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La fine del diesel?

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Questa mattina l’assessore all’Ambiente della Regione Lombardia, Claudia Maria Terzi, ha convocato i comuni e le parti sociali per informare e annunciare i nuovi provvedimenti di limitazione dell’inquinamento dell’aria che entreranno in vigore nelle prossima stazione ottobre 2017 – marzo 2018. C’è attesa, perché questa volta, i provvedimenti dovrebbero essere concertati tra le quattro regioni della Pianura padana (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e il ministero dell’Ambiente, come da accordo firmato il 9 giugno scorso.

Quest’anno faremo un passo indietro, per farne (forse) due avanti nel 2018 e 2020. Un passo indietro perché il blocco semestrale dei diesel Euro3, preannunciato e poi rinviato l’autunno scorso, non verrà attuato neppure il prossimo autunno-inverno. Un regalo inutile ai petrolieri e un danno ai nostri polmoni: si tratta di (solo) 450mila autovetture e furgoni in tutta la Lombardia, che hanno ormai tra gli 11 e i 17 anni, inquinanti e non dotati dei dispositivi di sicurezza delle auto più moderne. Forse, chi governa la Lombardia, vuole evitare di perdere i voti di una minoranza di proprietari di vecchi diesel. Ma proprio a causa di questi ritardi nelle politiche antinquinamento il contribuente italiano rischia di dover pagare la multa miliardaria all’Europa per i superamenti dei limiti più alti di qualità dell’aria ammessi dalla direttiva comunitaria: inquinati e tartassati a causa della negligenza della Regione Lombardia. Ma la multa la pagheremo dopo il voto!

Nel prossimo ottobre 2018, dopo il voto, dovrebbe scattare il blocco semestrale degli Euro 3 diesel e, a distanza di due anni, nel 2020, il blocco degli Euro 4. Nel 2025 lo scaglione successivo, gli Euro 5. Insomma, la fine dei motori diesel si avvicina anche per l’Italia, dopo l’annuncio del governo francese (2040), di quello olandese (2035) e delle grandi città del mondo, come New York, Londra e Parigi (addirittura per il 2025).

Ma si fa sul serio? Sarà anche quest’anno, come lo scorso, un blocco finto, quello dei veicoli più inquinanti (euro 3 diesel, come di tutti gli altri euro 0, 1 e 2 a benzina), perché tanto ad eccezione del Comune di Milano e di pochi altri, nessuno farà rispettare? Sì, se i Comuni, che debbono erogare le multe, fanno sul serio. E se vengono messi nelle condizioni di fare i controlli.

Come? Semplice. Basterebbe che la Regione autorizzasse tutti i corpi di polizia urbana dei comuni all’uso di un’applicazione (già pronta e funzionante) che dal numero di targa risalga alla classe di inquinamento (“Euro”). Con provvedimenti della Regione e, in alcuni casi, del ministero ai Trasporti si possono usare anche le telecamere in uso lungo le strade (controllo velocità) e agli incroci (passaggi col rosso) o, persino, quelle dei varchi delle autostrade, dei archeggi. Succede già per le telecamere dei varchi dell’area C in uso del Comune di Milano.

Sfidiamo la Regione a fare rispettare i suoi stessi divieti, le “grida manzoniane” non fanno onore a Maroni e alla Regione, neppure per quanto riguarda i divieti di combustione delle biomasse all’aperto o ai divieti di superare le temperature di riscaldamento, nelle case, ma persino nei centri commerciali e negli uffici pubblici.

Mancano i soldi per gli incentivi alle pratiche agricole non inquinanti e all’acquisto di veicoli puliti? L’accordo tra le 4 regioni della pianura Padana e il ministero toglie quest’alibi alla Regione Lombardia. In due modi: con 2 milioni di euro (a cui dovrebbero aggiungersi altrettanti della Regione) e, soprattutto, indicando un metodo di esclusiva titolarità regionale per una dotazione finanziaria di tutto rispetto: il “bollo” auto. La tassa di possesso dei veicoli in tutte le regioni d’Italia è tra le più basse d’Europa e in generale tra le più basse che gravano sull’uso del suolo pubblico. Un paragone: l’occupazione di suolo pubblico per i tavolini di un bar in un quartiere periferico di Milano costa 120 euro a metro quadro occupato. Un furgone con un carico massimo inferiore ai 3,5 t paga appena 146 €/anno pur occupando una quindicina di metri quadrati da fermo. Un incentivo a mantenere in opera i vecchi furgoni inquinante, non cambiarlo con uno elettrico e a non occupare suolo pubblico con qualsiasi altra attività che non sia il trasporto. Senza attendere referendum, la Regione ha il potere di aumentare di anno in anno il bollo dei veicoli più inquinanti (euro 0 debbono pagare più degli euro 1, ecc) e usare i proventi per incentivare subito la migrazione verso l’elettrico delle flotte di veicoli leggeri (taxi, servizi di car sharing, furgoni di consegna, servizi comunali di prossimità) e verso l’uso di biometano il trasporto merci pesanti, i treno non elettrificati, la navigazione lacuale e gli autobus. In questo modo si eviterebbero gli errori delle vecchie “rottamazioni”: si noti che una parte dei veicoli che si vuole bloccare dal 2018 e quindi suscettibili in base all’accordo tra regioni di nuovi incentivi se rottamati, sono stati incentivati nel 2006 e 2007!

Solo il blocco degli euro 3 dall’ottobre 2017 e una conversione decisa verso trasporti, riscaldamento e pratiche agricole a (quasi) zero emissioni, sarà possibile rinviare prima e non pagare dopo le salate multe delle procedure di infrazione europee. E, soprattutto, far respirare meglio i nostri polmoni!

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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