giovedì 25 Febbraio 2021

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Itinerari per tutti

Monte Calvano
Foto di Fabrizio Ardito

 

Il Sentiero Italia promosso dal Club alpino italiano con le sue 368 tappe, è indubbiamente un percorso spettacolare e unitario, che collega in un solo itinerario le montagne di tutto il Belpaese. Ma ovviamente non sono molti i camminatori che hanno a disposizione più di un anno, sabbatico o meno, da trascorrere con gli scarponi ai piedi fra monti, colli e pianure. L’Italia offre molti grandi itinerari da percorrere a passo lento, di lunghezze molto differenti fra loro, e la buona notizia è che il loro numero e la loro qualità stanno aumentando.
Percorsi brevi o lunghi, legati a un’ispirazione religiosa o meno, i cammini italiani vedono crescere, ogni anno di più, il loro pubblico. In buona parte seguendo l’esempio virtuoso, e per molti aspetti sorprendente, dei Cammini di Santiago in Spagna. Basta dare un’occhiata alle statistiche conservate dai volontari della cattedrale di Compostela per rendersi conto del successo planetario delle vie che si dirigono verso la Galizia. Nel 2008 sono giunti a Santiago, percorrendo almeno 100 km a piedi o 200 in bicicletta, poco più di 125mila peregrinos, nel 2018 gli arrivi sono saliti a 327mila, fra cui 27mila nostri connazionali. Lo sviluppo travolgente di questo particolare turismo ha avuto effetti notevoli sull’economia delle regioni attraversate, soprattutto per quanto riguarda i piccoli paesi e i borghi agricoli della Castiglia y León e della Galizia rurale, dove sono sorte decine di strutture dedicate all’ospitalità: bed & breakfast, ostelli, ristoranti, caffè. È ovvio che questo enorme numero di viaggiatori che hanno scoperto il fascino del viaggio a piedi, dopo aver raggiunto la Galizia abbiano iniziato a cercare altre mete. In Spagna anzitutto, già che i cammini compostellani sono molti, ma anche in Italia. Per venire incontro al grande sviluppo dei cammini e dei lunghi itinerari italiani, il ministero per i Beni culturali ha lanciato il censimento delle vie escursionistiche nostrane, pubblicando online un “Atlante dei cammini Italiani”, in perenne e continuo aggiornamento e perfezionamento.
Scorrendo l’elenco delle grandi vie per i camminatori, s’incontrano percorsi molto conosciuti e pubblicizzati, come ad esempio la Via Francigena, altri molto locali e particolari, ma anche un bel numero di lunghe camminate di grande interesse e suggestione. La Via di Francesco, che parte dal santuario di La Verna, nel cuore dell’Appennino toscano, per toccare Sansepolcro, Città di Castello, Gubbio, Assisi, Spoleto, Rieti e Roma è uno degli esempi di maggior successo. Innanzitutto perché l’itinerario è strettamente legato ai luoghi e alla storia di San Francesco, il cui nome è sinonimo di uno stretto rapporto fra uomo e natura. Poi perché la rete di accoglienze che s’incontrano fra i borghi umbri e laziali è sempre più ampia e ospita ogni giorno camminatori e pellegrini provenienti da tutta Europa, e anche da più lontano.
Gianluigi Bettin, che della Via di Francesco è stato uno degli animatori più attivi e appassionati, conferma questa tendenza sempre più positiva: «Il numero dei pellegrini in cammino continua a crescere e aumenta il numero di stranieri, fra cui spiccano tedeschi, olandesi, statunitensi e brasiliani. Ma la Via di Francesco ha avuto un grande effetto soprattutto sulle comunità locali, sempre più disponibili ad accogliere i camminatori, e anche molto coinvolte dal punto di vista economico. A Trevi, per fare un esempio, il numero dei ristoranti è raddoppiato e lungo il cammino aprono ogni mese nuove strutture ricettive».
Molto più a sud, seguendo l’ispirazione e il modello organizzativo delle vie di pellegrinaggio più conosciute e frequentate, un gruppo di tre ragazzi calabresi ha pensato, progettato e dato vita ai cammini dedicati alla figura di San Francesco di Paola. Si tratta di tracciati che, in pochi giorni di viaggio, ripercorrono i luoghi fondamentali della vita e della vicenda religiosa del santo calabrese, muovendosi fra montagne e vallate, campagne solitarie e borghi della tradizione culturale arbëreshë. A due anni dall’inizio della loro avventura, Alessandro Mantuano racconta che la tendenza è stata decisamente positiva: «I camminatori ufficialmente registrati, quelli che hanno richiesto l’attestato dell’avvenuto cammino, sono stati duecento nel 2017, più di trecento l’anno scorso. A questi vanno aggiunti tutti quelli che hanno seguito il tracciato per conto loro». Un risultato non da poco, che come accade spesso in questi casi si alimenta di un positivo flusso di recensioni, giudizi e consigli sul web.l

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