La Costa Azzurra si è tinta di nero

Sono gli effetti dell’incredibile collisione di dieci giorni fa al largo della Corsica fra due navi mercantili, con uno sversamento di 600 tonnellate di olio pesante. Uno scontro che mai sarebbe dovuto accadere, soprattutto nel bel mezzo del Santuario Pelagos, un’area protetta di valenza internazionale

Costa Azzurra si è tinta di nero

E la Costa Azzurra si tinse di nero. Gli effetti dell’incredibile collisione di dieci giorni fa al largo della Corsica fra le due navi mercantili cominciano ad arrivare sulla terraferma. La macchia nera frutto dello sversamento di 600 tonnellate di olio pesante, utilizzato come combustibile delle navi, è arrivata sul alcune delle spiagge fra le più famose del mondo. Le prime foto riportano consistenti chiazze di catrame che imbrattano la sabbia di Saint Tropez per un’estensione di oltre 15 km, dopo aver girovagato per qualche giorno fra l’Alto Tirreno e il mar Ligure. Il vento di scirocco prima e quello da Nord Est dopo hanno orientato la macchia verso il tratto più pregiato delle coste francesi, quella Costa Azzurra preferita dai vip di mezzo mondo, sfondo per celebri film e grandi canzoni.

C’è da scommettere che nei prossimi giorni si moltiplicheranno gli avvistamenti di catrame sulla terraferma, nonostante l’opera dei mezzi antinquinamento di Castalia inviati sul posto dal nostro Ministero dell’Ambiente che dopo 12 ore dall’incidente avevano già cominciato a pompare il combustibile e a stendere panne galleggianti per arginarne i movimenti.

Restano tutte le perplessità su un incidente che mai come in questo caso si poteva evitare: la collisione infatti è avvenuta in condizioni meteomarine ottimali, buona visibilità, tra due navi in buone condizioni e, soprattutto, nel bel mezzo del Santuario Pelagos, un’area protetta di valenza internazionale interessata da protocolli di difesa che coinvolgono tre Stati occidentali con severissime normative in materia. Abbastanza per dirsi che se neppure in queste condizioni riusciamo a garantire la difesa dell’ambiente c’è evidentemente qualcosa da rivedere. A cominciare probabilmente proprio dalle regole che vigono, o che non vigono, in quel tratto di mare: un triangolo di eccezionale valenza naturalistica che ospita la più consistente colonia di cetacei e mammiferi marini del Mediterraneo (nonché alcune delle spiagge più famose del mondo…) e che noi ci permettiamo di lasciare alla mercé di navi che disegnano la propria rotta a piacimento, con equipaggi improbabili e con obblighi e controlli quanto meno insufficienti. Solo i quattro giorni di mare calmo, subito dopo l’incidente, hanno concesso il recupero di parte dell’inquinante e solo la direzione del vento ha impedito che la marea nera arrivasse sulle nostre coste. Una serie di coincidenze sulle quali non è il caso di scommettere per il futuro.