“La legge sul capolarato non basta, più trasparenza lungo la filiera”

Stipendi da fame, violazione sistematica della normativa in materia di orari e condizioni di lavoro, abitazioni vergognose, abusi nei confronti delle lavoratrici. Succede in Italia. La denuncia nel rapporto “Sfruttati” di Terra! e Oxfam

immagini di migranti mentre raccolgono pomodori

In Italia sono ancora centinaia di migliaia le donne e i lavoratori stranieri in agricoltura vittime di sfruttamento e caporalato, abusi e salari da fame. Su 430mila lavoratori irregolari, 100mila sono vittime di sfruttamento. L’80% è rappresentato da lavoratori migranti e oltre 4 su 10 sono donne. Questo esercito di marginali raccoglie, in condizioni disumane, la frutta e verdura che poi arriva nei supermercati italiani e europei. Caldo torrido, esposizione ai pesticidi nelle serre, giornate di 12 ore e vita nei ghetti sono la quotidianità per la maggior parte di loro.

La denuncia è contenuta nel rapporto di Terra! e Oxfam Italia dal titolo “Sfruttati”, un approfondimento sul caso italiano nell’ambito del rapporto globale “Maturi per il cambiamento”. Il dossier porta all’attenzione dei media i preoccupanti dati sulle condizioni di lavoro nelle campagne italiane e l’impatto degli attori che determinano il prezzo lungo le filiere alimentari. La forte competizione tra i gruppi della grande distribuzione, ma anche nell’industria, scarica i suoi effetti negativi sugli ultimi anelli della filiera, agricoltori e braccianti. Questi ultimi restano così intrappolati nel circolo vizioso della povertà, vittime spesso di condizioni di lavoro inaccettabili.

Tra i più gravi abusi vi sono: stipendi di gran lunga inferiori al minimo sindacale indicato dai contratti collettivi di lavoro; la sistematica violazione della normativa in materia di orari e condizioni di lavoro che mettono a repentaglio la salute; condizioni abitative e qualità della vita precarie, con lavoratori costretti a vivere in tuguri, tendopoli o container; un controllo pressoché totale delle vite dei lavoratori da parte dei datori di lavoro; abusi sessuali, fisici o verbali e violenza nei confronti delle donne.

Per questo le due associazioni chiedono alla politica e alla grande distribuzione organizzata di promuovere una maggiore trasparenza lungo la filiera, per contribuire a sradicare la povertà e lo sfruttamento in agricoltura. La normativa attuale permette già di intervenire in fase di repressione dei reati, estendendo alle aziende agricole la responsabilità di condizioni lavorative illegali.

“La legge sul caporalato, approvata con voto unanime dal Parlamento nel 2016, è un atto di civiltà frutto del lavoro che associazioni e sindacati hanno svolto in questi anni – dichiara Fabio Ciconte, direttore di Terra! – Adesso occorre lavorare a misure di trasparenza delle filiere per prevenire lo sfruttamento in agricoltura. Dall’etichetta narrante dei prodotti alimentari all’elenco pubblico dei fornitori, le nostre proposte sono sul tavolo: partiamo da qui invece di svuotare la legge 199, come sembrano intenzionati a fare il ministro dell’Interno Salvini e quello dell’Agricoltura Centinaio”.

pubblicato il 21 giugno alle ore 18.35
aggiornato il 21 giugno alle ore 18.50