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La deforestazione alza il livello di CO2

foto deforestazioneLa Conferenza sul clima di Parigi è entrata nel vivo delle trattative. Mentre già ora nel mondo si contano 7 milioni di morti ogni anno per via dell’inquinamento dell’aria, e nelle grandi città è difficile respirare a meno che vento e pioggia non facciano il loro mestiere di spazzini, i governi sono al lavoro per sciogliere i nodi di un possibile accordo. Un primo passo avanti è dovuto alla dichiarazione del Presidente Obama che, finalmente, ha parlato di un accordo vincolante almeno su due punti base: la trasparenza e la revisione periodica. Anche se le diplomazie non lo dicono, in molti casi i fondi potrebbero rischiare di finire nelle tasche di pochi, e i programmi rivelarsi un nulla di fatto, con un definitivo e drammatico peggioramento della situazione mondiale anche dal punto di vista climatico. La trasparenza e la revisione sono solo due aspetti della montagna di problemi posti dall’inquinamento ambientale e dal cambiamento climatico, ma fanno la differenza tra le chiacchiere e l’azione diretta, ormai improrogabile, a meno di non voler prefigurare un futuro di “totalitarismo ambientale”.

Purtroppo il mondo sembra precipitare nel consueto “troppo poco e troppo tardi” che ne caratterizza l’attitudine ormai da decenni, aggravata dai venti di guerra e dalle accresciute tensioni internazionali. Gli stessi leader che hanno ascoltato il solenne invito di Cristiana Figueres “Vi scongiuro, non è più tempo di tatticismi, il futuro del mondo è nelle vostre mani” e proferito commoventi allocuzioni sul salvataggio del mondo stesso, sovvenzionano poi con fiumi di denaro proprio quelle energie fossili che renderanno amara la vita dei nuovi nati. Secondo l’Oil Change international group, i 20 paesi più ricchi nel 2013/14 hanno erogato sussidi alle fossili per ben 452 miliardi di dollari, tra aiuti diretti, tasse occulte, aiuti bancari e compartecipazioni azionarie.

Una somma 4 volte superiore agli incentivi concessi alle rinnovabili, come conferma la IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia), mentre entro il 2040 si prevede comunque un aumento delle emissioni fossili di oltre il 16% nonostante i correttivi, mentre il solare non supera per ora lo 0,04%. E l’Italia? Eroga ancora 3,5 miliardi di dollari di sussidi al fossile, più della Francia e molto di più della Germania.  Se questo è il quadro generale il dibattito oggi alla Cop 21 è entrato nel vivo soprattutto sui problemi della deforestazione, desertificazione, e anche dell’inquinamento dato dalle navi, un problema, ha protestato il gruppo di lavoro sul tema, che rischia di essere lasciato definitivamente sotto il tappeto. Le foreste sono fondamentali per la riduzione della CO2, tuttavia ogni anno ne spariscono 12 miliardi di ettari, alberi centenari sono bruciati e tagliati e boschi bruciati com emissioni ulteriori di gas inquinanti. Proteggerle è vitale per la qualità dell’aria, per il clima e per le pioggie. Ma a parte il lodevole sforzo di alcuni paesi, tra cui la Gran Bretagna tramite la fondazione dell’eterno erede al trono d’Inghilterra, che eroga molti fondi allo scopo, a mancare purtroppo è la consapevolezza dell’importanza delle piante nel mantenere sano l’ecosistena del mondo.

Per quanto riguarda l’America latina il Brasile si segnala come fondamentale: pur non avendo firmato il Nydf ( New York Declaration on forest) varato questo settembre a New York, per dimezzare le emissioni di carbonio in foreste tropicali, ha di molto ridotto lo sfruttamento dell’Amazzonia, anche se ora si teme una ripresa delle attività in questo senso. I 14 paesi tropicali che hanno firmato l’accordo nel settembre del 2014 hanno bruciato 0,31 megatonnellate di CO2, mentre gli altri 86 non firmatari hanno prodotto una media di 0,68 gigatonnellate di CO2. Non tanto gravi se confrontate a quelle di paesi più inquinanti, ma gravi perchè sono prodotte dall’eliminazione di fondamentali serbatoi di ossigeno, fondamentali propiziatori di pioggia e contrasto alla siccità, fondamentali serbatoi di biodiversità.

Anche il Madagascar, la Malesia, la Bolivia , la Cambogia, l’Ecuador, L’Angola, il Mozambico e la Thailandia sono state responsabili di un 64% di aumento delle emissioni dovute a deforestazione. Stando ai grafici, i peggiori sono stati, oltre all’Indonesia, di cui si è già parlato, anche la Malesia e il Madagascar. Alcuni paesi africani hanno proposto la costruzione di un “muro verde” per contrastare la desertificazione, che si snodi tra il Senegal e l’Etiopia, tutto questo sarebbe di fondamentale importanza e richiede denaro e organizzazione, mentre il continente sta consumando troppo in fretta le sue risorse arboree anche a causa di un aumento di popolazione che viaggia verso i due miliardi di abitanti previsti per il 2050.

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