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La coerenza degli ecologisti per il futuro del Paese

Scrivevamo di riconversione ecologica e transizione già negli anni ’80. Nel 2021 dall’Europa sono arrivati segnali incoraggianti ma in Italia non abbiamo seguito a dovere il faro del Green Deal

Il 2021 sarà ricordato nella storia del Paese come l’anno della transizione ecologica. Per noi è una conquista culturale, anche se colpevolmente tardiva, visto che scrivevamo di riconversione ecologica dell’economia già negli anni ’80. Non è invece ancora una conquista politica. O meglio lo è solo parzialmente.

Dall’Europa sono arrivati segnali incoraggianti. L’innalzamento al 55% degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030 e il varo del programma Next Generation EU da parte della Commissione europea – per garantire ai 27 paesi membri di far ripartire l’economia del vecchio continente dopo le prime ondate del Covid-19 seguendo la rotta della sostenibilità ambientale e dell’innovazione digitale e sociale – hanno più che confermato l’impostazione del Green Deal lanciato prima dell’inizio della pandemia. L’unica eccezione in negativo sul fronte europeo è stata l’approvazione di una nuova PAC davvero poco coraggiosa sul fronte della sostenibilità ambientale dell’agroalimentare.

A livello nazionale non abbiamo seguito, come avremmo dovuto, il faro del Green Deal europeo. All’inizio dell’anno ci siamo confrontati con il governo Conte 2, alla fine della sua avventura, su come scrivere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, denunciando anche le parti scritte sotto dettatura di Eni. Ci siamo presi la briga di scriverlo anche noi il Pnrr  (https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/02/proposte-Legambiente-per-PNRR.pdf), individuando 63 opere da finanziare e le riforme da varare.

A febbraio la transizione ecologica è diventata poi la principale novità su cui si è caratterizzato il governo guidato da Mario Draghi, che ha voluto farci partecipare alle consultazioni, insieme a Greenpeace e Wwf, per darci la notizia della nascita del nuovo dicastero. I nostri migliori auspici, esplicitati in conferenza stampa dopo aver incontrato l’allora presidente del Consiglio incaricato, su questa importante novità per la politica italiana sono stati ampiamenti disattesi durante l’anno.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un dibattito sul nucleare di quarta generazione e sui piccoli reattori modulari che ha distolto l’attenzione sulle rinnovabili e sulle tecnologie pulite già a disposizione sul mercato che sono in grado di produrre elettricità senza emettere anidride carbonica, produrre scorie radioattive, aumentare i rischi di incidenti catastrofici.

 

Si è discusso inutilmente dei rincari in bolletta, addebitati alla transizione ecologica, senza puntare il dito sulla vera causa da ricercare nella eccessiva dipendenza del nostro Paese dall’uso del gas e nei ritardi nell’esecuzione del Green Deal

Si è discusso inutilmente dei rincari in bolletta, addebitati alla transizione ecologica, senza puntare il dito sulla vera causa da ricercare nella eccessiva dipendenza del nostro Paese dall’uso del gas e nei ritardi nell’esecuzione del Green Deal, come ha fatto giustamente notare il vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans.

Si è riaperta una discussione sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina per collegare due regioni meridionali il cui sistema di trasporti di merci e persone non è degno di un paese industrializzato come il nostro. Si è aperto un dibattito sul progetto di cattura e confinamento geologico dell’anidride carbonica nei fondali marini in Alto Adriatico davanti alla costa di Ravenna, descritto come salvifico senza considerare che tutti i tentativi precedenti a livello internazionale sono falliti.

Si sta lavorando sul Piano Strategico Nazionale in agricoltura per dare attuazione a quella riforma della PAC che ha completamente disatteso le condivisibili strategie europee Farm to Fork e biodiversità mentre non ci sono azioni concrete per raggiungere l’obiettivo europeo del 30% di territorio protetto a livello nazionale entro il 2030.

L’ultima conferma delle nostre preoccupazioni è arrivata dalla Legge di bilancio approvata, che ancora una volta non entra nel merito della necessaria riduzione dei cosiddetti Sussidi ambientalmente dannosi, censiti dal Catalogo curato dal Ministero della Transizione Ecologica, mentre siamo in attesa del nuovo decreto semplificazione che speriamo possa velocizzare gli iter per lo sviluppo delle rinnovabili, obiettivo non raggiunto con i 2 decreti approvati sul tema nell’ultimo anno e mezzo.

Insomma, il 2021 avrebbe dovuto essere l’anno della svolta ambientale nelle politiche governative ma non è andata così. Vedremo se dopo l’elezione del presidente della Repubblica resterà in carica l’attuale governo o meno. Noi continueremo a pretendere da chiunque governerà politiche ambientali e climatiche all’altezza della migliore Europa. E lavoreremo sui territori perché si realizzino gli impianti dell’economia circolare, come quelli che producono biometano e compost, quelli a fonti rinnovabili, a partire dall’eolico a terra e mare e dal fotovoltaico, le infrastrutture della mobilità sostenibile, i depuratori, gli investimenti sull’agroecologia, la riqualificazione energetica degli edifici.

Si tratta di misure previste dal Pnrr approvato da Bruxelles e sono tutte opere fondamentali perché la transizione ecologica, che il mondo ambientalista italiano invoca da decenni, si pratichi davvero. La coerenza degli ecologisti del nostro Paese è quanto mai necessaria nel prossimo futuro.

 

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Stefano Ciafanihttps://www.lanuovaecologia.it
Presidente nazionale di Legambiente

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