La nostra bella terra

Ambientato nelle incontaminate regioni del nord della Columbia britannica, in Canada, area abitata in origine dalle tribù indigene dei Tahltan, le cosiddette First nations

Koneline, our land beautiful

La canadese Nettie Wild ama volare alto e lo fa attraverso le sue riprese dal cielo. Sono due minuti da ricordare quelli che aprono Koneline: our land beautiful, opera con cui la regista ha vinto l’Hot docs, il più importante festival del Nord America per il documentario. Koneline è ambientato nelle incontaminate regioni del nord della Columbia britannica, in Canada, area abitata in origine dalle tribù indigene dei Tahltan, le cosiddette First nations. Una popolazione legata alla propria terra, tanto da chiamarla, in dialetto, “la nostra bella terra”: Koneline, appunto.
A indicarlo come “the golden triangle” sono invece le compagnie minerarie di rame e oro che stanno concentrando i loro interessi nell’area. Il racconto però non si focalizza solo nel contrasto che sta vivendo il popolo Tahltan nel conciliare gli interessi economici (e quindi il benessere e il lavoro) con la salvaguardia del territorio. Preferisce cercare, con una scelta per certi versi spiazzante, una prospettiva imparziale.
Le scene di protesta contro le compagnie minerarie che vogliono sfruttare il territorio diventano così un momento di cronaca quasi marginale, uno dei tanti, e l’arco narrativo del documentario si sfuma nei colori, negli scenari e nei volti delle persone incontrate. Al centro è la bellezza della natura, il tentativo di tradurre in versi le immagini. Riprese poetiche per un documentario che sembra un atto d’amore.