La scienza ha suonato la campanella

Senza l’enorme sink di carbonio delle terre, con gli alberi e la vegetazione, non sarebbe possibile contrastare il cambio di clima

il valore delle forestedi  LORENZO CICCARESE

Nell’arco d’un anno, l’Ipcc ha prodotto tre importanti rapporti. L’ultimo, “Cambiamenti climatici, oceani e criosfera”, dice che il riscaldamento globale (finora 1° C sopra il livello preindustriale) ha già avuto profondi impatti su oceani, ghiacciai e persone. Il “rapporto speciale 1.5° C” ha detto che le emissioni globali di gas serra, continuano a salire, mentre l’eventualità di stare sotto 1,5° C di riscaldamento – obiettivo prioritario per l’accordo di Parigi – diventa sempre più debole. Il rapporto è una sorta di ultima chiamata per evitare il disastro climatico ma per gli scienziati salvare il pianeta è ancora possibile. A condizione che avvengano cambiamenti rapidi, di vasta scala e senza precedenti in tutti i settori della società. A cominciare da quello agricolo e della gestione del territorio.  
Il “Rapporto speciale cambiamento climatico e territorio” (da cui si è preso spunto per il nome di questa rubrica) affronta le complesse relazioni tra territorio e cambiamenti climatici, gli effetti di questi sulla sicurezza alimentare e del ruolo della natura e della sua conservazione e gestione per massimizzare il sink di carbonio (bilancio netto positivo tra assorbimenti ed emissioni di CO2) e ridurre l’effetto serra. Nel 2018 l’uso del territorio è stato causa del 24% delle emissioni di gas serra, di cui l’11% dall’agricoltura, il 13% dalla distruzione e dalla degradazione degli habitat. 
Attraverso azioni di protezione e restauro degli ecosistemi, di creazione di nuove foreste e di sviluppo su grande scala di pratiche agricole sostenibili, le terre, con i loro alberi e la loro vegetazione, potrebbero contribuire a un terzo degli impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra che sarà necessario fare da qui al 2030.
Senza la natura non sarebbe possibile raggiungere, entro il 2050, l’obiettivo di un bilancio “net-zero emissions” tra emissioni e assorbimenti. Gli scienziati dell’Ipcc dicono che si può fare. Lavorando con e per la natura.