la forza delle idee

L’esempio di Carlo Furlan, uno dei fondatori di Legambiente, scomparso nel 2013, in un libro scritto da chi l’ha conosciuto e gli ha voluto bene. Grazie al suo impegno

foto di Carlo Furlan

di IVO CONTI

Agli inizi degli anni ‘80 ero attivo nel movimento antimilitarista. Al ritorno dal campeggio contro gli euromissili a Comiso, nel settembre 1982, ho conosciuto Carlo Furlan. Poco tempo dopo aver fondato Legambiente a Verona, mi propose di entrare nell’associazione proprio per le mie posizioni antimilitariste. Mi spiegò che la pace e l’antimilitarismo facevano parte del pensiero di Legambiente, anche se era un’associazione ambientalista.

Da allora sono rimasto in Legambiente ricoprendo per un po’ di anni l’incarico di segretario provinciale. Poi mi sono allontanato dalla militanza attiva a tempo pieno quando sono diventato presidente della cooperativa Emmaus-Verona. Ho scoperto solo dopo la sua scomparsa che Carlo ha iniziato la sua vita di impegno partendo proprio dalla comunità di Emmaus, diventata successivamente cooperativa. A parte i primi anni non ho più lavorato spalla a spalla con lui. Conoscevo le sue qualità e anche quelli che ritenevo i suoi difetti politici e personali. Lo ammiravo per quello che era e per quello che faceva ma nello stesso tempo lo criticavo per certe scelte politiche e per certe sue modalità di esercitare il comando.

Sono rimasto colpito anch’io dalla sua improvvisa scomparsa, nel luglio del 2013, e non immaginavo che a salutarlo a Porta Palio, nella sede della Società di mutuo soccorso, associazione di cui era diventato da poco presidente, ci sarebbe stata così tanta gente diversa, in rappresentanza dei tanti mondi che aveva attraversato. Un anno dopo la sua scomparsa ho organizzato un incontro in suo ricordo alla festa dell’Unità di Quinzano, a Verona. In quell’occasione mi fu proposto di ricordarlo anche con un libro. Ci misi un po’ a decidermi ma alla fine, spinto anche da alcune persone che l’avevano conosciuto e stimato, mi convinsi a farlo.

Incominciando a parlare con chi l’aveva conosciuto, a chiedere se volevano portare la loro testimonianza mi sono reso conto che era giusto scrivere un libro su di lui. Perché la persona che era stato, le idee che aveva avuto, quello che aveva fatto non andasse disperso, confinato solo fra quanti l’avevano conosciuto. In uno dei numerosi messaggi lasciati a Porta Palio qualcuno ha scritto: “Ciao Carlo, negli anni Ottanta abbiamo lavorato insieme e abbiamo anche spesso litigato. Ora è chiaro: avevi ragione tu”. È un’altra delle cose che ho capito durante questo percorso di scrittura. Al di là delle nostre diversità, Carlo aveva molte più ragioni di me, perché lui sapeva guardare molto lontano, sapeva organizzare le cose in modo che le sue ragioni avessero gambe per camminare e perché sapeva farle prevalere quando lo riteneva necessario.

La conferma che era giusto non lasciar svanire il suo ricordo l’ho avuta a Rispescia, all’assemblea dei circoli di Legambiente, dove ho toccato con mano, alla presentazione del libro, quanto l’ammirazione e l’affetto per lui siano ancora vivi nella sua associazione, a più di quattro anni dalla sua scomparsa. Altrettanto a Verona, dove c’erano molte persone alla Batteria di Scarpa, uno dei pezzi pregiati della cinta muraria di Verona, da poco restaurata e dedicata alla sua memoria. Il restauro della Batteria l’aveva pensato e voluto lui come parte del progetto del Parco delle Mura, l’idea più visionaria che ha avuto.

Posso dire di essere molto contento di aver dedicato parte del mio tempo e della mia fatica in questi tre anni per realizzare, con l’aiuto di tanti altri e altre che stimavano Carlo, questo libro, che non vorrebbe essere solo un bel ricordo ma una testimonianza cui guardare per prendere esempio. Ciao Carlo.

cover del libro

Ivo Conti
Carlo Furlan. Una vita per l’ambiente e la sua città
Cierre Grafica, pp. 144, 14 euro