“Cambiare aria”, editoriale di febbraio

“Lo smog uccide” era il titolo della nostra copertina di febbraio 2017. A distanza di due anni avremmo potuto riscriverlo perché l’aria delle nostre città è ancora troppo inquinata

“Lo smog uccide” era il titolo della nostra copertina di febbraio 2017. A distanza di due anni avremmo potuto riscriverlo perché l’aria delle nostre città è ancora troppo inquinata. Secondo l’ultimo rapporto “Mal’Aria” di Legambiente, nonostante i piani speciali anti traffico promessi da ministri e amministratori a ogni emergenza smog, le emissioni del traffico veicolare, delle attività industriali e delle caldaie per il riscaldamento continuano a uccidere oltre sessantamila italiani all’anno. Tanti quanti vivono in una città come Matera, che in queste settimane inizia il suo anno da “capitale europea della cultura”.

Con l’illustrazione di copertina firmata da Silvia Casanova abbiamo voluto rovesciare la realtà e disegnare una città senza smog. Perché trasformare le aree urbane in luoghi in cui ci si possa spostare a piedi, in bici, con acceleratori di andatura elettrici o mezzi pubblici efficienti è possibile. A patto di investire in piani di ammodernamento, come sta per fare Londra e come ha già fatto Copenhagen, che per favorire gli spostamenti a pedali, di persone e merci, investe cifre impensabili alle nostre latitudini. Con ottimi risultati: il 62% dei suoi cittadini ogni giorno arriva a scuola o al lavoro in bicicletta, appena il 9% con l’auto privata. In Italia sono invece circa 900mila le persone che pedalano quotidianamente verso il lavoro, ancora poche ma in crescita rispetto ai 743mila del 2015.

Si spostano sui “one euro bus” gli immigrati che lavorano nelle terre del caporalato a Castel Volturno. Su pulmini bianchi sgangherati, nigeriani, ghanesi, iraniani ed est europei raggiungono il posto di lavoro, se così si può chiamare. Vite invisibili al confine fra centro e periferia del nostro Paese, svelate nell’inchiesta di Rocco Bellantone a pag. 40.

Adriano Marzi, nell’inchiesta a pag. 34, racconta invece ai nostri lettori il conflitto innescato dal nuovo presidente brasiliano, Jair Bolsonaro. Da una parte il modello latifondista di sfruttamento dell’Amazzonia, dall’altra quello di estrazione sostenibile delle risorse naturali in difesa del quale trent’anni fa lottò, e fu ucciso, Chico Mendes. Non facciamo fatica a immaginare che nei prossimi anni lo sguardo di Nuova Ecologia sarà spesso rivolto al grande polmone della Terra: il destino della lotta ai cambiamenti climatici è indissolubilmente legato a quello della grande foresta, in Brasile come in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador e Bolivia.

Metti mi piace alla nostra pagina Facebook

 

Seguici su Twitter

 

Seguici su Instagram