La giusta ripartenza al tempo del Coronavirus

Si chiude il mio diario dell’isolamento ma è l’inizio di un nuovo appuntamento, questa volta settimanale. E si ispira a un documento a cui ho avuto il privilegio di poter lavorare, nelle scorse settimane: il Patto per la Ripartenza. Per impedire che in questa fase si arricchiscano mafiosi, imprenditori senza scrupoli, politici e funzionari corrotti Il racconto dei giorni precedenti

La giusta ripartenza

La Giusta ripartenza. Dalle 24 di ieri, il nostro Paese ha archiviato un lungo lockdown e sta affrontando i primi passi della cosiddetta “Fase della transizione iniziale”. Con questo post si chiude anche il mio Diario dall’isolamento, pubblicato ogni giorno su facebook. Un appuntamento rilanciato su nuovaecologia.it da Elisabetta Galgani (a cui devo il titolo dell’incipit, “Prima di tutto”) e su iorestoacasa.legambiente.it da Luigi Colombo, che mi ha insegnato a pubblicare le foto rispettando, meglio, i diritti degli autori. Grazie, di cuore, a tutti e due i miei colleghi.

Il titolo che ho scelto oggi è anche l’inizio di un nuovo appuntamento, questa volta settimanale, con chi avrà la pazienza di leggerlo. E si ispira a un documento a cui ho avuto il privilegio di poter lavorare, nelle scorse settimane: il Patto per la Ripartenza, accompagnato dall’hastag #GiustaItalia, sottoscritto da associazioni, organizzazioni sindacali, mondo delle imprese e rappresentati degli enti locali. Le “quattro gambe” di quell’Economia civile che può aiutarci a costruire una “società nuova, libera da mafie e corruzione”, come recita il sottotitolo del manifesto. Promosso da Libera, il Patto è stato firmato, finora, da Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil. L’obiettivo principale è quello di impedire che, com’è sempre accaduto nelle emergenze affrontate dal nostro Paese, dai terremoti alla gestione dei rifiuti, finiscano per arricchirsi mafiosi, imprenditori senza scrupoli, politici e funzionari corrotti. Tre le priorità condivise: diritti sociali da affermare, dal reddito alla casa, dalla salute al contrasto delle povertà educativa; gestione degli appalti senza deroghe e con più partecipazione dei cittadini; aiuti alle imprese da tracciare, evitando che finiscano nelle tasche sbagliate. E 18 le proposte, recuperabili sia su libera.it che sui siti degli altri promotori.

Le prime proposte su cui si potrà misurare il senso di responsabilità del governo e della maggioranza che lo sostiene, sono quelle dedicate alla modifica del decreto Liquidità, che questa settimana entra nel vivo dell’iter di approvazione parlamentare, cominciato con una serie di audizioni della Commissione Finanze della Camera. Ne ho già parlato nel Diario, quando ho raccontato la denuncia fatta da Legambiente sul rischio che con la garanzia dello Stato si destinassero finanziamenti alle imprese che accumulano profitti saccheggiando l’ambiente. E gli impegni, anche pubblici, per evitare che potesse accadere, compreso quello del capogruppo alla Camera del Pd, Graziano Del Rio. Ma subito dopo sarà a volta delle proposte, puntuali, dedicate ai diritti sociali, quelli che le mafie trasformano in privilegi: dall’estensione del reddito di cittadinanza a quello di emergenza, dal blocco degli sfratti alla riduzione degli affitti. Vedremo se e soprattutto con quali risorse verranno recepite nel tormentato decreto Maggio (ex Aprile). Infine toccherà a quelle sugli appalti: una vera e propria diga, costruita sulla cultura delle regole, al dilagante desiderio di cancellarle tutte, in nome dell’urgenza.

Tra le proposte del Patto, oltre a quelle sul Codice degli Appalti da rispettare e sull’Anac, da potenziare, ce ne sono due profondamente innovative: rafforzare e diffondere il monitoraggio civico fatto dai cittadini, per poter segnalare speculazioni e illegalità; semplificare le modalità che consentono sempre ai cittadini di partecipare alle procedure di “inchiesta pubblica” e “dibattito pubblico”, previste nelle Valutazioni d’impatto ambientale delle opere da realizzare, sia pubbliche che private. Perché la semplificazione non è un tabù nella cultura delle regole, anzi va incentivata. In quella delle deroghe, invece, diventa una scorciatoia per il malaffare, come dimostra la storia infinita delle inchieste su appalti, mafie e corruzione, soprattutto quando si è trattato di affrontare un’emergenza.

Il Patto, insomma, può essere utilizzato come una bussola per capire in quale direzione stiamo andando durante questa fase, decisiva e non breve, purtroppo, di convivenza con il coronavirus. Insieme a quella sui  numeri del contagio, che ci auguriamo diminuiscano sempre, grazie al nostro senso di responsabilità e al rispetto delle regole a cui siamo giustamente richiamati, ogni giorn,o da chi ci governa. Anche “La Giusta ripartenza”, ogni lunedì mattina, intorno alle 8, cercherà di essere una piccola “bussola”, con uno sguardo anche fuori dai nostri confini nazionali. A presto. #lagiustaripartenza

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