“Italia Abbandonata”, viaggio fotografico nel Belpaese in disuso

Il fotografo belga Robin Brinaert racconta di realtà nostrane finite ai margini. Fra ville decadute, fabbriche dismesse, bellezze architettoniche e storie tormentate

"Italia Abbandonata"

“Ville e palazzi, chiese, monasteri abbandonati, filande, centrali elettriche e impianti industriali caduti in disuso, scuole, ospedali, sanatori dimenticati. Tutti questi luoghi, che nascondono dei tesori, sono per me un parco giochi e un ambiente ideale sul quale fissare il mio obiettivo”. Parte da queste parole il vagabondare urbano in lungo e largo per lo Stivale del belga Robin Brinaert, autore per la casa editrice Jonglez del volume fotografico Italia Abbandonata. Un lavoro dall’impatto visivo devastante, risultato di otto anni di esplorazioni condotte ai margini di un Paese nascosto, in cui ruggine polvere e silenzio hanno sepolto velleità di sviluppo, fasti nobiliari, bellezze architettoniche e capitoli tormentati della nostra storia recente.

Muovendosi in quest’Italia caduta in disuso si scorgono i resti di un avanguardistico tessuto industriale, fiorito tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per sgretolarsi, tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, al cospetto del grande sviluppo tecnologico. Le dismissioni della centrale elettrica di Crespi d’Adda, dell’antica distilleria Oculus nella periferia di Ferrara, del cementificio Sacci di Castelraimondo-Gagliole, della centrale idroelettrica di Galleto, hanno trascinato nell’oblio non solo mura e macchinari ma anche conoscenze e mestieri, creando spesso voragini demografiche che da allora non sono state più colmate.

Italia Abbandonata libroL’obiettivo di Robin Brinaert si è mosso, di pari passo, alla ricerca di luoghi di culto e di cultura. Ci sono le schiere di ville maestose finite in disgrazia, le chiese lasciate vuote dai fedeli, i teatri, i cinema, gli hotel. E, ancora, luoghi esotici come la discoteca Excalibur a Marliana, in provincia di Pistoia: aperta per il veglione di Capodanno del 1993, per quattro anni ha fatto ballare migliaia di persone accogliendo special guest come Alain Delon e Alba Parietti, sprofondando nel dimenticatoio quando si sono spente le luci della ribalta. O come gli Umbria Studios a Papigno, in provincia di Terni, dove Roberto Benigni girò le scene dei lager de La vita è bella e Pinocchio.

Non mancano capitoli tristi che l’Italia fa fatica a lasciarsi alle spalle, a cominciare dai manicomi chiusi all’inizio degli anni Ottanta dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia. La macchina fotografica di Brinaert si sofferma sull’ospedale Q, in provincia di Genova, dove venivano ospitati fino a 700 pazienti. Furono tanti quelli usati come cavie per operazioni sperimentali sul sistema nervoso e per la trapanazione cranica. Violenze su cui si sono chiusi gli occhi per troppo tempo, al pari di quelle consumate nei laboratori per la vivisezione animale.

Che siano bellezze deturpate o capannoni industriali, l’approccio con cui l’autore si avvicina all’osservazione di un luogo rimane sempre lo stesso. “Non si tocca nulla, non si deteriora nulla, si fa solo qualche scatto – conclude nella prefazione del volume – E poi si va. Il mondo è un teatro e io ho scelto di guardare anche dietro le quinte”.