali che confondono i piccoli esemplari dopo la schiusa, non permettendo loro di distinguere il riflesso della luna dal traffico marino, che provoca gravi danni fisici, e dall’inquinamento dilagante dei mari, che le porta a ingerire quantità di plastica spesso letali. Ora per le tartarughe marine c’è un’altra grande sfida da affrontare.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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