sabato 28 Novembre 2020

Invasione di cavallette, emergenza in Sardegna e India

Locuste Africa Orientale

Il 2020 non è certo iniziato nel migliore dei modi, e l’attenzione generale è stata rivolta soprattutto al dramma della pandemia da Coronavirus. Come si può facilmente immaginare, gli effetti indiretti saranno durevoli in ogni ambito e, a ben guardare, le stime sono poco incoraggianti.

A causa del blocco delle attività, molti terreni sono rimasti incolti nelle zone agricole italiane. Un aggravante che, insieme alle condizioni di forte siccità e caldo estremo degli ultimi mesi, ha reso possibile l’invasione di milioni di cavallette che stanno devastando ettari ed ettari di terreno nella provincia di Nuoro, in Sardegna. Gli insetti fanno strage di pascoli e raccolti divorando foraggio, grano, erba medica e tanto altro. “È una situazione che – ha denunciato la Coldiretti – sta mettendo in ginocchio un centinaio di aziende con molti agricoltori costretti ad anticipare il raccolto o addirittura a destinarlo ad alimentazione degli animali”. Una vera e propria “catastrofe biologica” che sta colpendo in particolare la Valle del Tirso nei comuni di Ottana, Sarule, Orani, Escalaplano, Orotelli e Bolotana. Da alcuni giorni gli insetti si sono spostati più a nord, occupando le campagne del Goceano in particolare a Bultei, ma anche ad Anela, Bono e Bottida. “Fra qualche giorno – allerta Matteo Orritos, presidente della sezione Coldiretti di Bultei – saremo costretti ad acquistare mangime e foraggio perché quello che rimane del nostro è insufficiente e dobbiamo utilizzarlo anche come surrogato dei pascoli”.

Come abbiamo già raccontato, l’arrivo di questi insetti nel 2020 è stato (e continua a essere) un problema da non sottovalutare. L’invasione più massiccia degli ultimi 70 anni secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), che ha un programma dedicato al monitoraggio delle invasioni di Celiferi, cioè la famiglia che comprende sia le cavallette propriamente dette sia quelle gregarie migratorie, note come locuste (Schistocerca gregaria).

Nel Corno d’Africa, infatti, l’infestazione di locuste è iniziata nei primi mesi dell’anno, e ha messo in ginocchio 23 paesi, colpendo più duramente l’Etiopia, il Kenya e la Somalia, aggravando situazioni già precarie di sicurezza alimentare, acuite dall’emergenza Covid-19. La situazione attuale rimane estremamente allarmante negli stessi paesi, che continuano ad affrontare una minaccia senza precedenti per i mezzi di sussistenza. A partire da metà giugno, in coincidenza con l’inizio del raccolto, gli esperti stimano che si formeranno nuovi sciami, che potrebbero migrare verso le aree di riproduzione estiva lungo entrambi i lati del confine indo-pakistano, così come verso il Sudan e forse l’Africa occidentale.

Intanto, però, gli sciami sono arrivati in India. Le aree del Rajastan, Punjab, Gujarat, Maharashtra e Madhya Pradesh sono già in situazione critica. La Fao ha spiegato che molti degli spostamenti di insetti sono stati associati ai forti venti occidentali provenienti dal ciclone Amphan nel Golfo del Bengala, e che cesseranno quando gli sciami cominceranno a diventare meno mobili. Le autorità, per quanto possibile, stanno tentando una grande opera di sensibilizzazione: abitanti delle città e delle campagne sanno di doversi riunire e produrre rumori forti e insistenti (con tamburi o strumenti simili) per allontanare gli animali da alberi e campi di raccolta.  A questo si aggiungono i tanti veicoli dei Vigili del fuoco carichi di insetticidi che hanno già compiuto diverse azioni nei distretti rurali.

Preoccupa la situazione anche in Yemen, Oman e Arabia Saudita, dove diversi sciami si stanno spostando lentamente verso le zone interne della penisola arabica.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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