La Repubblica delle nocciole

Con una lettera aperta indirizzata ai governatori di Umbria, Lazio e Toscana, la regista Alice Rohrwacher denuncia lo stravolgimento su paesaggio e biodiversità di una monocoltura “spalmata” nell’intero Centro Italia

piantagioni Noccioleti

A volte gli artisti sono anche cittadini e si espongono per mettere in guardia sui rischi e le trasformazioni in cui siamo immersi. Stavolta è stata la regista Alice Rohrwacher, regista residente in Umbria sull’altopiano dell’Alfina, figlia di un agricoltore e di un’insegnante, che ha denunciato l’attacco alla bellezza del paesaggio, alla biodiversità e all’ambiente sferrato dalla monocoltura da nocciole. Un vero e proprio stravolgimento, che non interessa solo l’altopiano, luogo dove il Lazio incontra l’Umbria, ma va dal lago di Vico fino alla Maremma. “Il cuore del paesaggio italiano si sta trasformando in una monocoltura perenne che sta cancellando ogni cosa”, ha scritto. In questi luoghi, dove prima c’erano tante coltivazioni, oggi c’è soltanto quella della nocciola. Lo scorso 30 gennaio, con una lettera aperta ai presidenti delle Regioni Umbria, Lazio e Marche, la regista italiana famosa in tutto il mondo per i suoi film che raccontano il mondo contadino, ha puntato il dito contro le conseguenze di questa trasformazione a monocoltura perenne. Conseguenze che non sono solo ambientali ma anche economiche e sociali.
In Umbria il piano “Nocciola Italia”, siglato a giugno dello scorso anno da Ferrero Hazelnut company, prevede entro il 2025 una superficie di 700 ettari di nuove piantagioni corilicole sul territorio regionale. A livello nazionale sono invece 20.000 gli ettari previsti. Laconico il commento di Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre: «L’abbiamo già visto intorno al lago di Vico, in provincia di Viterbo, che cosa è successo». Crucianelli denuncia la triste parabola del lago. Dichiarato zona di protezione speciale, riserva naturale regionale e sito d’importanza comunitaria, negli ultimi anni è stato vittima di degrado a causa dell’uso di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici. «Il crescente fenomeno dell’eutrofizzazione, ovvero la riduzione del quantitativo di ossigeno, aumento della clorofilla, dei nutrienti e della biomassa algale, sta determinando situazioni di alterazioni degli ecosistemi acquatici che minacciano anche la salute» spiega Antonella Litta dell’associazione Medici per l’ambiente Isde.
Il paradosso è che questa sostituzione a monocoltura della nocciola sta avvenendo con i fondi europei destinati al biologico. La prassi, che nessuno vuole ripetere ad alta voce, è questa: secondo il regolamento europeo allo sviluppo rurale si beneficia dei fondi per i nuovi impianti nei primi cinque anni, proprio quando le piante sono in crescita, ma quando si avvia la produzione delle nocciole si passa alla chimica. Anche perché le multinazionali in gioco impongono un protocollo e una modalità di produzione che non può evitare l’uso di fitofarmaci. «Il problema dei noccioleti è la cimice – precisa Crucianelli – in pratica una nocciola viene valutata buona o cattiva grazie al punteggio di cimiciato. E la multinazionale richiede un indice talmente basso che costringe all’uso dei pesticidi». Ne è testimone anche Lucia D’Amato, del circolo di Legambiente Caprarola: «Nella zona si usano soprattutto diserbanti e antiparassitari – racconta – si capisce perché l’erba diventa completamente gialla». Nonostante il lago di Vico sia una riserva naturale, gli agricoltori non vengono incoraggiati a modificare i comportamenti. «Si potrebbero usare dei prodotti che hanno origine naturale e a fronte della spesa i risultati ci sono – continua D’Amato – I benefici ci sarebbero anche perché i contadini si intossicherebbero di meno, visto che quando fanno i trattamenti devono mettere respiratori, tute, maschere. Il lago di Vico poi è una conca vulcanica in un recinto montuoso: gli interventi andrebbero ottimizzati e fatti contemporaneamente. Non c’è spirito di cooperazione».
Intanto, anche Ispra si è attivata sulla questione. La ricercatrice Silvia D’Antoni sta conducendo uno studio in cui i noccioleti biologici vengono comparati con quelli trattati. «Gli indicatori sono molteplici: biodiversità, residui di fitofarmaci nel suolo, effetti tossicologici. Abbiamo lavorato per due anni, nel 2015 e nel 2016, ma nella riserva di Vico non abbiamo trovato noccioleti biologici e quindi non avevamo termini di comparazione. Adesso ci siamo spostati nell’area di Corchiano e Civita Castellana. Di fatto si hanno indicatori di biodiversità migliori nei noccioleti biologici e non trattati, ma stiamo ancora lavorando sull’analisi dei dati, il progetto chiude a fine 2019».
Tutta questa zona ha visto un’espansione continua dei noccioleti. «C’è stato un momento in cui da un quintale di nocciole si ricavavano 300-400 euro, è chiaro che la loro coltivazione era molto incentivante – racconta Armando Di Marino, da 35 anni guardiaparco al lago di Vico – Si è cominciato con Caprarola e Ronciglione, intorno ai monti Cimini, da qui ci si è allargati verso le zone di Tarquinia e Bolsena, fino alla Toscana, dove la coltivazione del grano rende poco». A rischio sono anche le risorse idriche. «La nocciola ha bisogno di tanta acqua – precisa Di Marino –per questo prima di acquistare un terreno si chiede il permesso per aprire un pozzo capace di captare acque in profondità». A Capranica su un totale di 1.800 ettari quelli dedicati ai noccioleti sono 1.600. «C’è poi una complicazione aggiuntiva – gli fa eco Crucianelli – la quantità d’acqua andando verso il basso aumenta. Un po’ quello che sta succedendo con i ruscelli a Gallese, dove ci sono diverse dighe ormai». Una certa preoccupazione riguarda infine gli effetti sociali di questa trasformazione: la Ferrero acquista il 60/70% delle nocciole e il bio non arriva al 10% della superficie. Ecco allora i protocolli da seguire e i contadini che si fanno meri esecutori di quello che la multinazionale di turno richiede. Non conta più la conoscenza della terra, bastano operatori in grado di manovrare delle macchine. Tutto ciò è stato accompagnato da una lievitazione enorme dei terreni: chi può fare un tipo di investimento così cospicuo sono soggetti che usano la terra come strumento finanziario, concentrando la proprietà della terra. «Le nostre terre si trasformano in miniera a cielo aperto – ribadisce Crucianelli – la trasformazione della materia avviene lontano dal territorio, ai contadini-dipendenti resta poca cosa e ai nostri cittadini l’insostenibilità dell’ambiente».

