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“Io, una persona normale, per il mondo più giusto che tutti sogniamo”

primo piano di Mimmo Lucano

«Ma che cosa rappresento? Non sono nelle associazioni, non sono nelle istituzioni, non sono in nessuna cosa. Siete stato in paese, avete parlato con altre persone? Penso che possa bastare così». Mimmo Lucano sembra portare il peso di una montagna sulle spalle. Non può accettare la vicenda giudiziaria che sta subendo, prima con gli arresti domiciliari poi con il divieto di dimora nella sua Riace. È il sindaco di un piccolo comune, abituato negli ultimi anni a parlare con la stampa ma non pronto all’assalto di cui è preda dallo scorso ottobre. La Nuova Ecologia lo raggiunge al telefono mentre sta tornando da Torino, dove lo scorso 17 novembre insieme a Ilaria Cucchi e Ugo Naspolo ha ricevuto la tessera onoraria dell’Associazione nazionale partigiani (Anpi). Uno dei tantissimi riconoscimenti ottenuti in queste ultime tumultuose settimane. Non sembra aver voglia di parlare, proviamo a insistere. A dirgli che sì, abbiamo parlato con tante persone a Riace, ma che la sua voce resta fondamentale. «Ho capito, se devo fare questa parte mi posso sacrificare, ma alla fine serve solo a fare servizi giornalistici. Non sono innamorato di queste cose».

La voce sembra arrabbiata, non aspetta nessuna domanda e mette subito le cose in chiaro. «Non cerco candidature politiche, voglio semplicemente essere normale. Se c’era un altro al mio posto, chissà che cosa avrebbe fatto – dice – Tutto questo mi è capitato per caso nella vita, non pensavo che mi sarebbero dovute succedere queste cose. Mi trovo involontariamente al centro». Non facciamo in tempo a chiedergli di cosa che dopo una breve pausa riparte «Chi per invidia, chi per gelosia, chi per poteri forti, chi per poteri deboli. Una volta Minniti dice che è dalla mia parte, un’altra mi rovina. Non lo so che cosa posso aver detto… mia moglie fa le pulizie a casa della gente e guardate come sono ridotto». Però allo stesso tempo… «Però l’opinione pubblica vuole così, ma io sono una persona che soffre». Quello che tentavamo di dire a Lucano è che allo stesso tempo è stato ricoperto di solidarietà, di attestati di stima. «Sì, ho capito, ma stringi stringi ho tantissima solitudine, tantissimi problemi. I miei figli non stanno tanto bene. Per un gesto di solidarietà abbiamo dato l’anima, la vita si può dire, e stiamo pagando conseguenze drammatiche. Mi hanno arrestato, mi hanno umiliato come uomo. Anche ora, il fatto che non mi fanno andare a casa: sono pericoloso per la gente di Riace?». No, non lo è affatto, e ci diciamo certi che la situazione si chiarirà, che ne saprà uscire a testa alta, che tutto andrà bene. «A questa parola non credo più. È tanto tempo che mi dicono tutti così, andrà andrà andrà, ma su di me non hanno trovato nulla, non ho toccato niente. Sono una persona povera e mi vergogno pure di dirlo. Sui conti non esiste nulla, non esistono proprietà, non esiste niente».

Riuscirete a ripartire anche senza fondi pubblici?

Se ho voglia sì, dipende dalla mia testa, ma non so se ce la faccio. E poi sono lontano da Riace. Non lo so, in questo modo mi viene difficile. Si sono create tante cose nel rapporto quotidiano con i rifugiati, persone con cui avevamo costruito un ambiente familiare. Adesso li hanno cacciati, solo qualcuno è rimasto. Erano relazioni create nel corso del tempo, arrivavano persone che già si erano conosciute in Libia, in giro per il mondo. Condividevano le speranze di una nuova vita in Europa. Alcune volte i drammi della prostituzione… Guardate che non c’è la bacchetta magica, non basta dire “venite a Riace e facciamo questo e quest’altro”. Ci eravamo conosciuti, condividendo ogni cosa, ogni attimo: simpatie, antipatie, sfumature. Le relazioni umane non si ricreano in un attimo. Ricominciare non è così semplice, soprattutto perché vedo che ci sono tante attese su Riace. Si cerca lo scoop, e questo non è d’aiuto.

Che cosa può essere di aiuto oggi?

