Isole minori indietro sulle rinnovabilil

Legambiente denuncia un ritardo che è tutto a vantaggio del vecchio sistema di produzione energetica, e a danno di uno scenario di investimenti virtuosi

rinnovabili

Altro che Accordo di Parigi sul Clima, sulle isole minori le rinnovabili sono ferme e con questi ritmi non si recupererà mai il ritardo dal resto d’Italia in territori che avrebbero tutto da guadagnare dalla prospettiva di diventare 100% rinnovabili. Questo il senso dell’iniziativa di Goletta verde alle isole del Giglio. La storica imbarcazione di Legambiente è salpata simbolicamente verso i luoghi dove affondò la nave della Costa Concordia, per una foto collettiva con lo striscione “Isole 100% rinnovabili”, a voler significare l’importanza per una vita e un’economia sostenibile nelle isole minori. “Chiediamo al governo di sbloccare subito il decreto fermo all’Autorità per l’energia e di promuovere in ogni isola un piano per arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili, attraverso interventi di efficienza energetica e riduzione dei consumi e di sviluppo degli impianti puliti”, ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, a bordo della Goletta Verde.

I numeri parlano chiaro, le isole minori soffrono fortemente la più bassa diffusione di impianti da fonti rinnovabili in Italia. Legambiente ha ricostruito i dati delle installazioni da fonti rinnovabili sulle isole, nell’ambito dell’annuale rapporto Comuni Rinnovabili, per evidenziare con i numeri i ritardi non solo rispetto alle potenzialità – a Lampedusa e Pantelleria, alle Eolie come alle Egadi i valori di soleggiamento sono tra i più rilevanti d’Europa – ma anche rispetto al resto dei Comuni italiani. Per quanto riguarda le energie pulite sulle isole minori in nessuna si arriva al 4% dei consumi elettrici, mentre nel resto d’Italia siamo al 32,3%. I numeri sono davvero bassi un po’ ovunque, da Capri – con 11,9 kW di solare fotovoltaico e 32,3 kWt di biomasse – a Ustica, con 29,33 kW di solare fotovoltaico distribuiti su 5 impianti privati, con addirittura nessun impianto nelle Isole di Filicudi, Alicudi, Panarea e Salina, alle Eolie. “Sulle isole minori è in vigore un regime speciale a tutto vantaggio di chi gestisce in regime di monopolio gli impianti e la rete elettrica – ha evidenziato Zanchini – il problema è che rimane ancora bloccato un decreto del ministero dello Sviluppo Economico che voleva cambiare questa situazione con l’obiettivo di avviare una progressiva copertura del fabbisogno delle isole minori non interconnesse attraverso energia da fonti rinnovabili”. Era il 14 febbraio 2017, infatti, quando veniva adottato il decreto del MiSE. Tre mesi dopo, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. A quel punto l’Autorità per l’Energia avrebbe dovuto approvare, entro sei mesi, una delibera che individuasse i criteri per la remunerazione della produzione pulita. Ad oggi, tuttavia, ha solamente avviato una consultazione. Le isole minori coinvolte dal provvedimento ministeriale sono Capraia, Giglio, Ponza, Ventotene, Tremiti, Favignana, Levanzo, Marettimo, Pantelleria, Ustica, Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli, Vulcano, Lampedusa, Linosa e Capri. L’aspetto importante del Decreto è che gli incentivi non pesano sulle bollette, perché sostituiscono quanto viene dato per la produzione da fonti fossili.

Legambiente denuncia dunque un ritardo che è tutto a vantaggio del vecchio sistema di produzione energetica che insiste sulle isole, e a danno di uno scenario di investimenti virtuosi in rinnovabili e efficienza da parte di cittadini e aziende locali: “É inaccettabile che si continui a sovvenzionare un sistema di produzione elettrica che pesa 80 milioni di euro ogni anno sulle bollette dei consumatori,e che vanno alle imprese che gestiscono vecchie, inquinanti e costose centrali a gasolio”, è la denuncia del vice presidente dell’associazione ambientalista.

Secondo i dati dell’Autorità per l’energia il costo medio rimborsato a queste imprese nelle isole minori non interconnesse è circa 6 volte quello nazionale. Sono dunque quanto mai sospetti i ritardi nella emanazione del Decreto e non è accettabile che a fronte di potenzialità così rilevanti di solare e eolico, continui una situazione di questo tipo.“Ai ministri Di Maio e Costa chiediamo di spingere questa prospettiva per puntare a un modello energetico 100% rinnovabile sulle Isole al posto di quello attuale inquinante e costosissimo”, afferma Zanchini. “In questa direzione – continua – è fondamentale un ruolo di supporto da parte del Ministero dell’Ambiente nei confronti degli Enti Locali, e un coordinamento con le Soprintendenze in modo da trovare soluzioni condivise per i progetti perché altrimenti realizzare impianti solari o eolici sarà praticamente impossibile visti i vincoli presenti”. Gli studi realizzati da Enea e RSE-Anie, dimostrano che in tutte le isole minori non connesse alla rete elettrica si può cambiare radicalmente scenario energetico realizzando impianti fotovoltaici, eolici, il biogas e biometano, sfruttando le maree, e integrando questi impianti con sistemi di accumulo e mobilità elettrica, sviluppando sistemi di riscaldamento e di raffrescamento a fonti rinnovabili nelle abitazioni e nelle attività produttive e commerciali.

È il momento di trasformare queste isole al 100% rinnovabili, come si sta facendo in tante isole del Mondo, come Legambiente racconta ogni anno con dossier dalle Isole Scilly nel Regno Unito alle Green Island nelle Filippine, per arrivare a Kodiak Island (USA), Hawaii (USA), King Island (Australia), Orkney Island (Scozia), Jamaica, Graciosa (Portogallo), Capo Verde, Sumba (Indonesia), Tilos (Grecia), El Hierro (Spagna), Samso (Danimarca), Eigg (Scozia), Bonaire (Paesi Bassi), Bornholm (Danimarca), Pellworm (Germania), Tokelau (Nuova Zelanda), Aruba (Paesi Bassi), Muck (Scozia), Wight (Inghilterra), Gigha (Scozia).