Isolare gli alieni

L’impatto delle specie aliene invasive negli ambienti insulari può essere devastante. Ecco perché il Parco dell’Arcipelago Toscano è in prima linea nella tutela della biodiversità

Una foto del fico degli ottentotti nell'Arcipelago Toscano

di Milena Dominici

Ci sono il fico degli ottentotti, pianta grassa tipica dell’Africa del sud dai fiori colorati che si diffonde a tappeto, soffocando le specie vegetali tipiche delle dune, e il fico d’India proveniente dall’America centromeridionale, piantato inizialmente a scopo ornamentale e per i suoi frutti ma ora così diffuso da sostituire le piante locali. Ci sono l’agave proveniente dall’America centrale, introdotta nel passato a scopo ornamentale, che oggi minaccia di colonizzare scogliere e rupi a scapito delle specie vegetali autoctone, e l’acetosella gialla, anche questa originaria dell’Africa meridionale, che oltre ad aver invaso ampie superfici può pure essere tossica per il bestiame. Ma non solo. Oltre alle piante aliene invasive, a minacciare il prezioso habitat naturale delle isole dell’Arcipelago Toscano ci sono alcune specie animali: dal temibile ratto nero ai cinghiali, assenti dall’Arcipelago e immessi dall’uomo negli anni ‘50 e ‘60 a scopo venatorio, che ora rappresentano un problema non solo per la fauna e la flora naturale locale ma anche per le coltivazioni e le strutture residenziali, ai mufloni, anch’essi introdotti dall’uomo, erbivori voraci che impediscono la crescita della vegetazione e danneggiano le colture.

Le specie aliene invasive rappresentano un grave problema per il Parco dell’Arcipelago Toscano, che nel tempo ha però portato avanti progetti specifici per la difesa degli habitat, ottenendo notevoli successi. Così i mufloni sono costantemente sotto controllo, mentre l’eradicazione del ratto nero ha portato effetti straordinariamente positivi sul ripopolamento delle berte e di altri animali nativi come i gechi e i pipistrelli, in particolare sull’isola di Montecristo, la più grande isola italiana dichiarata rat free. “Quello della gestione delle specie aliene invasive è un problema molto delicato – ha dichiarato il presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi Europarc Italia, Giampiero Sammuri – ma nonostante le difficoltà non possiamo non occuparcene in modo concreto e puntuale. Basti dire che, secondo Birdlife International, le specie aliene hanno concorso all’estinzione del 50% delle specie di uccelli negli ultimi 500 anni (68 su 135) e che le isole sono gli habitat maggiormente a rischio, dove le specie invasive fanno i danni più grandi alla fauna e flora autoctone, costituite in gran parte da endemismi, in tempi brevissimi”.

Per frenare la diffusione delle specie aliene invasive, il Parco ha messo in campo numerose attività e progetti europei, l’ultimo dei quali mirato al controllo e alla prevenzione attraverso l’informazione e l’aumento della consapevolezza dei cittadini, spesso responsabili dell’arrivo delle specie aliene sul nostro territorio. Il Life Asap – finanziato da Commissione europea, ministero dell’Ambiente e Parchi nazionali e coordinato da Ispra, che coinvolge Nemo srl di Firenze, Regione Lazio, Federparchi, Legambiente, Tic media art e università di Cagliari – mira a informare cittadini, turisti e stakeholder sui comportamenti da adottare per proteggere la biodiversità territoriale. Molte specie animali e vegetali, infatti, si sono diffuse perché introdotte accidentalmente o volontariamente per varie finalità dall’uomo in un ambiente diverso da quello di origine.

Il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, la più grande area protetta a mare d’Europa, custodisce un enorme patrimonio di biodiversità che deve essere difeso e valorizzato. Un impegno senza sosta a tutela delle specie locali più a rischio come il limonio, fiore tipico delle scogliere che qui si esprime con specie tipiche e uniche; il satirione, orchidea dal profumo di vaniglia; il leccio, ormai ridotto in molte isole a pochi esemplari secolari da tutelare, e il giglio marino che fiorisce in ambienti sabbiosi in riva al mare, molto prezioso per gli insetti che animano le dune costiere. Tra gli animali più a rischio, invece, la magnanina, uccello tipico della macchia mediterranea che per nidificare predilige le fitte boscaglie di erica, rosmarino e cisto; il gabbiano corso, poco diffuso su queste isole dove è necessario proteggerne i nidi; la berta minore e la berta maggiore, che nidificano a terra nelle cavità naturali delle scogliere di alcune isole dell’Arcipelago e per questo vulnerabili agli attacchi dei predatori alieni come gatti e ratti, che minacciano costantemente anche il tarantolino, piccolo geco notturno tipico delle isole dell’Arcipelago.

Specie che sarà possibile conoscere e contribuire a tutelare anche attraverso i corsi dedicati alle scuole che verranno attivati nel Parco dell’Arcipelago Toscano, con l’obiettivo di illustrare e informare le nuove generazioni sulle specie rare da proteggere e i rischi legati alla diffusione delle specie aliene invasive.