Certamente non un atteggiamento di pietà ma di giustizia. Bastava che la prefettura avesse pagato, com’è giusto. Invece hanno orchestrato una macchinazione, perché è così, lo so, perché l’ho vissuta questa storia. Sarebbe bastato pagare il 2017 (si riferisce ai fondi destinati ai Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, ndr), e lo Sprar anche, e sarebbe stato tutto normale, tutto rientrava, avremmo potuto continuare per un altro anno, ma bisognava pagare i debiti già esistenti. E poi, sentite, in realtà l’accoglienza nel servizio ordinario – mangiare, dormire – costa pochissimo. A costare sono le attività di integrazione reale, le strutture che devi fare. E poi non è che lo Sprar nelle sue linee guida sia impeccabile. Adesso da 35 sono scesi a 20 euro, hanno fatto una valutazione e indicato questa cifra. Sa che le dico? In effetti è vero, perché ho vissuto ogni giorno con queste attività, conosco i servizi da erogare, e se parliamo dell’ordinario 20 euro possono bastare. Con i 35 euro, invece, hanno fatto in modo che tutti diventassero esperti in materia, c’era questo abbondare di consulenze: stupidaggini per la maggior parte, che servivono per giustificare spese, ma bisogna chiarire che i rifugiati di quei soldi non ne hanno affatto usufruito.

C’è stata un’involuzione nelle politiche del Viminale?

Non è cambiato granchè. Certo, gli ultimi due titolari degli Interni sono stati decisamente aggressivi. Per contigenze politiche, per propaganda. Hanno pensato che fosse opportuno un atteggiamento molto duro a favore degli italiani. Perché gli italiani hanno problemi di lavoro, perché gli italiani vogliono essere lasciati in pace, perché gli italiani devono venire prima, perché non abbiamo per noi… È con questo teorema che gli ultimi due ministri hanno cercato di costruire consenso elettorale. L’ultimo (Matteo Salvini, ndr) c’è riuscito, quello prima (Marco Minniti, ndr) non era così credibile, proveniva da altre stanze, non lo so, forse non ne ha avuto il tempo. Comunque per anni è stata costruita una propaganda che sta pagando, il consenso per il governo in carica è addirittura galoppante. La Lega non solo ha vinto il ballottaggio con Forza Italia per vedere quale fosse il partito di destra più forte, ma ora supera anche i Cinque stelle, perché è la voce più autorevole. Ogni volta cerca di mettere i bastoni fra le ruote a qualsiasi obiettivo del M5S, che all’inizio non era così aggressivo su questi temi. Anni fa i loro leader si schieravano apertamente con chi chiedeva più rispetto per i diritti umani.

Perché Riace fa così paura?

Per due motivi, se vuole sapere la mia opinione. Perché credo che sull’immigrazione e sull’accoglienza il mondo è chiamato a dare risposte, a cominciare dagli Stati Uniti, dall’atteggiamento che hanno i presidenti. Si tratta di accettare o meno gli esseri umani. Non parliamo di opere pubbliche ma di esseri umani. E non esiste nessuna opera pubblica che può uguagliare il valore di una sola persona. Ci sono atteggiamenti che hanno una loro fisionomia politica, da cui dipendono i livelli di integrazione, accetazione, cooperazione. La politica è centrale. Questi argomenti dovrebbero essere di competenza delle Politiche sociali, invece vengono affrontati da ministero degli Interni e prefetture, con misure di sicurezza, cani poliziotto, lager. Chiudendo, rimpatriando, confinando. Un lessico che non dovrebbe esistere. Ci vuole fiducia nelle persone, io mi sono comportato sempre così, dando fiducia a tutti. Riace, nella sua dimensione plastica, quel teorema lo dissolve. Ovviamente con le dovute proporzioni, perché parliamo di una micro realtà. Non va dimenticato che Riace fa parte di una realtà, la Locride della Calabria jonica, fra le più difficili d’Italia, se non d’Europa. È l’estrema periferia meridionale del continente, con le sue problematiche di condizionamento della criminalità organizzata, di mancanza di lavoro, di forte rassegnazione sociale, di emigrazione.

Qual è il secondo motivo?

L’assenza di neutralità politica. Riace dimostra che questo lavoro non è stato fatto per buonismo, per pietà. Nel momento in cui uno va a sbattere, anche casualmente, con i drammi dell’umanità non può restare insensibile, capisce che c’è bisogno di giustizia. Riace fa paura perché pone la questione dell’immigrazione in un ambito politico, che riguarda il rispetto dei diritti umani, degli zero del mondo. È una questione di uguaglianza sociale, non ci può essere giustizia senza uguaglianza. Il mondo più giusto che tutti sogniamo non può prescindere dal rispetto dei diritti umani, dagli ultimi. Quando Salvini ha segregato sulla nave “Diciotti” tutte quelle persone, bambini inclusi, mi sono chiesto “come fa, può dormire tranquillo, può prendere sonno?”.

DAL MENSILE DI DICEMBRE 2018 “Ritorno a Riace”

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