Lampedusa rinasce

A metà degli anni ’90, prima che Legambiente prendesse in gestione la spiaggia preferita dalle tartarughe, quei luoghi erano meta di un turismo selvaggio e abusivo. Oggi la nidificazione della Caretta Caretta è il segno che la tutela paga / Se la spiaggia più affollata accoglie le uova / Volontari per la nidificazione

foto di una Caretta Caretta di Marco Melodia

Come accade quasi ogni estate qualche ora fa una Caretta caretta ha deposto le uova sulla spiaggia della Guitgia a Lampedusa. E’ un fenomeno meraviglioso, quasi magico, che si ripete annualmente grazie a un contesto sempre più ospitale creato dagli operatori della Riserva naturale orientata della spiaggia dei conigli di Lampedusa gestita da Legambiente. La spiaggia scelta quest’anno è quella più vicina al porto del paese e più frequentata dai bagnanti. Qui i volontari della riserva sono intervenuti a delimitare l’area di nidificazione e proteggerla per i prossimi due mesi. Si tratta di una pratica ormai consolidata, grazie al lavoro ventennale svolto da Legambiente sull’isola di Lampedusa, un lavoro che è partito dalle esigenze di tutela proprio di questo fenomeno (la nidificazione delle tartarughe sulla spiaggia dei Conigli), ma si è sempre posto il problema di farlo coesistere con la pratica della balneazione. E’ stata proprio la tartaruga ad indicare la strada per il recupero di un pezzo di territorio altrimenti condannato alla banalizzazione di uno sviluppo orientato solo dallo sfruttamento selvaggio a fini ricreativi.

A metà degli anni ’90, prima che Legambiente prendesse in gestione la spiaggia preferita dalle tartarughe, quei luoghi erano meta di un turismo selvaggio e abusivo, fatto di camion bar fin sulla spiaggia e di sentieri trasformati in strade carrabili per permettere alle macchine di arrivare a ridosso del bagnasciuga. Sembra passato un secolo e la tutela di quei luoghi ha permesso di ridisegnare un profilo di costa che ha restituito maestosità a quelle spiagge. E lo ha fatto con mestiere, mantenendo spazi e ambiti riservati alla balneazione, senza escludere quindi, piuttosto favorendo la buona coesistenza, possibile proprio grazie alla sapiente opera di gestione dovuta in buona parte, vale la pena ricordare, alla determinazione e all’abilità di Giusi Nicolini, storica direttrice della Riserva. Se oggi la tartaruga è diventata il simbolo di una comunità lo si deve a quel lavoro, a quella determinazione che ha avuto ragione di un approccio rapace e violento a favore di una pratica che, lungi dall’escludere, ha saputo individuare una strada più lunga e faticosa, proprio come il tragitto che compiono le tartarughe, ma sicuramente più prolifica.