Alice Rohrwacher la regista contro i nocciooleti
Alice Rohrwacher

Insomma, c’è stata una vera e propria espropriazione e si è rotto il patto fra chi vive questi posti e la terra. Anche per questo una rete di associazioni fra Orvieto e Bolsena ha organizzato un convegno sui pro e i contro della coltivazione di nocciole in programma il 16 marzo a Orvieto. E la politica che fa? “Non è detto che le modifiche paesaggistiche si rivelino sempre dannose, come nel caso della trasformazione della nostra terra in realtà vitivinicola”. Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, ha contestato così l’attacco della cineasta alla monocoltura dei noccioleti su Agrisole, quotidiano online del Sole 24 Ore: “Non si affrontano certe questioni ponendo divieti alle coltivazioni. Le richieste poste da Alice Rohrwacher devono essere discusse in chiave condivisa e concertativa da tutti gli attori della filiera, senza dimenticare che alla base di ciascuna coltivazione c’è una valutazione di tipo ambientale”. Intanto, lo scorso 16 gennaio la Regione Umbria ha emanato un bando per la creazione e lo sviluppo di una filiera corta regionale per il nocciolo, mettendo a disposizione ben due milioni e seicentomila euro a valere per il programma di sviluppo rurale 2014/2020. Di fatto si tratta di un’incentivazione di aggregazioni fra agricoltori che si impegnano a realizzare gli impianti per la produzione e soggetti intermedi che si impegnano ad acquistare le produzioni di nocciola. La Regione Lazio invece non ha replicato alla lettera aperta: già a maggio 2015 il governatore Nicola Zingaretti, il presidente dell’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo) Ezio Castiglione, e il consigliere d’amministrazione di Ferrero Trading Lux, Lucio Gomiero, hanno sottoscritto un accordo di programma per lo sviluppo della coltivazione delle nocciole nel Lazio. La Regione si è impegnata, con il Programma di sviluppo rurale 2014-2020, a sostenere e a incentivare il comparto della nocciola. Mentre il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha interpretato la lettera della regista come un “desiderio di ritorno al passato”.
«La politica sembra ferma agli anni Ottanta – ribatte Alice Rohrwacher – Mentre fior di studi raccontano del valore del mosaico paesistico, della multifunzionalità del territorio e delle relazioni complesse, la politica sembra rimasta indietro». La sua lettera aperta, nata dall’idea di dare una mano ai presidenti di Regione, non ha avuto l’esito sperato. «Certo che l’agricoltura è mossa da grande interessi, ma la politica serve a capire proprio questo: se l’interesse dei pochi sia anche un vantaggio per i molti. È una grande responsabilità civile. Qui si sta scegliendo uno sviluppo: quello del nocciolo. Ma a quanti sviluppi alternativi si rinuncia? Che ne sarà delle piccole aziende agricole, degli agriturismi, delle guide escursionistiche, del turismo e della salute dei residenti? Chi vorrà bere e lavarsi con l’acqua che assorbe questa trasformazione? Alla fine, tutto si può ridurre a una sola domanda: ma la politica sta accompagnando questa trasformazione o la sta subendo?».l

PrecedenteIl tempo delle api
SuccessivoMiserabili attuali
Avatar
Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi scrive per la rivista, segue l'online e non solo. Interessata ai social media, da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni giornalistiche quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti" e come autrice testi in Rai. È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it