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La montagna: un ambiente fragile ma generoso

Monte Bianco

La montagna è un luogo generoso e al contempo fragile. Si tratta di un territorio, perlomeno quello alpino, che più di altri risente dell’effetto dei cambiamenti climatici. Qui la temperatura è aumentata più del doppio della media dell’intero pianeta. Il rapporto 2017 dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) è molto esplicito nel metterci in guardia sui pesanti impatti del cambiamento climatico che riguarderanno questa macroregione.Ai cambiamenti climatici si sommano gli effetti dell’antropizzazione, dal consumo di suolo alla canalizzazione dei torrenti, all’uso eccessivo delle risorse idriche. Non ultimo un turismo che ha ecceduto con gli impianti per lo sci da discesa, l’innevamento artificiale insieme a tutte quelle attività che intenzionalmente e pericolosamente propongono la montagna come un Luna Park da sballo. Va considerato poi che gli ecosistemi forestali, distribuiti su larga parte del territorio montano, in questi ultimi cinquant’anni sono passati da un eccesso di sfruttamento del ceduo al totale abbandono, compromettendo così la funzionalità e la loro stessa stabilità ecologica. Analoga è la situazione dei pascoli.

Alla base di tutto c’è il suolo: la risorsa da cui maggiormente dipendiamo, che fornisce i servizi essenziali per la vita. L’importanza del suolo per il futuro del pianeta è evidenziata dalla dichiarazione da parte delle Nazioni Unite del 2015 e dall’istituzione del World Soil Day.

In occasione del World Soil Day del 5 dicembre 2017 Legambiente con il patrocinio di FAO, Ipla, Regione Piemonte e Ordine degli agronomi organizza una giornata dedicata ai suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale. Siamo in una situazione di continuo degrado dei suoli montani e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Vanno dall’aumento dei fenomeni erosivi, del dissesto, dalla perdita di biodiversità all’impossibilità degli ecosistemi di funzionale al meglio.

Le indispensabili strategie di mitigazione e di adattamento per la protezione dei suoli montani ripropongono con forza il ruolo dei servizi ecosistemici. La protezione dai pericoli naturali, come frane e valanghe, la disponibilità di acqua potabile di buona qualità, la bellezza e la biodiversità insieme allo sviluppo di attività ricreative e turistiche sono alcuni tra i servizi ecosistemici montani più conosciuti e apprezzati, ma non sono gli unici. Tra i servizi ecosistemici montani non va dimenticata l’incredibile capacità che hanno i boschi e i pascoli nel trattenere enormi quantità di carbonio, aspetto essenziale per un’economia a basso tenore di carbonio.

Il capitale naturale di un territorio influenza anche la qualità della vita. Costituisce il substrato essenziale per lo sviluppo di comunità dove la qualità della vita può raggiungere livelli molto buoni, addirittura tra i migliori in Italia.Infatti, la classifica 2017 del Sole 24 Ore che misura con 42 indicatori l’evoluzione del benessere economico e sociale nelle province italiane premia le Alpi con ben sette primi posti.

L’incontro del 5 dicembre vede protagonista il suolo come primo indicatore di qualità ambientale e, in un ragionamento più ampio, vuole essere un contributo a quel necessario percorso di recupero e salvaguardia dei sistemi ecologici e dei servizi da essi forniti.

E’ importante oggi dare sostanza e soprattutto concretezza alla valorizzazione dei servizi ecosistemici, si tratta di un passaggio fondamentale verso nuove e interessanti forme di green economy e economia circolare. Se il mondo accademico è indispensabile per la conoscenza analitica e la valutazione dei servizi, per gestire oculatamente le risorse naturali anche le istituzioni devono fare la loro parte affiancandosi ad esso nel costruire un corretto sistema di valorizzazione. In pratica ai decisori si chiede di assumere un approccio ecosistemico. Va da sé che per poter adottare un approccio ecosistemico, i decisori e in generale il mondo politico sono chiamati a dotarsi dei necessari strumenti conoscitivi e gestionali.

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