Ispra: l’Italia è una maxi-colata di cemento

Sono 23mila chilometri quadrati del territorio nazionale ormai persi . Nel 2016 il 7% del suolo nazionale risulta cementificato contro il 4,1% della media europea. Legambiente: “Clima e suolo tra le priorità ambientali su cui il Parlamento e il prossimo Governo dovranno lavorare”

cementificazione

Emergenze in un habitat fortemente a rischio. L’allarme che riguarda l’Italia è dell’Annuario dei dati 2017 dell’ Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Per quanto riguarda il consumo del suolo: 23mila chilometri quadrati del territorio nazionale sono ormai persi (e con loro gli ecosistemi). Nel 2016 il 7% del suolo nazionale risulta cementificato contro il 4,1% della media europea nello stesso anno. Tra il 2015 e il 2016, la colata d’ asfalto ha riguardato 5mila ettari di territorio, a una velocità di circa 3 metri quadrati persi ogni secondo. Inoltre l’ Italia è al primo posto per la perdita di suolo dovuta all’ erosione idrica: 8 tonnellate per ettaro in un anno contro la media europea di 2,5 tonnellate per ettaro. La temperatura è il secondo punto dolente registrato dall’ Ispra.

“Dai dati del Rapporto Ispra emergono chiaramente due tra le priorità ambientali su cui il Paese e il prossimo Governo dovranno lavorare: la lotta ai cambiamenti climatici e lo stop consumo di suolo. I cambiamenti climatici in corso stanno già causando danni al territorio e alla salute dei cittadini, e a soffrirne di più sono soprattutto le grandi città, indietro nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici; senza contare che nella Penisola resta un problema irrisolto, il consumo di suolo. Per questo è fondamentale definire norme e regole efficaci, azioni e strategie concrete non più rimandabili che mettano al centro le politiche climatiche, la lotta all’inquinamento, ma anche la rigenerazione urbana, la riqualificazione edilizia e la tutela del suolo. Nella scorsa legislatura non si è riusciti ad approvare il ddl sul consumo di suolo, mentre ancora aspettiamo il piano nazionale di adattamento e non si vedono politiche coerenti, anche sotto il punto di vista economico, rispetto alle soluzioni prospettate dalla Strategia energetica nazionale da poco approvata. Ci auguriamo che il prossimo Parlamento e Governo portino a compimento questo risultato mettendo le politiche ambientali al centro della loro agenda. Siamo convinti che l’ambiente rappresenti una grande opportunità per scommettere sul futuro, per rendere più competitiva l’economia, creare nuovi posto di lavoro ma anche per spingere l’innovazione e la ricerca e abbattere le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali cresciute nella Penisola”, così Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente commenta i dati ambientali Ispra diffusi oggi.

La media annuale globale, nel 2016, ha segnato un anomalo aumento di 1,31 °C. L’ Italia lo ha superato, più 1,35 raggiungendo il record per il terzo anno consecutivo. Nel 2015 le emissioni di gas serra sono aumentate del 2,3 %, come probabile effetto della ripresa economica. Pure il 2017 è stato climaticamente anomalo: una forte siccità scandita da precipitazioni intense fa presagire un futuro lontano dalle miti stagioni che caratterizzavano la Penisola. Il clima va a braccetto con l’ inquinamento atmosferico che lo stesso rapporto definisce “critico “. I livelli più elevati sono quelli del biossido di azoto e dell’ ozono. Troppo spesso superano gli standard normativi in aree molto vaste. Tanto che in Europa, l’ Italia con il bacino padano è una delle aree entrate nella top ten delle criticità.

Aggiornato il 20 marzo alle ore 17:13
Pubblicato il 20 marzo alle ore 14:34